lunedì 27 luglio 2015

Meritate vacanze... ci vediamo a settembre!

È giunto anche quest'anno un periodo di meritate vacanze per Aikime...

In realtà solo gli aggiornamenti pubblici al Blog saranno sospesi, perché stiamo già preparando un mare di news per la prossima stagione, inclusi documenti inediti sull'Aikido, che non mancheranno di certo di incuriosire ed appassionare...

Le novità - come al solito - saranno molte e tenteremo di dare al massimo come al solito; nel frattempo, nel ringraziarvi del vostro prezioso supporto e costante seguito, nonché dei tantissimi interventi (sia pubblici che privati), auguriamo a ciascuno di voi un periodo di serenità, relax e divertimento.


Ci rivedremo on-line il 1 settembre!

良いバカンスを

yoi bakansu o!

buone vacanze!



lunedì 20 luglio 2015

False promesse Aikidoistiche: "un giorno sarai libero dalla forma"!

"In Aikido, prima è necessario studiare la forma, impratichirsi, farla vostra... poi un giorno potrete liberarvene e gioire della creatività che si potrà avere": questa è appunto la falsa promessa più in voga fra tutte le Scuole e stili tecnici che abbiamo avuto modo di frequentare fino ad ora!

Quando una persona inizia il suo percorso in Aikido è ovvio come non abbia alcuna dimestichezza con le forme tecniche che la nostra disciplina utilizza, indipendentemente dal suo stile.

Attraverso questa "forma" il principiante dovrebbe impratichirsi di alcuni principi, ma ancora prima dovrebbe fare "amicizia" con il suo stesso corpo... che è spesso uno strumento molto poco conosciuto ed utilizzato...

Di libertà mentale il principiante è fin troppo pieno, solo che non sa che farsene, giacché - non avendo ancora appreso un "alfabeto" con il quale esprimersi - per lui fino vale tutto ed il contrario di tutto... compreso anche ciò che un senso vero non ce l'ha!

Proprio per questa ragione, praticamente ogni Scuola e stile di Aikido iniziano a fornirgli STRUTTURA tecnica, ossia movimenti stereotipati con i quali egli possa formare le sue sensazioni cinestetiche, così come gli elementi che incominceranno ad arricchire la sua esperienza sul tatami.

Ecco che, seguendo inizialmente la possibilità di fare "giusto" o "sbagliato" secondo quanto rimandato dall'Insegnante, egli adotta un modello di riferimento con il quale potersi confrontare: nulla di male fino a qui, anzi!


Qual è allora il problema!?

Il problema è che il processo appena descritto NON ha una fine, e la forma può sempre essere ulteriormente affinata e migliorata: può divenire sempre più fine, percettiva, completa, armoniosa, efficace... pur rimanendo sempre FORMA.

Quindi, di fatto, non c'è poi nessuno che ti bussa alla porta dicendoti che hai raggiunto il livello in cui puoi iniziarti a liberartene... e, solitamente, ciò che accade è che il praticante medio, così come l'Insegnante più comune tendano a confondere la libertà vera e propria con l'ulteriore affinamento dello schema didattico che ha sin ora utilizzato per crescere.

L'Iwama Ryu, ad esempio, che è la Scuola tecnica dalla quale proveniamo e che utilizziamo nei Dojo, rimanda che seguendo un certo iter, fatto di attenzione e precisione formale, si segue esattamente il percorso che fece O' Sensei e che lo portò dall'esperienza più fisica a quella più libera, integrata e spirituale.

Non neghiamo che ciò possa essere autentico o veritiero, ma constatiamo come dopo circa 40 anni di pratica di questa particolare didattica che mira alla libertà ed alla consapevolezza, siano ben pochi i praticanti che mostrano di aver raggiunto questo scopo attraverso di essa, ottavi dan compresi...

Allora, cos'è che è andato storto?

La tradizione è autentica, la tecnica è buona e precisa... perché ad un certo punto non scatta il salto di qualità che fece il Fondatore?

(da notare che altrettanto si potrebbe dire di qualsiasi sistema tecnico e didattico)

È qualcosa di molto puerile pensare che a forza di studiare i grandi classici della poesia, un giorno - MAGICAMENTE - si diventerà a nostra volta POETI!

I "grandi classici", le forme marziali, nel nostro caso, sono molto importanti... solo che sono una condizione necessaria ma NON sufficiente fare il "click"di cui sopra...

