lunedì 25 maggio 2015

Lunga vita e prosperità in Aikido!

Domande aperte...

L'Aikido è l'arte dell'armonia?

L'Aikido ci permette di vivere un conflitto in modo costruttivo?

Siamo capaci di vivere nel nostro quotidiano questa dinamica?

Se ci rendiamo conto che la nostra capacità in tal senso aumenta, significa forse che siamo sulla strada giusta... se andiamo matti per l'Aikido ma poi la nostra vita personale non cena a migliorare di una virgola nelle sue problematicità, cosa continuiamo ad allenarci a fare?

È un po'  che volevamo affrontare questo argomento, mirandolo in special modo a tutti coloro che - pur praticando da tempo, non riescono a risolvere né piccoli, né grandi problemi che li assillano.

Senza andare a qualcosa di trascendentale e mistico, talvolta i problemi sono semplici ed anche materiali: un mal di schiena che si protrae da mesi, ad esempio, che gli allenamenti sembrano non alleviare per nulla.

Stiamo facendo il percorso più giusto per noi?

Se l'Aikido è nato con il proposito di armonizzare ciò che c'è di conflittuale, questo deve essere vero a livello fisico, come mentale o relazionale... quindi perché un praticante non dovrebbe "autoguarirsi" semplicemente dai suoi acciacchi con la pratica?
Stiamo studiando da vicino questo fenomeno, e riusciamo a dirvi qualcosa in più in merito...

Il corpo umano è uno strumento molto sofisticato, progettato per farci svolgere al meglio ogni azione fisica in questo universo.

Quando questo strumento, si inceppa, si ammala o smette - anche solo parzialmente - di funzionare è perché si sta logorando per l'età, oppure perché stiamo abusando di lui.

La medicina ufficiale e la comunità scientifica sono ormai ben conscio del fatto che alcune malattie fisiche hanno una derivazione psicosomatica, quindi hanno origine in un aspetto più sottile di noi e tendono a precipitare nella materialità man mano che questo conflitto interno non viene elaborato e digerito a dovere.

In realtà molto resta ancora da fare in questo campo... e le medicine - cosiddette - alternative hanno qualche migliaio di anni di vantaggio sull'attuale scienza: in ogni caso anche l'attuale consapevolezza è sufficiente a renderci conto che quando il corpo non funziona...

... è il caso di stare ad ascoltare i campanelli di allarme che esso ci rimanda.

Un praticante di Arti Marziali potrebbe utilizzare il suo corpo fisico in modo brusco o violento al fine di raggiungere il suo scopo (es, vincere sull'avversario?), ma un praticante di Aikido farebbe altrettanto?

Certo, quando uno è poco consapevole di come si muove, talvolta può accadere che lo faccia anche goffamente e si procuri dolore o danno... ma questo serve per apprendere come far si che ciò non accada più, d'altronde ogni falegname di è tirato una martellata su un dito prima o poi, così come ogni sarta che si rispetti si sarà punta con il proprio ago per errore...

Parliamo invece di praticanti - cosiddetti esperti o di routine - che ad un certo punto devono rinunciare a parte dei loro allenamenti (ad esempio le cadute...), se non a praticare del tutto per via dei loro acciacchi più o meno importanti.

I Sensei del passato chi hanno fornito un pessimo esempio di come utilizzare l'Aikido per invecchiare bene ed in forma: hanno praticato per decenni nella loro giovinezza dando sempre il massimo, ma talvolta trascurando i danni impercettibili che continuavano a procurarsi... che negli anni maturi non hanno esitato ad esibirsi in modo inesorabile.

Ci sono stati Maestri che hanno esagerato con il suwari waza, che hanno passato la loro vecchiaia su una carrozzina... c'è stato chi ha passato il limite con leve e proiezioni... finendo per avere le articolazioni di spalle, gomiti e polsi devastate dal continuo stress subito negli anni.


È questo ciò che ci richiede l'Aikido?

Se avessero compreso profondamente le tecniche che insegnavano agli altri, sarebbe stato ugualmente necessario soffrire così?

Ma poi: è possibile solo non ledere se stessi... o è proprio possibile mantenersi in una buona forma fisica, mentale ed emotiva con l'Aikido?

Certo, questi due aspetti non sono proprio equivalenti: il primo sa di chi tiene bene l'auto per farla durare più a lungo... mentre il secondo è più simile a chi intuisce che esiste un modo di utilizzare la propria auto che la fa durare di più e meglio anche di chi non la utilizza per nulla, credendo così di preservarla.

