lunedì 8 febbraio 2016

Arrivare in ritardo alle lezioni di Aikido: un'abitudine da non prendere

Chi pratica Aikido da qualche tempo sa che è molto comune che alcuni allievi arrivino in ritardo alle lezioni.

Ovviamente, più la scuola è tradizionale, meno questa possibilità viene benvista dagli Insegnanti... tant'è che un tempo, un  tale evento era del tutto intollerato.

Cosa si nasconde dietro all'etichetta di arrivare al Dojo con qualche minuto di anticipo rispetto all'inizio delle lezioni... ed alla tendenza personale di arrivare spesso in ritardo ai propri appuntamenti Aikidoistici?

Siamo in un'era nella quale l'allenamento di Aikido viene vissuto dai più come un hobby di fine giornata, spesso un lusso che pochi si possono permettere per via dei numerosi impegni lavorativi e famigliari: stiamo vivendo in una società nella quale il tempo non ci appartiene più del tutto...

... e - molto spesso - non ci appartiene più per nulla!

Le nostre giornate sono scandite da ciò che DOBBIAMO fare, nonostante ciò che ci PIACEREBBE fare: questa è una condizione alla quale abbiamo saputo - fin troppo facilmente e scioccamente - abituarci.

La vita di un guerriero però non è esattamente questa: potrà essere complessa e densa di rischi imprevisti, ma il guerriero si auto-determina e non lascia troppo a terzi il compito di organizzare la sua esistenza.

Molti di noi fanno letteralmente le corse per arrivare a lezione alla sera, appena usciti dall'ufficio... dopo aver fatto in fretta la spesa, dopo avere accompagnato i figli a calcio, pallavolo, tiro con l'arco, mongolfiera, catechismo... e chi più ne ha, più ne metta.

Sotto questo punto di vista, dovrebbero essere incredibilmente più apprezzabili gli sforzi che ciascun "ritardatario" fa per essere comunque presente alla sua passione (l'Aikido) NONOSTANTE il fatto che i suoi impegni lo vorrebbero sempre altrove.

Secondo noi, una persona che fa veramente di tutto per essere puntuale e poi non ce la fa... SI VEDE, va incoraggiata e supportata, non giudicata ed allontanata dal corso: a modo suo, da il "buon esempio" agli altri... quelli che magari sono puntuali, ma non sarebbero mai capaci di investire così tanta energia per essere presenti, a parità di impegni, rispetto a quelli che arrivano 10 o 15 minuti in ritardo!

Il problema inizia ad essere ragguardevole quando il ritardo è un'etichetta costante alle proprie modalità di partecipazione all'Aikido.

Cosa vuol dire "essere in ritardo", oltre aver fatto l'impossibile guidando in mezzo al traffico cittadino per arrivare puntuali?

Una disciplina come l'Aikido - forse - paragona il ritardo come una sorta di "mancanza di presenza" nei confronti di noi stessi... ed è per questo che quindi tende a non essere tollerata più di tanto, prima ancora che per ragioni legate al rispetto dei nostri compagni ed Insegnanti.

Quando arriva un attacco è rischioso non essere presenti e consci di cosa stia accadendo.

Quando arriva a segno un attacco, esso non fa meno male se ci scusiamo di non essere riusciti ad intercettarlo, perché stavamo facendo altro...

Le lezioni di Aikido potrebbero (dovrebbero) essere uno spazio riservato a noi, nel quale il resto del mondo ci farà il piacere di attendere che noi si abbia finito, senza se e senza ma.

In quello spazio e tempo, noi saremo il centro del nostro universo, a fianco dei compagni e dell'Insegnante che proveranno a fare altrettanto... anche se dobbiamo ancora finire di procacciarci i soldi per la rata del mutuo, anche se non abbiamo ancora dato da mangiare al pesce rosso... anche se non siamo sicuri di avere chiuso il gas a casa o dobbiamo fare ancora gli auguri di compleanno a nostra cugina.

È tempo NOSTRO... ciò che non saremo capaci di vivere di esso, andrà irrimediabilmente perso per sempre: sotto questo punto di vista, potremmo dire che si tratta di tempo "sacro"... che deriva proprio da un fonema accadico, che significa "riservato/dedicato".

Tardare quindi in modo costante quindi assume il significato di non essere completamente con noi stessi quando facciamo un azione: pensare di non avere bisogno di fare come gli altri, poiché saremo comunque in grado di "recuperare"... risulta una specie di delirio di onnipotenza e comunque una manifestazione esplicita di quanto non ci amiamo e rispettiamo fino in fondo.

Arrivare, al contrario, 5 minuti prima sul tatami (ove questo è possibile è concesso) ci consente di offrirci l'occasione per staccare con tutto quanto avviene fuori dal Dojo e concentrarci pienamente su quello che sta per accadere fuori e DENTRO a noi stessi.