Ad un certo punto, non solo diventa molto difficile scrollarsi di dosso la gabbia didattica in cui siamo vissuti, ma iniziamo a pensare che essa sia l'unico habitat che possa ospitare vita Aikidoistica intelligente, quindi iniziamo a sparare a zero su tutti coloro che hanno scelto di rinchiudersi in un'incubatrice tecnica differente!

Così cornuti e pure mazziati: la nostra didattica non ci ha solo impedito di diventare liberi ed indipendenti, ma ci ha ottenebrati a tal punto da renderci talebani di un metodo nei confronti di tutti gli altri (ovviamente quello giusto sarà sempre il NOSTRO... la didattica di solito ci rende pure modesti!!!).

Qualsiasi persona di media intelligenza, che vedesse questo fenomeno da fuori, crediamo che lo giudicherebbe una sorta di allucinazione metodologica di gruppo...

Ma soprattutto, non dimentichiamoci che nella nostra esposizione, avevamo invece incontrato un momento nel quale questa libertà era effettivamente presente, per quanto inutilizzata o inutilizzabile: questo punto era proprio l'esordio da principianti nella disciplina.

Perché allora i nostri metodi tecnici, oltre a conferirci struttura, non si occupano anche di non farci perdere quella proprietà preziosa ed apertura spontanea che tutti possediamo agli inizi?

Semplice: perché si parla PRIMA di tecnica e POI di libertà, incuranti del fatto che in un eventuale momento nel quale dedicarci finalmente alla "fase 2" del piano Aikidoistico, saremo del tutto prigionieri della "fase 1", tanto da non sentire più l'esigenza di procedere oltre.

Provate a fare caso a quanti Maestri ed Insegnanti di alto rango sono disposti mettersi in gioco ed esibirsi con uke che non conoscono, che li attaccano in un modo altrettanto ignoto!

Praticamente NESSUNO di coloro che per anni hanno insegnato ogni minimo dettaglio sull'angolo e la curvatura delle falangi di ciascun dito della mano e del piede, è poi di fatto in grado di "gestire l'imprevisto" e la novità, così come invece sarebbe auspicabile che facesse QUALSIASI praticante di arti marziali.

Mica un aggressore ti dice: "Ti attacco dopodomani alle 17:00 con uno yokomen di sinistro!".

E allora perché l'Aiki-collettività precipita in questo ossessione tecnica, capace di non far più scorgere i motivi per la quale essa stessa è nata?

Abbiamo una ipotesi in merito...

La tecnica crea consapevolezza corporea, ma anche comfort, perché più la si pratica, più al suo interno si acquisiscono competenze, si consolidano abilità: l'ignoto invece sta fuori dalla zona di comfort di ciascuno... per tutti rappresenta possibilità di fallimento (così come di successo) imprevedibili e sempre dietro l'angolo.

Perché quindi, ad un certo punto, lasciar andare tutte le sicurezze acquisite, per provare a sperimentarsi al di fuori di esse e quindi rischiare pure qualche frustrazione... quando al loro interno ci siamo ritagliati una posizione (un grado, il rispetto dei compagni di pratica...), anche se essa dovesse costituire per altri versi la più inespugnabile delle prigioni?

Chi se ne frega, stiamo in gabbia (tecnica, metodologica, etc) e diciamo a quelli nuovi che devono ancora passare per dove siamo già passati noi: avremo così un indubbio vantaggio su di loro, anche se questo non ci dovesse naturalmente traghettare in quel mondo Aikidoistico libero che tutti forse avremmo voluto.

La sicurezza e la comodità non sono qualità alle quali è facile rinunciare, benché mettano a rischio la libertà con la quale compiamo le nostre scelte...

Questo fra l'altro non vale solo in Aikido, ma in tutti i campi nei quali si compiono delle scelte che dovrebbero servirci a crescere: economia, politica, religione... tutti dietro a dei "cartelli", delle "etichette" che hanno il compito di farci sentire protetti e supportati, fino a quando non abbiamo le gambe per camminare da soli... salvo poi rimanerci legati a vita per disabitudine ad accorgerci quando non ne abbiamo più bisogno!

E allora come fare?

La ricetta - la nostra, che non è detto sia l'unica o la migliore - è quella di fornire FIN DA SUBITO ai nostri praticanti un certo numero di occasioni per conoscere e stare nella forma e - CONTEMPORANEAMENTE - altrettanti momenti nei quali starne fuori e muoversi per il gusto di farlo... senza cioè pretendere che un movimento venga fatto "giusto", risulti "efficace" o altro...

... semplicemente perché "viene così" e basta.