O' Sensei si è mantenuto in eccellente forma fisica fino a tarda età, ed in attività fino a pochi mesi prima di morire: quanti possono dire di avere fatto altrettanto GRAZIE al proprio Aikido?

Esiste qualche Insegnante che ha studiato le implicazioni delle pratiche Aikidoistiche sulla salute fisica e mentale di se stesso e dei suoi allievi?

SI, qualcuno c'è: sarebbe interessante dare loro voce!

Ma ci sono molti più insegnanti che hanno ripetuto pappagallescamente il movimento che è stato insegnato loro per decenni, prima nei panni di tori ed uke... poi solo più in quelli di tori quando l'età si è fatta più avanzata e non si era più in grado di ricevere fisicamente quello lo stress che si da al fisico di qualcun altro...

Bell'esempio di scambio equo, e soprattutto di lungimiranza marziale!

Quindi un neofita dovrebbe venire nei nostri Dojo e rimanere ammaliato da quei panzoni incriccati in hakama che parlano proporzionalmente a quanto non sono più capaci di muoversi?

Sarebbe uno scenario orrendo: il Maestro è quello che è tenuto a fornire l'onere della prova che ciò che rimanda agli altri è innanzi tutto la realtà alla quale sottopone quotidianamente se stesso!

Ovvio che le cose con il tempo cambiamo e di solito col sopraggiungere dell'età matura si mire ad un'essenzialità che minimizza gli sprechi e massimizzi gli effetti delle nostre azioni... ma questo NON a prezzo di guastarci la salute o di vivere in un modo non confacente ai valori che pratichiamo con il corpo.

È qualcosa che assomiglia al "prete pedofilo": un uomo di cultura e votato alla profondità, che prende un voto e lo viola nel peggio dei modi... quello che fa incazzare non sono tanto i fatti di per sé, né la peccabilità umana, ma l'incoerenza di fondo!

L'Aikidoka mal messo mentalmente, emotivamente o fisicamente... e che non riesce ad utilizzare la sua pratica per fare il valore aggiunto con se stesso in questi ambiti è come un estrattore di pepite d'oro che poi le utilizza mettendole sotto una gamba del tavolo per metterlo in piano...

... è come un distillatore di essenze medicinali che poi le butta nell'immondizia perché non sa che farsene.

Capite la dicotomia fra essere e fare di questi individui?

Esistono fortunatamente altre dimensioni della pratica: luoghi e tempi nei quali non essere schiavi del proprio cammino, ma al contrario ricevere supporto da esso per essere sempre più e meglio noi stessi...

... trovare questa dimensione del tatami - secondo noi - è compito di ciascun praticante, ma prima ancora di chi si occupa di insegnare al prossimo.

Siamo più che certi che l'Aikido possa aiutare a vivere di più e meglio qualsiasi aspetto dell'esistenza che potrebbe apparirci in prima istanza un ostacolo, sempre che si sia in grado di cogliere l'essenza di ciò che pratichiamo... ovviamente!


Buona ricerca quindi e... lunga vita e prosperità con l'Aikido!


lunedì 18 maggio 2015

Certificazione o auto-referenzialità in Aikido?

Viviamo in una società ben strana... e l'Aikido spesso si colora delle stranezze che la caratterizzano.

I praticanti più esperti sanno che talvolta un grado rilasciato da un Ente (per quanto famoso, blasonato, nazionale o internazionale) che patrocina la pratica dell'Aikido può NON essere un naturale specchio delle capacità praticante o Insegnante che ne è in possesso.

I gradi Aikikai sono famosi in tutto il mondo per il fatto che vengono emessi ESCLUSIVAMENTE dall'Honbu Dojo di Tokyo, nel luogo simbolo del lascito del Fondatore, Morihei Ueshiba.

Averli non è quindi del tutto semplice, perché TEORICAMENTE dovrebbe essere sinonimo di un legame più o meno diretto con l'Aikikai giapponese stessa.

Questa Fondazione ha poi delegato diversi Insegnanti senior ed Associazioni nazionali a fare da ricettacolo di tutte le richieste dei suddetti famosi gradi: va da se che spetterebbe a questi soggetti garantire una sorta di uniformità di livello Aikidoistico alle persone che vengono poi insignite di simili meriti.