Una sorta di "spazio-polmone" fra il tempo profano e quello sacro, tra il tempo che condividiamo con gli altri ("cronos", cioè il tempo cronologico, inteso in senso comune) e quello che vogliamo per noi faccia una qualche forma di differenza ("kairos", il tempo denso, quello vissuto più intensamente possibile).

Arrivare in ritardo a causa di tutte le miriadi di impegni che il mondo ci accolla è come ammettere che il fuori è più importante che il dentro, che cronos è più denso di kairos: un'assurdità, cioè!

Spesso ai nostri corsi accade che qualche allievo dica al Maestro: "Io vorrei arrivare prima o riuscire ad essere più presente... ma purtroppo non riesco con il lavoro che faccio!".

Spesse volte abbiamo sentito rispondere: "Ed allora cambia mestiere!".

A questo punto l'aria si gela, perché diviene evidente come lo "schiavo" della società, che si lamentava di quanto le sue catene lo soggioghino... in fondo, avesse già scelto di continuare a farsi del male con la proprie palla al piede.

Il "non riuscire" quasi sempre risulta infatti una SCUSA per non cambiare le cose che non siamo ancora del tutto convinti di non voler cambiare.

Molti dicono: "Fosse facile!".... ed infatti non lo è, ma nessuno aveva mai affermato il contrario!

Viviamo con 1000 aspettative sul futuro, un futuro che non possiamo sapere se si realizzerà secondo i nostri desideri... o con 1000 rimpianti e sensi di colpa rispetto al passato... un tempo che non esiste più.

Il presente è ciò che ci resta, ma non è poco!

Sta a noi cogliere l'opportunità di saltare sul treno quando passa o inventarci miriadi di scuse per non essere stati alla stazione al momento giusto: quel treno siamo NOI, la stazione siamo NOI... incontrarci dentro è la prima delle conquiste notevoli per poi essere capaci di fare altrettanto fuori.

A livello organizzativo, diventa un problema se gli allievi arrivano in ritardo: una lezione parte con la ginnastica di riscaldamento... chi tarda sale sul tatami freddo quando gli altri staranno già eseguendo movimenti più ampi o improvvisi, cadute, scatti.

Sarà capace di mettersi in un angolo e scaldarsi da solo?

Lo farà con meticolosità (perdendosi così un'ulteriore pezzo di lezione, che per il resto del gruppo sta già procedendo in un'altra direzione) o velocemente, mettendosi nel rischio di infortunio, solo per poter recuperare il tempo perso... ed unirsi al gruppo?

Chi si prenderà la responsabilità della sua integrità psico fisica?
L'Insegnante forse dovrebbe farlo? E perché, giacché quest'ultimo era presente fin dall'inizio della lezione?

Ci sono ritardi che, secondo noi, non devono più di tanto essere tollerati, specie se reiterati con regolarità o se sono troppo ingenti: a 30 minuti dall'inizio della lezione, ha ancora senso pioverci dentro alla bell'e meglio?

Cosa accade se l'Insegnante avesse intenzione di guidare l'intero gruppo attraverso un processo didattico graduale... se chiunque potesse saltarci dentro quando vuole, senza tenere conto di ciò che è stato già detto... di quello che gli altri hanno già compreso e fatto?

Molti di queste cose NON sembrano essere nelle preoccupazioni dei ritardatari, che sono così semplicemente ottenebrati dal "dover far stare tutte le loro cose" in tempi infimi... che preferiscono fare tutto e male, anziché qualcosa bene.

Ma l'Aikido non sembra solo essere legato alla quantità, ma più che altro alla qualità di ciò che viviamo nel Dojo, e per fare questo è necessario riconoscere che la tradizione non ci avesse visto male a lasciare fuori dalla porta chi non fosse in grado di essere ligio agli orari di allenamento!

Va detto, per esempio, che i cosiddetti "orari di lezione" sono qualcosa di molto moderno e legato alla necessità pratica di accordarsi su un'orario di massima al quale ritrovarsi insieme... ma un tempo le cose stavano diversamente.

O' Sensei poteva volersi allenare a qualsiasi ora del giorno o della notte ed i suoi uchideshi DOVEVANO essere pronti nel Dojo quando questa volontà si fosse manifestata improvvisamente.

Ancora oggi, ad Iwama, gli orari sono ALL'INCIRCA quelli dell'allenamento effettivo, poiché il Sensei potrebbe sempre scegliere di arrivare 10 minuti prima, così come 10 minuti dopo... le lezioni potrebbero durare un'ora, così come un'ora e venti minuti... e gli allievi devono essere pronti a ciascuno di queste diverse eventualità.

La lezione del mattino inizia alle 7:00, ma dalle 6:40 chiunque è già sul tatami pronto!

L'Insegnante, anticamente, non aveva alcun vincolo di orario: gli allievi dovevano esclusivamente essere a disposizione in qualsiasi momento. Questo oggi non sarebbe fattibile, ma immaginiamo quale principio importante rischiamo di fumarci, in questo modo...