Il tentativo è quello di non far perdere al neofita quella preziosissima apertura e libertà innata che lo ha spinto fino all'ingresso del Dojo, mentre ovviamente gli forniamo anche un buon alfabeto tecnico con il quale potersi confrontare con i propri avanzamenti, così come dialogare con il resto del mondo dell'Aikido.

L'una cosa non solo NON esclude l'altra, ma la supporta e l'avvalora!

Certo, c'è più "roba" da fare, quando il tempo a disposizione è sempre il medesimo... forse la crescita tecnica quindi è destinata a rallentare le tempistiche, ma è altrettanto vero che procederà con più equilibrio ed accompagnata da uno spirito critico individuale, del quale si sente tanto la mancanza nelle strutture gerarchicamente più piramidali.

L'una cosa è polare rispetto all'altra, ma i due fenomeni possono coesistere ed alternarsi in un breve lasso di tempo, così come nella vita si alternano giorno e notte... e così come nessuno di noi si sognerebbe di mangiare per i primi 40 anni della vita (di certo un processo utile ad acquisire "struttura") per poi LIBERARSI delle relative scorie nei successivi 40! (perdonateci l'immagine "cacofonica"!)

Le due cose si possono fare parallelamente... non dimentichiamolo: la natura è Sensei, in molto... per non dire in tutto!

La libertà non è qualcosa che si raggiunge, ma piuttosto una condizione naturale dell'essere, dalla quale tutti proveniamo...

A volte si può essere poeti anche conoscendo solo 4 tecniche: "M'illumino di Aiki" [Morihei Ungaretti]




lunedì 13 luglio 2015

Forse è meglio che ti alleni...

Maestro, questa tecnica non mi viene proprio...!
Forse è meglio che ti alleni, così la comprenderai meglio.

Non riuscirò mai a cadere come quello la...
Lui c'è riuscito dopo essersi allenato per anni, vuoi vedere se per te vale la stessa dinamica? Continua ad allenarti!

Questa sera non ho proprio voglia di andare al Dojo...
Forse sarebbe il caso di allenarsi, per sapere cosa ti saresti perso nel rinunciare!

Non mi piace proprio praticare con quello/a là...
Se ti alleni con lui/lei imparerai quindi qualcosa che nessun altro potrebbe insegnarti: come stare in armonia in un conflitto.

Mi fa tropo male questa parte del corpo per praticare...
Conviene che ti alleni, cosi da capire come la stai usando male... e quindi risolvere il problema alla radice.

Avrei voglia di trovare una buona scusa per non allenarmi.
Trovane di migliori che ti spingano ad allenarti, il procedimento è lo stesso!

Domenica non posso venire allo stage perché il/la mio/a ragazzo/a vuole che usciamo...
Vieni invece: mentre tu ti allenerai sul tatami, lui/lei si allenerà a capire e ad amare sul serio la persona con la quale vuole uscire... farai quindi una cosa utile ad entrambi!

Se mi alleno, mi viene mal di schiena quando cado.
Se non ti alleni, ti verrà per il resto della vita... ma basterà stare seduti comodi in poltrona, scegli tu...

Io verrei anche ad allenarmi se solo avessi il tempo!
Non è il tempo che ti manca, ma il coraggio di ammettere che per te non è poi così fondamentale, o il coraggio di rimuovere gli ostacoli che te lo impediscono... così da riuscirci.

Non ho soldi, non posso venirmi ad allenare.
(a parte che qui non è mai stato rifiutato nessuno per questo motivo) Una ramazza per fare i suburi in giardino ed un po' di tai sabaki ed ukemi all'aria aperta sono GRATIS, bisogna solo trovare la voglia di allenarli... ed anche quella è GRATIS...

Sono solo un principiante...
E rimarrai tale a lungo se non ti alleni a sufficienza!

Ormai sono un esperto, non importa se non mi alleo proprio sempre.
Devi allenarti il doppio, altrimenti presto inizierai a credere sul serio alla scemenza che hai appena detto e non comprenderai che devi fare di tutto per conservare in te lo spirito di un principiante.

Fa troppo caldo per praticare!
Allenati, così muovendoti, sentirai un po' di brezza...

Fa troppo freddo per praticare!
Allenati: è il modo migliore di mandare il corpo in temperatura e smettere di patirlo.

Sono stanco, non riesco ad allenarmi o a dare il massimo mentre lo faccio...
No, la verità è che temi di comprendere che esiste una riserva sconosciuta di energia, oltre quello che tu credi essere la stanchezza che rimandi... solo che l'unico modo in cui lo comprenderai è appunto allenandoti ed accettando di andare oltre alla tua sensazione di non farcela.