Non è così: ci sono luoghi in cui i 1º dan sono più preparati del 5º dan di altri... l'oggettività è andata a pallino da un po'!

Ma c'è tristemente di più: non appena si delinea una moda che "fa figo", ci si inventa 1001 modi di avere gradi e qualifiche senza pagare il dazio di una preparazione seria, sotto la supervisione di Maestri qualificati... e di fatto di crea il "mercatino" del gradi, che ovviamente vengono VENDUTI al migliore offerente.

Talvolta i gradi divengono un business e c'è chi, fra gli Aikidoka, ha molto senso del business: non è necessario avere un lineage chiaro nei propri studi sul tatami, ma avere i contatti giusti!

Ci sono quindi persone meritevoli che di fatto sono tagliate fuori dalla possibilità di accedere ad alcune certificazioni, così come ci sono persone che sul tatami ci stanno ben poco, però possiedono gradi vistosissimi perché sono figli di tizio, piuttosto che amici di caio...

Eh no, così non si fa!

L'Aikido non era una disciplina fondata su solide basi etiche?

Dove vanno a finire queste armoniche filosofie quando si tratta di strappare una patacca per se stessi, per gli amici o i propri studenti?

Detta più alla giapponese: quanti o quali sederi a mandorla è necessario baciare per ottenere ciò che si desidera, indipendente dalle proprie esperienze Aikidoistiche?

Abbiamo per ora parlato dei gradi Aikikai internazionali solo perché sono i più famosi, ma potrebbe altrettanto dirsi di qualsiasi Ente che rilascia gradi che posseggono una minima credibilità ufficiale, tralasciando quelli che sono figli di nessuno e che millantano di averne quando non è vero.

Ci sono molte Associazioni Sportive Dilettantistiche, ad esempio che rilasciano gradi dan interni: sicuramente molto importanti per gli affetti dei propri iscritti, ma stiamo già entrando nel campo dell'auto-referenzialità, di chi se la suona e se la canta...

Visti questi chiari di luna, l'Aikidoka mediamente serio, motivato ed etico ha uno spontaneo moto di ribellione: "Che schifo tutta questa politica anche in Aikido, cosa siamo al mercato del pesce?!"...

... ma molto interessante è ciò che ne deriva: "Noi ce ne stiamo per i fatti nostri, fuori da queste sporche politiche opportunistiche... tanto pratichiamo per il piacere di farlo e non per compiacere il giudizio altrui!"

Ah... finalmente si che siamo liberi!

E invece mica tanto...

Infatti, il moto di ribellione che ha spinto e spinge molte brave persone a scrollarsi di dosso obblighi associativi ed istituzionali legati allo stare insieme sotto un tetto comune (indipendentemente da quale esso sia) esorta ad una naturale anarchia, grazie alla quale chiunque può auto-convincersi di sapere  già tutto... e nessuno ha più il diritto di entrare nel merito dell'operato di questi mostri sacri dell'auto-referenzialità.

Fondiamo una nuova Scuola, slegata da ogni Ente Aikidoistico attuale, le diamo il nostro nome... noi come capi Scuola siamo "soke" (siamo i fondatori, coloro che hanno la parola finale su quella specifica rappresentazione stilistica che pratichiamo ed insegniamo)...

... poi gli allievi eventuali che entreranno dalla porta verranno a trovarsi alla base della piramide della quale ci saremo garantiti a vita di stare nel vertice: dopo un po' sarà necessario nominare qualche "generale" e qualche "capitano" capaci di governare l'esercito di soldati che si infittisce numericamente.

Ok, i "generali" sono tutti nominati 5º dan, i "capitani" 3º dan... vi basta?

No perché altrimenti alziamo di un paio di gradi a testa, tanto che ci costa...!

C'è gente così che crea l'ennesimo microcosmo più o meno funzionante, con la scusa che il macrocosmo funziona da schifo.

APPERÓ... gran bel modo di risolvere i problemi!

Sapete quando la cura risulta essere peggio della malattia?

Siamo passati dal contesto in cui appartenere ad un Ente dalla tracciabilità comprovata era giudicato infangante, per via delle boiate che vi si perpetuano all'interno... alla completa abitudine all'auto-referenzialità, che permette a ciascuno di credersi dio... e soprattutto di farlo credere pure a quegli sfigati che entreranno in contatto con lui!