Le arti marziali insegnano ad essere sempre pronti, in qualsiasi momento e luogo, ad un'aggressione improvvisa: questo era esattamente il clima in cui doveva vivere un tempo un allievo di un Dojo, ci stupiamo quindi che ad un certo punto egli incominciasse a divenire abile nell'arte della presenza a se stesso?

Oggi andiamo al Dojo SE il capo ci lascia uscire dall'ufficio, SE i figli non hanno il mal di pancia, SE non gioca la nostra squadra preferita, SE non siamo invitati a cena dai suoceri... però ci lamentiamo un sacco di quanto riusciamo a sentirci inadeguati difronte all'ignoto.

Lungi da noi la volontà di risultare bacchettoni, ciascuno se ne faccia ciò che crede di queste riflessioni... d'altronde ciascuno è il principale responsabile delle proprie tesi ed atteggiamenti nei confronti di se stesso e degli altri.

Vi lasciamo tuttavia con una massima parecchio famosa all'interno dei Budo tradizionali:

"Se sei 5 minuti in anticipo, sei in tempo,
se sei in tempo, sei in ritardo,
se sei in ritardo, NON CI SEI"




lunedì 1 febbraio 2016

111 miti sull'Aikido: confermare, sfatare, cercare i propri...

La parola "mito" deriva dal greco "mythos" [μύθος] ed indica una narrazione investita di importanza e sacralità relativa alle origini di qualcosa o alle modalità con cui il mondo stesso ha raggiunto la forma presente in un certo contesto socio culturale. Ciò naturalmente non è in alcun modo legato alla veridicità dell'affermazione espressa nel mito.

Un caro amico di Marco, Miles Kessler Sensei di Tel Aviv, fondatore e direttore dell'Integrai Dojo ha provato a fare un interessantissimo "esperimento sociale" sull'Aikido, mediante il suo profilo su un Social Network.

Ha chiesto di scrivere i propri "miti Aikidoistici", nell'ottica di comprendere quali sistemi di credenze possono - anche involontariamente - impedire una piena comprensione della disciplina  ed anche una sua evoluzione proficua.

A sua parole, se immaginassimo che l'Aikido come una torta... per quanto vera e deliziosa possa essere una sua fetta... per quanto ci piaccia il suo sapore, bisognerebbe non limitarci a gustare sempre e solo quella, perché rischieremmo di auto-limitarci notevolmente nella scoperta di qualcosa di più ampio ed universale.

La sorgente dell'Aikido appare nulla di meno di qualcosa di universale ed illimitato:  quelli che qui ed ora vengono chiamati "miti" sono quei pensieri, quelle mezze verità, verità relative di un paradigma che attualmente trattengono molte persone dall'intraprendere un'ulteriore sviluppo di se stessi, attraverso la disciplina che praticano.

I principi dell'Aikido appaiono essere qualcosa di assoluto, di vero in tutti i tempi, i luoghi e le circostanze... e quindi dovremmo imparare a distinguere gli "assoluti" dagli "assolutismi"... che talvolta invece sono ben calzati dai miti... in questo caso, rispetto proprio all'Aikido stesso!

Molte persone hanno lasciato il loro contributo (anche molti italiani!)... qui di seguito vi proponiamo una lista di quelle affermazioni, così che possiate confrontarle con il vostro personale sistema di credenze... e comprendere quali di esse possano definirsi solide e quante invece si trasformano più in mode passeggere.


1 - gli Aikidoka utilizzano la forza degli avversari contro questi ultimi;

2 - l'Aikido DEVE essere un'arte marziale;

3 - non ci sono colpi in Aikido, o calci... e per la sua morbidezza e rotondità, non è realmente un'arte marziale;

4 - l'Aikido è una disciplina soft;

5 - in Aikido la tecnica è non-violenta in sé, pacifica ed armoniosa;

6 - l'Aikido è una disciplina che mira all'unificazione della mente e del corpo;

7 - l'Aikido era migliore nel passato... oggi possiamo solo sperare di non perdere ciò che ci è stato donato;

8 - in Aikido il preservare è buono, mentre innovare di solito non va altrettanto bene;

9 - non c'è altro da aggiungere agli insegnamenti di O' Sensei, perché essi sono completi... di conseguenza l'unico modo di imparare l'Aikido è di attenersi esattamente a questi insegnamenti originali e preservarli inalterati;

10 - poiché O' Sensei aveva grandi doti Aiki, se dedicherai autenticamente alla pratica dell'Aikido, otterrai le stesse doti Aiki e potrai affrontare tutte le sfide, così come lui fece;

11 - la perfezione tecnica potrebbe sopraggiungere dopo 10.000 ikkyo;

12 - l'unico modo di apprendere l'Aikido correttamente è attraverso la cultura giapponese;