Basta, questo Aikido mi manda proprio in crisi a volte!
Bene, smetti però di allenarti solo dopo che l'avrai superata, altrimenti rischi che la cosa ti si ripresenti in tutte le altre attività che farai, fino a quando non deciderai di andare a fondo e cogliere il messaggio che stai cercando di darti...

Ho proprio voglia di allenarmi!
Bene: questo è il miglior regalo che puoi fare a te stesso!

Allenarsi è come remare contro corrente: basta fermarsi un attimo per iniziare a retrocedere.


lunedì 6 luglio 2015

Aikido & igiene personale: no a lezione, se sei un puzzone

Esistono norme sociali che agevolano la pacifica convivenza degli individui...

... ne esistono di specifiche che riguardano l'igiene personale: figuriamoci in un contesto in cui la prossimità delle persone diventa stretta come nelle Arti Marziali!

A lezione ci tocchiamo l'un l'altro, sudiamo e il contatto è la condizione si-ne-qua-non poter praticare: vogliamo quindi prestare un attimo di attenzione ad alcune norme di base per renderlo più piacevole possibile?

La maggioranza di noi arriva a lezione al termine di una giornata di studio o lavoro, nella quale ha accumulato stanchezza e sporcizia sul corpo... non è proprio il massimo finire con un'ulteriore sudata, i cui effluvi condividere con i compagni di Dojo!

Il sudore ė formato da acqua, ioni (Na+, K+, Cl-), urea, immunoglobuline, acidi grassi volatili, colesterolo e, durante sforzi fisici rilevanti, di acido lattico: al suo interno non c'è nulla che puzzi.

Ciò che emana cattivo odore ė quello che sulla pelle si mischia al sudore: se facessimo la doccia PRIMA dell'allenamento e quindi "sudassimo sul pulito", non emaneremmo alcun sgradevole odore!

Questa - fare la doccia PRIMA di allenarci, anziché dopo - può diventare una buona abitudine, che sarà di certo apprezzata dai compagni ed Insegnanti.

Poi c'è il problema dei piedi mannari: se proprio non ė possibile darsi una lavata prima del keiko, non ci sembra perlomeno vitale salire sul tatami con i piedi PULITI?!

Si creano situazioni veramente imbarazzanti intorno a quei compagni che sono inavvicinabili per via delle fette di gorgonzola sudata che estraggono dalle scarpe (magari da ginnastica), dopo un'intera giornata di marcia e "stagionatura".

NO, ragazzi!

Bokken, jo e tanken: nessuna arma batteriologica ė prevista in Aikido!

Cerchiamo di essere responsabili di quel minimo di attenzione da fare nei confronti dei malcapitati che ci capiteranno a tiro sul tatami...

Parliamo adesso degli indumenti della pratica.

Il keikogi (il "kimono" non lo avete - per fortuna - mai indossato, leggete QUI!) non ė quello straccetto bianco che dimora 24/24 h all'interno della borsa pronta per il Dojo!

Ogni tanto vogliamo dargli un po' di libera uscita e magari regalargli una vacanza in una spa o in una lavatrice?

Anche si, va... almeno una volta alla settimana, per esempio...

Gli indumenti per la pratica sono appositamente stati creati per non necessitare di particolare cura nei lavaggi, proprio per massimizzare la loro praticità di utilizzo: non è nemmeno necessario stirarli, se impariamo o a piegarli nel modo migliore fra una lezione e l'altra.

L'hakama necessita di ancor minore manutenzione, la cintura praticamente si può non lavare MAI, ma gli altri vestiti e chi li indossa devono seguire decisamente altre dinamiche.

Essere puliti, presentabili (non eccessivamente profumati o imbrattati di deodoranti copri-odore, per esempio) e con un'uniforme in ordine ė veramente il minimo sindacale di quel rispetto che tanto ci teniamo a sottolineare nella nostra disciplina, quindi è veramente deplorevole che un Insegnante o un senpai arrivi a sottolinearci le nostre mancanze in tal senso...

... se siamo adulti, vediamo di pensarci da soli e se mandiamo i nostri figli a lezione, vediamo di assicurarci che siano portatori sani di profumo di borotalco!

Spesso accade che si soprassiede a situazioni spiacevoli legate alla cattiva igiene personale per non offendere la persona che incontriamo, che magari è interessata da questo problema: l'argomento è delicato, ed è piuttosto facile prenderla sul personale...

Questa però non dev'essere una scusa utile a deresponsabilizzarci su questo importante fatto legato al rispetto ed alla cura di noi stessi.