Il gioco dura poco in tutti i casi: se sei un auto referenziale che vale poco o uno che ha ottenuto gradi e qualifiche pagando o baciando chiappe, ma valendo poco... al giorno d'oggi sei smascheratile nel giro di qualche mese da qualsiasi allievo un po' sgamato.

Fortunatamente oggi la gente è più sveglia ed informata di un tempo, quindi basta uno smartphone per confrontare i movimenti sul tatami del proprio Insegnante con gli Aikidoka che hanno fatto per ora la storia di questa disciplina.

Se tu, allievo fesso, non te ne accorgi e rimani a lungo sotto le grinfie di questi millantatori - spiace a dirlo - ma fatti qualche domanda e datti pure qualche risposta!

Inutile poi svegliarsi di botto dopo qualche anno per fanculizzare la disciplina in toto: dove hai tenuto il cervello fino ad allora?

Lo sai che i pataccari hanno bisogno di praticcabili a loro simbiotici per sopravvivere?

E perché hai deciso di essere uno di questi se ora tanto ti sfiga avere perso tempo?

Ma torniamo ai veri responsabili di questa lotta impari di imbecilli, senza per il momento considerare tutti color che ne vengono - loro malgrado - coinvolti...

Allora cos'è meglio: cercare il grado ad ogni costo e dimostrare così di essere inseriti in un percorso strutturato - per quanto malato - o meglio fare i "Rōnin", i cani sciolti senza padrone, per sentirsi liberi di fare ciò che più ci piace?

Se stiamo dentro ad una istituzione che non si comporta eticamente come dovrebbe ci sentiamo moralmente svalutati da qualcosa che non sembra dipendere da noi e ci viene voglia di fuggire lontano e creare una "isola felice" nella quale almeno goderci le gioie della pratica in santa pace...

... ma è altrettanto vero che se facciamo così, ci disconnettiamo all'istante da tutte le realtà Aikidoistiche altre - istituzionali e non - dalle quali mettiamo distanza nel momento in cui creiamo un altro logo, un'ennesima struttura piramidale che non riconosce le altre per dare legittimità a se stessa.

Ma non era forse l'Aikido l'arte di riconciliare gli opposti?!

... La disciplina che ci permette di creare armonia laddove invece sembrerebbe esserci discordia e conflitto?

Molti se ne dimenticano e con i loro comportamenti... o sopportano una vita ciò che non sarebbe bene sopportare nemmeno per un secondo, oppure con le loro azioni intraprendenti scoprono per l'ennesima volta l'acqua calda... gettando ulteriore caos nel già precario mondo delle Scuole, degli Stili e dei gradi.

La morigeratezza sembra proprio non essere una caratteristica degli Aikidoka!

Non si può fare nulla di tutto ciò, mentre in realtà stiamo facendo tutto?
Secondo noi... SI, si può!

In fondo le istituzioni Aikidoistiche non avrebbero in sé alcuna controindicazione ad essere vissute e godute dall'interno, se veramente funzionassero a dovere: se non lo fanno, facilmente sarà responsabilità di qualcun altro... ma diventa pure una nostra responsabilità qualcosa non tentassimo di modificare questa tendenza indesiderata.

Ma come fare a farlo se se ne esce? I panni sporchi si lavano in casa...

D'altronde ci fa anche piacere praticare un Aikido sereno, liberi di frequentare quando e chi desideriamo, giusto per il gusto di farlo: sicuri che la propria Ente malato di turno sia in grado di impedircelo?

Punto UNO: smettiamola di creare Associazioni, Federazioni, Enti nuovi... ed iniziamo a far funzionare meglio quelli che già ci sono; questo sarebbe un grande segno di maturità della comunità Aikidoistica!

Punto DUE: continuiamo a praticare come pare a noi... indipendentemente dai diktat che ci richiederebbero il contrario; siamo i "sovrani" dell'Ente che ci siamo scelti, non i suoi fanti...

UNO + DUE = pratica gioiosa in un luogo che ne ha bisogno e che quindi trarrebbe beneficio da ciò, ovvero le istituzioni Aikidoistiche che hanno bisogno di praticanti veri e non solo di burocrati e politici a scaldare le sedie che contano!

Nel giro di poco tempo le Scuole sarebbero piene di AMICI che hanno AMICI di altre Scuole o stili e nessun "monarca poco illuminato" avrebbe più la forza di chiederci di fare la guerra a chi stimiamo in nome di alcunché.