13 - l'Aikido migliore è quello spogliato di ki e di tutte le stupidaggini mistiche;

14 - il vero Aikido non è qualcosa che centri con la trasformazione, la danza, la sessualità, o l'arte;

15 - in Aikido, se non puoi provare ciò che affermi, allora si deve trattare di un fake;

16 - in Aikido tori fa qualcosa a uke;

17 - in Aikido alla fine di una tecnica, DEVI far cadere il tuo partner/avversario;

18 - in Aikido il dolore è una parte fondamentale del percorso;

19 - in Aikido il dolore ti renderà più forte... sul tatami e fuori da esso;

20 - O' Sensei non parlò mai delle basi dell'Aikido;

21 - in Aikido prima diventa perfetto nella tecnica, poi proverai a muoverti liberamente;

22 - in Aikido devi praticare molte tecniche ki hon, prima di iniziare ad apprendere il ki no nagare;

23 - anni di ki hon conducono automaticamente ad un buon ki no nagare;


24 - in Aikido il ki hon è noioso;

25 - il ki hon e l'Aiki sono cose opposte, quindi possono essere solo praticate separatamente;

26 - in Aikido non c'è competizione;

27 - in Aikido un'hakama detiene più valore, in pratica, di quanto dovrebbe;

28 - il kiai serve a spaventare l'avversario;

29 - il kiai è un esercizio di respirazione

30 - devi allenare direttamente le "abilità Aiki" per ottenerle;

31 - l'arte dell'Aikido è un buon strumento diagnostico per misurare le abilità Aiki, ma non fa nulla per fartele sviluppare ;

32 - praticare Aikido apre automaticamente la mente ed il cuore;

33 - l'Aikido migliora le relazioni e le capacità di interazione tra le persone;

34 - il praticare regolarmente Aikido ti renderà automaticamente una persona migliore;

35 - la ripetizione delle tecniche di Aikido anche senza alcuna comprensione vi farà diventare comunque un grande Aikidoka;

36 - l'Aikido può funzionare nelle MMA;

37 - le tecniche dell'Aikido non funzionano in una situazione reale... funziona solo con partners/avversari compiacenti;

38 - non possiamo parlare di marzialità, se uke non attacca sul serio;

39 - se l'Aikido funzionasse, verrebbe usato nei combattimenti di MMA;

40 - se non hai mai provato a ricevere un pugno in faccia, non saprai mai come reagire ad un simile attacco;

41 - devi sapere come colpire realmente le persone, se vuoi essere capace di decidere (o di preferire) di non farlo;

42 - fino a quando non sei stato in guerra / su un ring / coinvolto in scontri reali, non avrai alcuna comprensione della violenza e non sarai qualificato per parlare o discutere sulla natura del conflitto (non ci sono altre strade per sviluppare la comprensione della natura del conflitto);

43 - l'Aikido non deve, né può essere spiegato... ma va solo praticato;

44 - le tecniche suwari sono necessarie per ottenere un buon Aikido;

45 - solo gli insegnanti giapponesi sono buoni insegnanti di Aikido;

46 - nikyo non fa male, se sei un buon uke;

47 - il modo migliore di imparare l'Aikido è attraverso un DAME' ("sbagliato!", cioè il rimprovero dell'insegnante);

48 - l'Aikido non è divertente: non sorridere sul tatami, O' Sensei non ha mai sorriso;

49 - se sei capace di amare qualcuno che sta cercando di ucciderti, sei una bella persona;

50 - in Aikido l'eccellenza tecnica conduce alla crescita spirituale;

51 - in Aikido la crescita spirituale conduce all'eccellenza tecnica;

52 - c'è solo un modo corretto di fare Aikido (ovviamente il mio!);

53 - qualsiasi cosa che qualcuno chiama Aikido...  è Aikido;

54 - gli stili di Aikido morbidi sono i più facili per il corpo;

55 - è bene insegnare l'Aikido a chiunque, anche a chi è solito utilizzare la violenza: la filosofia dell'Aikido farà automaticamente si che essi non utilizzino le tecniche che per qualcosa di buono;

56 - l'Aikido è un percorso spirituale;

57 - lo spirito dell'Aikido è quello di raggiungere la padronanza tecnica per ottenere il potere;

58 - l'Aikido è una pratica solitaria, che si svolge facendo esercizi su qualcun altro;

59 - mostrare le proprie sensazioni/emozioni non è accettabile in Aikido;

60 - l'Aikido riguarda il conflitto, ma in una modalità elegante;

61 - O' Sensei è stato il fondatore, ma Saito era il dio tecnico;

62 - l'Aikido non ha mai fatto male a nessuno;

63 - in Aikido non devi fare mai male a nessuno;

64 - puoi applicare l'Aikido a qualsiasi cosa;

65 - l'Aikido è l'arte marziale migliore, la più evoluta e matura;

66 - praticare Aikido ti fa diventare una persona moralmente superiore;