L'Aikido è quella disciplina nella quale sottintendiamo che "noi siamo OK, e gli altri sono OK", ma per sottintenderlo è necessario che vi siano le condizioni minime perché ciò si verifichi.

Cerchiamo di capire quindi che una saponetta può salvarci la carriera sul tatami!






lunedì 29 giugno 2015

Aikido & gravidanza: uno stato "interessante" della disciplina

Siamo quest'oggi orgogliosi di condividere con voi una testimonianza inedita nel panorama Aikidoistico nazionale e molto coraggiosa nel suo genere!

Vi parliamo quest'oggi di "Aikido & gravidanza", ovvero del possibile stupendo connubio fra la pratica e l'attesa di un bimbo...

È possibile praticare durante i 9 mesi di dolce attesa?

È utile? ... È raccomandabile?

Quante di voi si sono trovate a farsi queste domande? E quante hanno trovato risposte esaustive dai medici e dagli Insegnanti di Aikido?

Di sicuro, entriamo in un campo minato, nel quale le precauzioni per garantire la sicurezza del nascituro nella maggior parte dei casi richiede alla mamma di inibire movimenti corporei particolarmente bruschi o pericolosi per il neonato...

I medici - che spesso non sanno nemmeno cosa sia l'Aikido - nel dubbio richiedono alle loro pazienti di interrompere qualsiasi pratica fisica/sportiva reputata pericolosa... specie poi se si tratta di Arti Marziali!

Noi abbiamo quest'oggi una testimonianza esclusiva, di una coraggiosissima Aiki-mamma, che frequenta uno dei corsi connessi con la Redazione di questo Blog... che ha accettato di vivere l'intera sua gravidanza sul tatami, facendo un accurato reportage della sua importantissima esperienza, così che altre persone possano giovarne, qualora servisse loro.

Claudia ha affiancato l'Aikido alla sua gravidanza dal 1º giorno di attesa a pochi giorni prima del parto... ed ora la piccola Beatrice sembra averle più volte rimandato l'importanza che ha avuto anche per lei questa scelta coraggiosa.

Anche il papà è un Aikidoka, quindi il Maestro e la "famiglia al completo" si sono allenati insieme per 9 mesi, rendendo l'esperienza magica ed indimenticabile per tutto il gruppo!

Vai Claudia e grazie per il tuo prezioso rimando, vissuto interamente in prima persona!

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Se è vero che l'Aikido è un'Arte Marziale che si fonda sui principi della natura perché non può essere praticato in gravidanza?

In realtà io faccio un po’ di fatica a scrivere di me, ma ho scelto di provare e vedere cosa succede, lasciando la penna scorrere sul foglio senza pregiudizi…

Bella domanda...

Provo a rispondere attraverso la mia esperienza consapevole che, può essere proposta solo come testimonianza, e non come verità assoluta, conscia che ogni individuo percorre la sua strada e incontra le difficoltà in relazione a quello che deve imparare.

Ho iniziato a praticare Aikido due anni fa, in quanto - per indole - sono sempre alla ricerca di "Vie" in grado di farmi crescere.
Uno dei miei limiti più importanti è la consapevolezza corporea: ho visto nell'Aikido la chiave per acquisirla.

Inizialmente mi sentivo molto disorientata, in quanto non sapevo cosa potevo o non potevo fare sul tatami. Sinceramente per questo ho passato un periodo di crisi: sentivo una forte spinta a continuare a praticare ma, essendo convinta di non essere  in grado di "controllare" la situazione mi sentivo egoista nei confronti della scintilla di vita che portavo in grembo e del mio compagno di vita; stavamo vivendo un'esperienza unica e io potevo seguendo il mio istinto rovinare tutto!

[Claudia aveva deciso di continuare a praticare, anche dopo avere appreso di essere in cinta]

Inizialmente pensavo che avrei a un certo punto dovuto interrompere l’attività, ma con il passare del tempo questa convinzione è pian piano svanita insieme alla paura di poter causare dei problemi al feto.

Sono riuscita a praticare fino al nono mese vivendo realmente il presente sul tatami in quanto ogni lezione poteva essere l’ultima: questo secondo me dovrebbe essere l’atteggiamento con cui vivere nella vita, in questo modo si apprezzerebbero di più le esperienze.

La paura è un'emozione stupenda, sotto certi punti di vista, che ha permesso l'evoluzione umana… quando però diventa patologica perde la sua funzione di protezione e diventa un limite importante allo sviluppo delle potenzialità individuali.