Ma la fattibilità di ciò dipende da NOI... ciascuno di NOI: non da qualcun altro.

L'auto-referenzialità rappresenta una sconfitta in partenza da quando la comunità Aikidoistica ha voluto espandersi e basarsi su regole più o meno comuni, e pare - fra l'altro - che in un mondo globalizzato ed in rete sia piuttosto sciocco impersonare il giapponese che combatte ad oltranza sul proprio micro isolotto per difendere il deposito delle munizioni, senza sapere che nel frattempo la GUERRA È FINITA!

Ma anche stare passivamente ai dettami malati di chi sembra rappresentare una certificazione qualitativa ha poco senso: diveniamo "pro-attivi" ed evitiamo così che venga fatto qualcosa di poco decoroso con i soldi del nostri tesseramenti...

... Ci andrà tempo per cambiare, forse generazioni: ma se non iniziamo mai questo processo, dovremmo forse attendere che si verifichi magicamente?

Noi non crediamo che potrà avvenire così, quindi tutti a sorridere sui tatami ed a lamentarsi meno di dover spalare qualche kg di cacca all'interno dei propri Enti per rendere più respirabile l'aria comune: dovremmo essere guerrieri e non dovrebbe spaventarci più di tanto la fatica, né il lavoro fatto con consapevolezza di spirito ed unità di intenti.

Facciamo vedere che a sto giro gli Aikidoka hanno capito la lezione e ne sapranno fare tesoro!



lunedì 11 maggio 2015

Onegaishimasu e arigatō: solo "per favore" e "grazie"?

Onegaishimasu!

... avete già sentito questo termine in Aikido?

È una parola che si sente pronunciare piuttosto di frequente sui tatami di tutto il globo terraqueo: di cosa si tratta e qual è il suo significato?

Ci sono molti Insegnanti, e di conseguenza molti praticanti, che nel conciliare l'Aikido con i propri usi e costumi locali tendono a non utilizzare troppo i termini giapponesi durante le lezioni: ciò talvolta causa il depauperamento di una parte importante della cultura e della tradizione profonda che permea la nostra disciplina.

[お願いします] "Onegaishimasu" è di per sè una frase, più che un singolo termine... e può non essere così semplice rendere bene il suo significato nella nostra lingua: "shimasu" è il verbo "fare" [為る "suru"] coniugato al presente... quindi, letteralmente, "faccio, fai, facciamo"...

"Onegai" viene dal verbo [願う] "negau" che significa letteralmente "desiderare, augurarsi, sperare". La "o" all'inizio del lemma è una particella onorifica, tipica del [尊敬語] "sonkeigo", ossia la forma cortese di rivolgersi al prossimo: è bene ricordarsi che in giapponese è possibile dire la stessa cosa con gradi di onorificenza differenti, a seconda della confidenza e della gerarchia sociale delle persone che interloquiscono fra loro.

Non è però lo stesso onorifico che utilizziamo, ad esempio, nella parola "O' Sensei": in questo caso, la "o" apostrofata è il troncamento di [大き] "ooki", che significa "grande"; Morihei Ueshiba era ed è per un giapponese (ed anche per noi) un "grande Sensei"!

Ma torniamo al nostro "onegaishimasu"... nella cultura giapponese, si usa "lo shimasu di onegai" in molte situazioni fra loro differenti: la connotazione di base è tuttavia sempre la sensibilità dello scambio, con un attenzione particolare alla benevolenza e ad un augurio di un futuro armonioso delle parti che stanno per entrare fra loro in contatto.

In generale - quindi - potrebbe equivalere ad un: "Io spero che il nostro rapporto porti a buone cose in avvenire." Onegaishimasu si usa anche durante la celebrazione del nuovo anno dicendo “che si farà tutto al meglio e con le migliori intenzioni”.

Un'altra connotazione, più famosa per coloro che praticano discipline marziali, è una sorta di "prego", nel senso di "Ti prego di lasciatemi addestrare con te." È una modalità utilizzata spesso nel chiedere un insegnamento ad un'altra persona, ed accettare i consigli ed il buono che questa dinamica porterà per chi formula questa frase.

Insomma, onegaishimasu potrebbe tradursi in modo completo in una frase tipo: "Ti prego di insegnarmi e mi impegno a dare il massimo mentre lo farai (per imparare) e mi auguro che l'interazione fra noi dia i frutti migliori per entrambi"...