67 - ci sono gli Aikidoka, che conoscono la via della pace e dell'armonia... e le altre persone;

68 - c'è solo un Sensei;

69 - in Aikido un giorno in futuro potrai fare le cadute alte: non c'è necessità di impararle;

70 - la gerarchia è utile per apprendere l'Aikido: non fare domande o contraddire i tuoi senpai o al Sensei... essi hanno sempre ragione e sanno qual è la cosa migliore per te;

71 - bisogna portare rispetto ai proprio senpai Sensei, indipendentemente dal loro comportamento;

72 - in Aikido i gradi non contano niente;

73- non abbiamo bisogno del permesso di nessuno per praticare la disciplina che sentiamo appropriata e vera per noi;

74 - la conoscenza in Aikido fluisce sempre dall'alto (il Sensei) al basso (gli allievi);

75 - il rapporto fra insegnante e studente non è una questione di mutuo scambio/beneficio/vantaggio;

76 - in Aikido la diversità è da evitare, l'omogeneità invece è qualcosa di positivo;

77 - l'Aikido è principalmente uno stile educato di jujutsu, che utilizza l'armonia ed l'energia interna, anziché basarsi sulla semplice meccanica che abbattere gli avversari in modo appariscente;

78 - l'Aikido è per belle fighe e fighetti;

79 - la componente essenziale dell'allenamento dell'Aikido è l'Aiki;

80 - O' Sensei aveva qualità straordinarie, che non possono essere né raggiunte, né tantomeno superate;

81 - O' Sensei era un uomo come gli altri: affermare che fosse un dio fa si che gli uomini comuni rinuncino a mettersi in gioco per provare ad imitarlo;

82 - l'Aikido è difficile da capire;

83 - l'Aikido è semplice da comprendere: basta rimuovere le informazioni in eccesso nella tua testa che ostacolano il processo di comprensione;

84 - in Aikido non guardare mai negli occhi il tuo avversario;

85 - la nostra pratica dovrebbe essere mirata verso la figura di O' Sensei, che è una porta verso la compressione del ki;

86 - l'Aikido può essere compreso solo attraverso la figura storica e gli insegnamenti di O' Sensei;

87 - in Aikido gli aggressori comprenderanno quanto avremmo potuto lederli, quindi si tranquillizzeranno e diventeranno pacifici; 

88 - non importa di quale attacco si tratti, l'Aikido vi consentirà di fermare l'attacco e ciascuno risulterà illeso;

89 - lavoriamo lentamente e correttamente per costruire la forma corretta... un giorno (in futuro) saremo anche capaci di eseguire azioni rapide;

90 - se l'Aikido è marziale, non è relazionale... se è relazionale, non è marziale;

91 - se il mio insegnate ha dei difetti, il suo non può essere il vero Aikido;

92 - la pratica delle armi non è correlata con l'Aikido;

93 - in Aikido la spiritualità può essere disgiunta dalla pratica; 

94 - la pratica dovrebbe essere un miscuglio di tradizioni orientali;

95 - l'Aikido "fai da te" funziona comunque sempre bene;

96 - seguire il percorso di qualcun altro (O' Sensei), ti condurrà al tuo vero sé;

97 - la cosa più importante per un insegnante di Aikido è di essere capace di mostrare tecniche bellissime ed efficaci, non importa se esso sembra non vivere secondo le prospettive dell'Aikido nella sua vita personale... la vita reale fuori dal Dojo è un'altra cosa;

98 - le tecniche ti guideranno automaticamente nelle dimensioni più profonde dell'Aikido, solo ripetendole molte volte;

99 - siccome la tecnica da sola non ti garantisce di toccare le più profonde dimensioni dell'Aiki, è meglio non impararle... così non ti bloccheranno la mente nello strato più superficiale dell'arte;

100 - il lavoro di tori è quello di convincere uke di cambiare la sua decisione di abbracciare il "lato oscuro" del ki: tori invece è già nel giusto, perché segue il "lato luminoso";

101 - la guerra è l'opposto dell'Aiki, così se c'è la guerra non è possibile trovare Aiki: in altre parole, l'Aiki non è una dimensione che puoi vivere se sei in guerra;

102 - quando diventi un insegnate di Aikido, non ti è più concesso avere problemi che non sei capace di risolvere in una "prospettiva Aiki". Consapevolezza, armonia, pace sono diventate i tuoi secondi nomi e non sei più come una persona normale... ma più come una sorta di kami vivente;

103 - le tecniche dell'Aikido sono caratteristiche del solo Aikido;

104 - in Aikido non ci sono kata;

105 - solo i giapponesi conoscono e possono praticare il vero Aikido;

106 - iriminage è una tecnica che richiede 20 anni di allenamento;

107 - fare strani suoni, tipo gli effetti sonori dei cartoni animati (es: "Pow!" "Sm--aaash!") durante il keiko non ha alcuna utilità;

108 - il 90% di un ukemi è costituita dall'effetto sonoro che fa;

109 - l'Aikido è stato inventato da Morihei Ueshiba;

110 - in Aikido è bene non utilizzare le gambe per dare i calci;

111 - non ci sono miti in Aikido;


Siamo certi che questa lista potrebbe continuare ancora molto a lungo: rifletti su eventuali altri miti dell'Aikido che ne sono rimasti fuori e facceli sapere: il contributo di ciascuno è preziosissimo!