Nei primi mesi di gravidanza avevo continuamente nausea: mi sono però accorta che spariva nel momento stesso in cui iniziavo a praticare Aikido.
Mi sentivo bene e sentivo una sensazione di benessere, non mi veniva quindi da pensare che il feto potesse in qualche modo soffrirne. Questa sensazione è stata una guida molto importante in tutti i 9 mesi di gravidanza.

Bellissimo e difficile da descrivere è il rapporto magico che viene a crearsi tra la mamma e il bambino: si crea una complicità, un'armonia che nulla può toccare.

La gravidanza mi ha portato a una maggior consapevolezza del corpo, in quanto avendo un dono da proteggere l'attenzione nelle azioni diviene doppia.

Grazie alla gravidanza, (affermazione del mio Maestro) sono migliorata molto nel radicamento: per questo lui - scherzando - consiglia a tutte le donne di rimanere incinte per migliorare il loro Aikido.

Esperienza unica e indimenticabile è stata quella di fare da uke nell'esame da 4º kyu a Sara, una mia amica e compagna di Dojo.

Inizialmente, quando me lo chiese, rimasi un po’ disorientata perché temevo - vista la mia condizione - di poterle, in qualche modo, rovinare un momento così importante… poi, ho accettato vedendo questa esperienza come un momento di crescita per entrambe, che penso, poche donne possano aver avuto la fortuna di provare.

È stato un momento veramente magico: eravamo in un'armonia perfetta, due donne con l'istinto materno che danzavano coccolando nei loro movimenti una scintilla di luce.
Le tecniche erano armoniose, dolci, istintuali e coordinate.

Eravamo in quel momento una cosa sola: non c'era fatica, le nostre energie stavano comunicando, il tempo si era fermato, eravamo come avvolte in una sfera in cui nulla e nessuno poteva entrare.

Il corpo in gravidanza si modifica, ma continua ad essere in grado di muoversi: se non c'è un desiderio di controllo da parte del cervello della situazione, il corpo si adatta perfettamente in ogni momento alle nuove posizioni.

Per mia esperienza, il problema che può essere anche molto dannoso è il desiderio o bisogno di controllo imposto dal sentimento di paura e responsabilità nei confronti del figlio.

Il rapporto che si instaura tra tori e uke - nel quale uke dovrebbe imparare a fidarsi di tori - è paragonabile al rapporto tra il corpo e l’anima… anche se non sempre risulta semplice, perché mette in funzione il cervello e in conseguenza si irrigidisce rischiando di farsi male.

Questo si vede molto bene nel periodo della gravidanza: la mamma vuole in tutti i modi proteggere la creatura che con amore sta custodendo nel suo grembo.

Praticando pone la sua attenzione al fine di non causare problemi al feto di conseguenza si irrigidisce per difendere questo dono… non rendendosi conto che, se realmente si fidasse del suo compagno-corpo, lui saprebbe benissimo gestire la situazione in modo migliore rispetto a quello che si può fare mediante una decisione più “mentale”.

Abbiamo deciso con il mio compagno di intraprendere il percorso del parto a domicilio con due ostetriche dell’Ospedale S. Anna di Torino, questo sicuramente ha semplificato le cose, in quanto, tutte le volte che andavo all’incontro mensile davano la stessa risposta alla mia domanda: "Secondo voi posso continuare a praticare?”.

La risposta era: "Se ti fa sentire bene non può che far del bene al feto, se senti un affaticamento o qualche problema fermati, diversamente pratica tranquilla”.

La difficoltà maggiore, sembra un assurdo, era nel lasciarmi andare nel permettere al corpo di muoversi liberamente… nel permettere al mio essere di manifestarsi.

Secondo me, per vivere il momento magico della gravidanza occorre una via, qualcosa che si pratica costantemente, e che ci trasforma, ci educa, ci prepara giorno per giorno a vivere, a crescere, a educare, ad affrontare momenti difficili e le domande che in essi si celano.

Ho avuto un parto completamente diverso rispetto alla mia aspettativa:  pensavo di poter partorire a casa invece sono andata in ospedale e ho dovuto partorire con l’ausilio della ventosa dopo ore e ore di travaglio.

Ne sono uscita con una gioia incredibile, perché avevo una Via che mi sosteneva: in quei “momenti difficili”, ero “centrata”.

Avevo continuato a praticare Aikido e questo mi ha aiutato nei momenti più bui del travaglio e del parto, sostenuta in tutto e per tutto dal mio compagno anche lui Aikidokaero pervasa da una calma profonda.