... tutto in UN termine!

Capite come a volte tradurre un termine del genere con "per favore" possa risultare alquanto riduttivo?

La lingua e la cultura giapponese, pur nelle loro profonde diversità dalla nostre... ed anche nonostante le difficoltà che ciò può crearci, è una forma potentissima per veicolare significati profondi, che un lost in transitano rischia di farci ignorare del tutto.

All'inizio della lezione gli allievi dicono "onegaishimasu" all'insegnante e ci sta tutto il significato che abbiamo appena "spacchettato", ma anche il Sensei risponde nello stesso modo agli allievi, segno che anche lui ha qualcosa da imparare da loro e anch'egli si dispone a dare il massimo di se nell'interazione e nelle azioni che si appresta a fare!

Così accade anche quando ogni singola coppia inizia un esercizio: onegaishimasu è quella sorta di pre-contratto che dovrebbe servire a far filare tutto più liscio possibile sul tatami...

... ma veniamo al termine di un esercizio di coppia, o di una lezione: in questo caso la parola per noi marziana che si sente più spesso dire è [ありがとうございます] "arigatō gozaimasu", che viene tradotto con "grazie".

Vuol dire proprio "grazie" infatti, ma ci sono diversi modi per farlo e diverse attenzioni da tenere. Se ringraziamo di cuore la persona che ci sta dinnanzi perché veramente l'interazione con noi ci ha donato molto, anche questa espressione dovrebbe specchiare questo sentire.

In giapponese "grazie" si dice letteralmente "arigatō", e ancora più informalmente anche solo "domo"... ma qui il livello di cortesia si vuole invece alzare, proprio per le ragioni appena menzionate.

Arigatō gozaimasu è un grazie formale che non passa inosservato: il fatto che a volte si senta dire "arigatō gozaimasHITÁ" è legato al fatto che "mashita" è la forma passata di "masu" (il verbo "essere"). Ciò accade quando l'azione per la quale ringraziamo si è conclusa e non prevede di iniziare nuovamente a breve.

Secondo la tradizione giapponese, quindi, dovremmo dire "arigatō gozaimasu" al termine del lavoro di coppia con i nostri partner se li ringraziamo, ma il lavoro con loro non è ancora terminato del tutto, mentre "arigatō gozaimashità" se li ringraziamo per l'ultima interazione che abbiamo avuto con loro durante la lezione.

Al termine del keiko (l'allenamento) si usa quindi per forza la forma al passato (perché la lezione è terminata e si torna a casa), ma in questa occasione si usa addirittura la forma più onorifica di tutte, ossia "DOMO arigatō gozaimashita", che significherebbe qualcosa tipo: "Ti ringrazio proprio tanto per lo scambio arricchente che ho avuto con te".

Al solito il maestro lo dice agli allievi, così come essi lo dicono a lui: notate una specularità perfetta di cura vicendevole, di responsabilità differenti, ma ugualmente vissute con profondità... un attenzione ai dettagli che trasuda di presenza attenta a se ed agli altri!

Facciamo nostra queste queste frasi, se vogliamo, ma soprattutto i loro significati più profondi: un rapido inchino per sembrare più a mandorla non conduce allo stesso risultato né dentro, né fuori di noi...

DUE "parole", due CONCETTI, due modi di ESSERE più che altro: non siamo assolutamente dell'idea che alle nostre latitudini sia bene diventare "giappaliani", ma è importante riflettere insieme su cosa ci perdiamo a fare talvolta le cose in modo italianamente superficiale.

Siamo certi che la nostra cultura sia profonda e stupenda come quelle orientali ed abbia parecchio da insegnare a sua volta a tutta la gente con gli occhi a mandorla, assicuriamoci però di non perdere preziose lezioni che ci giungono dalla disciplina orientale che abbiamo volontariamente scelto di praticare!

どうもありがとうございました

Dōmo arigatō gozaimashità

Grazie mille!




lunedì 4 maggio 2015

Come aprire un corso di Aikido

Forse a qualcuno di voi sarà un giorno balenato il desiderio di aprirsi - prima o poi - un suo Dojo nel quale praticare Aikido.

In questo Post vorremmo offrirvi qualche indicazione per indirizzarvi sulla strada di realizzare il vostro sogno, o perlomeno le dritte per non incorrere in spiacevoli sorprese mentre ci state provando!