Ancora un immenso grazie a Miles Kessler Sensei, per gli interessanti spunti di riflessione derivati dalla sua inedita iniziativa.





lunedì 25 gennaio 2016

Il Maestro che fuma ed altri 100 modi di ammazzare l'Aikido

A costo di guadagnarci qualche critica ed inimicizia, quest'oggi vogliamo proporvi qualche riflessione sulle piccole grandi incongruenze di cui sa essere capace un Insegnate di Aikido e che sono velocemente in grado di svalutare la disciplina che insegna.

Ci rendiamo bene conto che un Insegnante di Aikido è innanzi tutto un essere umano, quindi un essere caratterizzato dalle piccolezze ed immensità che caratterizza la nostra strana specie...

Tuttavia: voi ci andreste mai da un dietologo obeso?

Chiedereste una consulenza ad un tricologo calvo?

Da un dermatologo visibilmente ricoperto da psoriasi?

Vi aprireste volentieri dinnanzi ad un prete che bestemmia?

Chiedereste ragguagli sull'alimentazione ad un vegano che  di mestiere fa il macellaio?

Noi guarderemmo a questi personaggi con un po' di sospetto... per la carità: magari anche brave persone... ci sembrerebbero solamente un po' fuori contesto.

Cosa dovrebbe essere capace di fare bene un Insegnante di Aikido?

Questa disciplina dovrebbe - sulla carta - essere una via preferenziale di vivere il conflitto, quello fisico, ma in generale ogni forma di conflittualità, come un'opportunità di miglioria personale ed aumentare la consapevolezza di sé.

Una disciplina fisica, certo, ma che prende in notevole considerazione anche aspetti mentali - razionali, quanto emotivi -, così come spirituali... sempre a detta del Fondatore dell'Aikido stesso.

Armonizzarsi con i conflitti, fisici, psicologici quindi?

Bene, facciamolo... e gli Insegnanti mostrino di essere capaci di farlo particolarmente bene, giacché poi sono chiamati ad insegnarlo al prossimo.

Sappiamo che il fumo non solo nuoce gravemente alla salute (ce lo ricorda lo Stato che ci vende le sigarette, su ogni pacchetto!!!), ma è anche un vizio legato ad uno stato di tensione dei polmoni.

Fumare, infatti, offre un momentaneo sollievo a questo stato di tensione cronicizzato... quindi potremmo dire che - sotto questo punto di vista - fumare "fa bene" perché lo allenta... rimane però la consapevolezza che il fumo non è così salutare... essendo un catalizzatore di numerose patologie piuttosto gravi, e non sempre curabili.

Questo stato di tensione è creato da una sensazione di inadeguatezza nei rapporti sociali, così come da una conflittualità psicologica legata ad una forma di timore, di angoscia e/o paura protratta per un periodo non breve, che non è stata affrontata a fondo, queste informazioni sono di dominio ormai pubblico, benché non tutti ne siano al corrente (l'ignoranza ai giorni nostri è sempre più paragonabile ad una scelta!)

Il meridiano dei polmoni (seguitene il tracciato e fate mente locale su quante tecniche di Aikido incidono su di esso con manipolazioni di varia natura) è quel canale sottile che regola l'afflusso energetico ad un determinato segmento del corpo.

Si tratta di flussi energetici di materia fine non riscontrabili direttamente a livello sensoriale, e qui la scienza medica storce un attimo il naso... se non poi per calare le braghe constatando che tutto si comporta come se ciò fosse più reale del desiderato.

Nella fattispecie questo meridiano è il responsabile del 4° segmento ed il suo blocco apporta scompensi a timo, cuore, polmoni, alcune arterie, muscoli del trapezio, spalle ed i vasi sanguigni che scorrono in quest'area.

Quindi un Insegnante di Aikido può permettersi di avere problemi relazionali, magari generati da forme di conflittualità con il prossimo non del tutto affrontate e risolte?

Che cosa insegnerà con il suo Aikido?

Tensione nei polmoni per qualche forma di paura che non è stato in grado di affrontare?

E come potrà chiedere agli allievi di affrontare le loro?

Difficile smettere senza un grosso sforzo di volontà: una seria e ferrea volontà di smettere di danneggiarsi i polmoni!

Ma se il Sensei non è in grado di fare qualcosa del genere, come può chiedere ai suoi allievi di essere volonterosi e determinati nella pratica?