Mi sentivo costantemente presente e pronta a vivermi l’attimo, proprio come era stato giorno per giorno in gravidanza: praticando dovevo adattarmi ai cambiamenti nel mio corpo.

In gravidanza, con il passare del tempo, si adattano le tecniche alla trasformazione del corpo e alla nuova condizione psico-fisica.

La gravidanza ha creato nel Dojo un bellissimo sentimento di condivisione che ha sviluppato un’unione indescrivibile, che ci ha unito ancora di più, per la maggiore attenzione che tutti abbiamo sviluppato nei confronti della creatura in arrivo, rendendo la nostra pratica ancora più bella e coinvolgente.

Uno dei momenti più costruttivi del mio periodo di gravidanza sul tatami è stato quello del lavoro (1 ora di fila con il bokken e con il jo).

Ero al 1 mese di gravidanza, volevo fare questa esperienza però avevo paura di sforzarmi troppo e per questo mettere in sofferenza il feto.

Il nostro Maestro, prima di iniziare, ci aveva detto che questo esercizio era molto utile per imparare a armonizzare le tensioni corporee al fine di renderci conto della quantità di muscoli non-utili-allo-scopo che utilizziamo, sprecando così di fatto molte energie.

Inizialmente alcuni pensieri hanno fatto capolino nella mia testa: "Fai del male a tua figlia, sei egoista, vuoi per un tuo bisogno di riconoscimento fare questa esperienza a discapito del bene di tua figlia"... ero assillata anche da sensazioni fisiche inesistenti.

A un certo punto dell’esercizio, quando ho iniziato a accusare stanchezza, mi sono detta: “Lascio spazio al corpo, sa lui come gestire la situazione”; in un attimo tutti i pensieri dettati dalle mie paure hanno lasciato posto a un senso di benessere, le tensioni fisiche sono diminuite, le sensazioni fisiche sono scomparse: mi sentivo bene e in armonia con la vita che stavo portando in grembo.

Mi ricordo come fosse adesso il momento in cui ho comunicato al Maestro la favolosa notizia.

Sinceramente pensavo di potermi affidare a lui in questo cammino,… quando invece ho saputo che, anche per lui, era la prima volta che si trovava a vivere questa esperienza (avere un allieva che decideva di vivere la pratica in stato interessante)...

... ho detto a me stessa: “Provo a vivere questa esperienza lezione su lezione senza alcuna aspettativa, quando verrà il momento sospenderò l’attività e se è vero che l’Aikido è una palestra di vita… potrò incontrare delle difficoltà sul percorso, ma non mi “fascio la testa” già subito… e smetto in modo preventivo, dato che ora mi sento bene".

Fin dall’inizio ho sospeso tutte le tecniche di caduta più invasive, anche se con il passare delle settimane sul tatami, sono giunta alla conclusione che, se vissute senza tensione, anche queste possono essere fatte o ricevute in gravidanza.…

La mia idea a riguardo è che il limite non è dato dalla tecnica di caduta in sé, ma dalla capacità della mamma Aikidoka a viversi l’esperienza in modo rilassato e armonico.

Io, vista la mia poca esperienza, non ero in grado di fare questo.…
Dal 1 al 9 mese invece ho continuato a vivermi le ukemi, onestamente con sempre minor rigidità, in quanto aumentava - lezione dopo lezione - dentro di me la consapevolezza del corpo e della sua condizione.

Nella nostra pratica, prima dell’’inizio della lezione, il Maestro di solito utilizza alcuni rintocchi di una campana tibetana.
Una delle esperienze più belle del mondo è stata quella di sentire mia figlia che al suono della campana iniziava a muoversi, se in quel momento era ferma o si fermava, se fosse stata in movimento.

È una sensazione indescrivibile!

Un momento significativo è stato quello vissuto con una mia compagna di Dojo.

Stavamo facendo un esercizio, lei volontariamente ha cercato di attaccarmi a livello della pancia, per vedere la mia reazione.

Dopo aver concluso, mi ha detto: “Ho visto in te una fermezza e una presenza degna di un 4° dan!”.

Questa esperienza mi ha fatto molto riflettere e mi ha rimandato alle parole del nostro Maestro: “"l’Aikido ce l’’abbiamo dentro… dobbiamo solo tirarlo fuori!”". 

In quel momento in pericolo era la mia cucciola e io - come detta l’istinto materno di protezione - avrei fatto di tutto per proteggerlo! È uscito l’'istinto di mamma!!!