Il Maestro non deve essere perfetto, questo lo abbiamo già detto, ma certo che egli è un esempio vivente dei valori in cui crede... e che non dovrebbero essere troppo differenti da quelli che insegna!

Cosa ne dite del classico Insegnante di Aikido visibilmente fuori forma ed in sovrappeso?

Non parliamo per forza di persone anziane...

Com'è possibile pubblicizzare una disciplina fisica che porta salute ed armonia se l'Insegnante non è specchio di tutto ciò?

Ci sono molti cosiddetti Maestri che non sono più in grado di fare la ginnastica di riscaldamento propedeutica all'Aikido, che non cadono, non ricoprono mai il ruolo di uke... non sudano, vi sembra qualcosa di normale?

Eppure non parliamo di 2 o 3 persone...

In giapponese ci pare tutto ciò si dica [イヌコエレンザ] "I NU KO E RE N ZA"!

Quanti Maestri hanno utilizzato il fascino della loro posizione per "fare colpo" sulla ragazza appena arrivata, quella carina... che si fa guardare volentieri?

Quanti Maestri di Aikido hanno avuto o mantengono qualche "storia clandestina" con l'allieva speciale del corso?

Perché dovrebbero essere cose clandestine?

Se è roba lecita, non ha senso nasconderla... ma anzi sarebbe bene renderla testimonianza dell'applicazione dei sacri principi della disciplina: "Cari ragazzi, vedete, si dice tanto che l'Aiki è AmMmore... ebbene io e quella laggiù - che si nasconde dietro la piglia - ci AMIAMO, stiamo insieme e vorremmo fare tanti figli Aikidoka!!!"

... questo invece in giapponese si dice [エッヴィヴァァファチャ] E VIVVA LA FA CHA!

Se fossero cose poco sane o lecite, perché mandare ulteriormente avanti simili dinamiche?

Siamo sempre più dell'idea che la società stia diventando più intelligente di quanto non ci sia dato credere: a livello collettivo siamo pecoroni massificati ed inabituati a ragionare con la nostra testa... ma, a livello individuale, sono sempre più le persone capaci di cercare ciò di cui hanno bisogno, e riconoscerlo quando ci si trovano d'innanzi.

L'Aikido - forse per via dell'assenza di competizione - è passata come la disciplina nella quale non dobbiamo dimostrare niente a nessuno: questo è vero, ma è altrettanto vero che ciascuno dovrebbe dimostrare a se stesso di essere oggi un po' meglio di chi riteneva di essere ieri... così appunto si realizza un percorso di miglioramento e realizzazione personale.

E chi è che dovrebbe sovrintendere e patrocinare questo processo personale?
Si, certo... l'Insegnante, il Maestro, il Sensei... chiamiamolo come ci piace!

Quindi un personaggio di questa categoria che con il suo atteggiamento personale vada in evidente contrasto con i propositi della disciplina che insegna riesce a fornire un incredibile pubblicità disfunzionale alla disciplina stessa... per una vistosa incoerenza di fondo.

Questo fatto in Aikido è stato - a nostro dire - fin troppo sottovalutato fino ad ora: con la scusa (si, è bene proprio chiamarla con il nome più appropriato, "SCUSA") che esso possa essere tecnicamente molto ricercato...

... ha reso meno evidente l'incongruenza di un Insegnante che peccava altrove di "Aikido VISSUTO".

Sempre più - a nostro dire - sarebbe una mediamente normale se un Maestro riuscisse ad essere il testimone vivente dei bei concetti che passa agli allievi nel Dojo: non una persona perfetta, ma una che cerca in tutti i modi di migliorare se stesso... esattamente come potrebbe poi chiedere agli altri di fare con i suoi rimandi, gli esercizi e le tecniche di Aikido che utilizza.

Magari saremo vissuti con un po' di incredulità, ma già da parecchio noi chiediamo agli Insegnanti del nostro gruppo di essere almeno liberi da dipendenze evidenti e di essere impegnati in prima persona a migliorare se stessi, come si può - senza diventare per forza supereroi - ma di provare poi a farlo realmente...

Crediamo infatti che se la parola attiri, l'esempio spinga parecchio... nella direzione che abbiamo deciso insieme di andare con l'Aikido!

A nascondere regolarmente l'immondizia sotto il tappeto si fa presto... ma al primo controllo dell'ASL mandata da Ueshiba siamo poi tutti fottuti!!!

lunedì 18 gennaio 2016

Guida ai corsi di Aikido italiani: ecco dove praticare Aikido nel 2016

Vi piacerebbe, girando l'Italia, sapere in ogni istante a quali e quanti Dojo in cui si pratica Aikido siete in prossimità?

Avere una sorta di Aiki-Trip Advisor o Aiki-Via Michelin sul quale ricercare, città per città, le info sui Dojo attivi, gli stili praticati, le caratteristiche dei loro Insegnanti... i contatti per raggiungerli?

Ecco che entriamo finalmente nel vivo della terza fase del progetto "Aikicensimento italiano" del quale abbiamo più volte parlato in queste pagine...

Come nell'autunno dello scorso anno era uscita la versione "light" dell'Aikicensimento, ed in occasione della commemorazione della nascita di O' Sensei ci era stata donata anche la versione "full edition"...

... così il 26 aprile 2016, data del Taisai, il transito di O' Sensei nel regno dei più, uscirà finalmente la prima "Guida ai corsi di Aikido italiani"!

Di cosa si tratta?

Nel nostro paese - così come ovunque all'estero - ciascuna organizzazione si cura di promuovere la diffusione della pratica dell'Aikido secondo i canoni che crede migliori: il problema è che al principiante assoluto, così come a molti esperti, questi "canoni specifici" risultano perfettamente trascurabili.

Se volessimo fare Aikido, perché ci piace questa parola, la gente che vola col gonnellone, se ce lo avesse consigliato la vicina di casa o il panettiere... sicuri che andremmo a cercare l'Aikido più Iwama, più Aikikai, più Kobayashi, con più Ki o con meno Ki?

Forse avremmo solamente bisogno di geolocalizzare quali sono le varie possibilità intorno a noi, andarle a provare e poi prendere la strada che sentiamo più nostra, non credete?!

Se fossimo sul serio esperti, sicuri che continueremmo a cercare per forza qualcosa che assomigli all'Aikido che conosciamo?
Forse più verosimilmente andremmo alla ricerca di ciò che ancora non conosciamo, per allargare la nostra visione della disciplina e confrontarci con nuove didattiche e modalità di praticare...

Sono SOLO quelli che praticano Aikido da così poco da non sapere ancora cosa sia l'Aikido a voler stare sempre e solo fra di LORO!

Esigenza rispettabilissima - per carità - ma non ci sembra che sia da lasciare SOLO a questa categoria di persone (quelle cioè che pubblicizzano una forma di Aikido peculiare) il compito di informare a 360º la società rispetto alle risorse disponibili sul territorio.

Per questo ed altri motivi, l'Aikicensimento italiano aveva già previsto una parte del form compilabile on-line appositamente pensata per dare voce a tutti coloro che volessero pubblicizzare la loro attività, indipendentemente dalla propria estrazione Aikidoistica.

Così a qualcosa in più dei 300 contatti diretti delle persone che hanno chiesto di entrare a far parte di questo ambizioso progetto, si sono unite le informazioni di altri 370 Dojo reperite on-line, e quindi pubbliche per definizione...

... per creare il più grande database dei luoghi in cui è possibile praticare Aikido in Italia.

Naturalmente, l'Hara Kai - A.S.D. e l'AkR - A.S.D. - le due Società che si sono occupate del censimento e dell'elaborazione dei dati - intendono dare a chiunque altro lo desideri la possibilità di comparire in questo importante documento, che sarà gratuitamente scaricabile dal sito ufficiale dell'evento.

Per fare questo hanno predisposto un nuovo form, che è da ieri on-line... e rimarrà tale fino al 10/04/16, nel quale sarà possibile accreditarsi e dettagliare tutte le info che uno desidera rispetto al proprio corso (sia che frequenta come allievo - su permesso dell'Insegnante -, sia come Insegnante stesso).

Così facendo CHIUNQUE non avesse partecipato al censimento, avrà ancora modo di essere incluso o di modificare i dati che aveva già fornito, qualora nel frattempo si fossero modificati!

A nostro modo di vedere, questa è un'altra ENORME possibilità che si offre alla comunità Aikidoistica italiana, cioè quella di essere TUTTA facilmente RINTRACCIABILE con un click!

Sappiamo bene quanto conti, ai nostri giorni, la pubblicità che facciamo delle nostre attività: le grandi Majors italiane dell'Aikido non hanno ancora compreso tutto ciò e quasi sempre ciascuna di esse si muove come se fosse l'unica... ignorando che fuori dei propri circuiti c'è sicuramente più Aikido di quanto non si pratichi nei singoli "recinti specifici".

Fortuna che sempre più praticanti ed Insegnanti non hanno paura di dichiarare il loro interesse ad essere sotto i riflettori, rintracciabili non solo come propaggine di quale Ente specifico, quanto per il valore intrinseco del servizio che un Dojo svolge sul territorio.

Non esitate quindi a compilare il form on-line e a divenire così presenti sul documento più completo che pubblicizzerà la pratica dell'Aikido sul territorio italiano!

Numericamente più saremo, maggiori possibilità avremo di unire le nostre forze per raggiungere i nostri obiettivi comuni: essere visibili e poter quindi divulgare la pratica dell'Aikido come mai fino ad ora!

Tutti in vetrina con la "Guida ai corsi di Aikido italiani 2016"...

Ganbatte kudassai!!!