È stata un’'esperienza unica, sono felice di averla potuta vivere: mi sento fortunata per questo e non nascondo che ci sono stati alcuni momenti difficili… ma sono abbastanza convinta che con la volontà e la presenza si possano spostare le montagne!





lunedì 22 giugno 2015

Gli esami di Aikido e le bocciature

Che in Aikido ci siano gli esami non è certo una novità!

Che questi esami siano un momento importante, nel quale ogni candidato dimostra a se stesso, il proprio Maestro o ad una Commissione di Insegnanti quale sia il suo livello e quale lavoro abbia saputo interiorizzare dal test precedente...

... è altrettanto noto...

Ma, secondo voi, quale possibilità potrebbe o dovrebbe esserci che questo test possa FALLIRE?

Non è molto popolare che ciò accada, ed in generale infatti fortunatamente non va così: tuttavia ci chiediamo quest'oggi se questo è un bene o solo un trend buonista, che non sempre fa onore all'importanza che gli esami dovrebbero ricoprire nella carriera Aikidoistica di ogni candidato.

Un esame DEVE avere la possibilità sia di essere superato, che di respingere una preparazione inadeguata!

A volte l'Insegnante ha già prima tutti gli strumenti per comprendere la bontà della preparazione di un proprio allievo, poiché l'ha seguita passo dopo passo e quindi può immaginare anche se sia sufficiente o meno per passare in modo decoroso un esame.

Se un Maestro impedisse sempre ad un allievo impreparato di presentarsi agi esami, non sarebbe mai necessario bocciarlo, ma verrebbe anche impedito al soggetto la costruzione della consapevolezza di non essere ancora pronto.

Ci sono allievi ai quali fa molto bene sentirsi dire: "Così non è ancora sufficiente, torna più avanti, dopo esserti preparato meglio"!

Ma non è così comune che un Insegnate bocci all'esame, specie durante i primi test che un candidato si appresta a passare: come mai, secondo voi?

Abbiamo sentito addirittura dire che "una cintura nera non si nega a nessuno", che gli esami "seri" iniziano dopo...

Ha senso tutto questo?

Per noi NO!

Ogni test ha un'identica importanza, poiché è stato appositamente pensato per segnare un passaggio importante nel percorso Aikidoistico di un candidato, sia esso 3º kyu o 3º dan...

... quindi la possibilità che questo obbiettivo sia centrato oppure no non dovrebbe essere funzione del livello al quale si ambisce, ma alla serietà con la quale lo si vuole fare.

Ovvio che gli esami si fanno sempre più complessi, man mano che i gradi aumentano di importanza, ma quale miglio investimento di iniziare a far percepire la serietà di un esame kyu, se poi desideriamo che non venga sottovalutato un grado dan?

Ci sono 1000 motivi per essere promossi o respinti ad un test in Aikido, ma in questa sede ci interessa solo esaminare il senso che può avere una bocciatura.

Se essa fosse ben motivata al candidato, ecco che potrebbe costituire per esso un'importante momento di apprendimento dai propri errori e mancanze.

E se l'Aikido, cosi come le Arti Marziali in generale, fossero un'occasione di auto-perfezionamento, sarebbe interesse di ogni praticante ricevere informazioni su come continuare al meglio questo processo... poco importa se a seguito di una piacevole promozione (che in realtà indica solo che il percorso svolto era ok, quindi NON aggiunge nulla allo stesso) o a fronte di una bocciatura, ben MOTIVATA.

Se un candidato fosse così umile da utilizzare i rimandi ricevuti durante un test sbagliato, potrebbe essere grato ad una simile esperienza, se fosse in grado di farne un qualche valore aggiunto in futuro.

Forse è proprio questo il distinguo che separa un test utile, da uno che non lo è altrettanto: che un allievo possa farsene qualcosa di profondo e personale del suo esito!

Ma questo moto anche dipende dall'Insegnante...

Di certo sono molti fra essi quelli che non bocciano agli esami i propri allievi perché non sono in grado di argomentare un'eventuale scelta simile, o - più semplicemente - temono che gli allievi si offendano e lascino il Dojo!

Dal nostro punto di vista, questa possibilità non ci preoccupa... perché siamo sufficientemente attenti a che gli allievi abbiano il tempo e le occasioni per "digerire" quanto avviene sul tatami, sia in merito alle esperienza PIACEVOLI (le promozioni), che quelle UTILI (le bocciature)!

Se poi qualcuno fosse interessato a viversi con poca maturità un suo fallimento e decidesse di andarsene... farebbe almeno a noi il favore di non perdere altro tempo con lui!