Supponiamo che abbiate già i requisiti per tenere un corso, solo che non sapreste da dove partire nel costruire un vostro gruppo di Aikidoka... ecco elencati di seguito alcuni passaggi importanti.

1) siccome siete già Aikidoka - e lo dovreste essere da un pezzo se volete sperimentarvi come Insegnanti che si staccano dal proprio Dojo di origine per intraprendere la propria strada - una delle cose più importanti è condividere questo vostro desiderio con le persone (e soprattutto i Maestri) che fino ad ora vi hanno affiancato e supportato.

Sembra una cosa da niente, ma è fondamentale emanciparsi senza sbattetela porta dei locali che vi hanno consentito di crescere fino ad oggi: la strada dell'insegnamento e della costituzione di un vostro gruppo può risultare anche ostica, quindi - oltre tutto - potreste avere anche bisogno di ulteriore supporto dai vostri (ex) colleghi...

... quindi cercate che questa vostra decisione sia compresa e non osteggiata dal vostro gruppo di provenienza;

2) in Italia non è così semplice avere a disposizione una struttura da dedicare esclusivamente all'Aikido in pianta stabile, quindi ora si prospettano 3 diverse alternative:

2A) andate a zonzo di palestra in palestra chiedendo se per caso qualcuno avesse intenzione di ampliare le proprie attività con un nuovo corso di Aikido.

In questo caso, di solito non si trovano soluzioni immediatamente soddisfacenti, in quanto "i posti migliori sono già stati presi" e sono rare le strutture che hanno voglia di investire su un nuovo corso (del quale non è noto a priori il potenziale), soprattutto se questo richiede un investimento di tipo economico per l'acquisto dei tatami.

Nella nostra personale esperienza, le possibilità migliori sono nei fitness center nuovi, che stanno partendo con TUTTE le loro attività e che quindi sono già naturalmente in una fase di forte entusiasmo nell'investimento. Ovvio che non è detto che li troviate a due passi da casa o nella zona che desiderereste: uno delle regole più importanti per iniziare è quella di "imparare ad adattarsi"!

La soluzione 2A) è quella meno costosa in termini di investimento economico personale ed è anche quella nella quale - di solito - non vi vengono nemmeno più di tanto richieste credenziali così specifiche (tipo: "Mi hai detto che sei un insegnante di Aikido, allora se ho lo spazio mettiti li e insegna!")...

Chi approfitta della leggerezza altrui, con la quale spesse volte i corsi vengono messi in piedi nell'esclusiva speranza di far affluire nella struttura nuovi iscritti, si dovrà ricredere presto: creare da zero un nuovo gruppo di praticanti non è una cosa così semplice, né immediata!

2B) potreste rivolgervi alle strutture pubbliche, costituendo una Associazione Sportiva Dilettantistica (meglio se con alcuni amici di pratica che già conoscete e che sarebbero disposti ad aiutarvi nel vostro progetto) e mettendovi in contatto con gli uffici che curano i rapporti fra i Comuni o le Circoscrizioni cittadine e le Associazioni.

Il vantaggio di questa possibilità è che è possibile trovare spazi pubblici da affittare ad un costo orario ragionevole (10,00 - 15,00 €/h) e quindi è possibile partire con un'attività nuova anche se non si possiedono già un consistente numero di iscritti.

Manco a dirlo, anche in questo caso, i posti migliori ovviamente sono già di solito presi e le Associazioni che li gestiscono si guardano bene da mollare la prelazione acquisita negli anni!
Sono infatti poche le strutture (perlopiù palestre scolastiche) che consentono di avere un tatami fisso, e potete giurarci che - in quelle poche - gli orari che fanno gola a tutti i marzialisti sono sempre gli stessi... quindi è facile che ci potrà essere da mettere in campo la propria determinazione e pazienza.

Tenete presente che spesse volte il tatami sovra essere acquistato a carico della vostra neonata A.S.D., qualora le strutture pubbliche non ne fossero dotate (quasi mai lo sono!).

Gli Enti pubblici non si interfacciano - solitamente - con soggetti privati, ma con persone giuridiche: da qui la necessità di costituire prima una Associazione Sportiva Dilettantistica per poter patrocinare attività come l'Aikido in favore dei propri Soci. Dialogherete con essi tramite il Consiglio direttivo della vostra A.S.D.;

L'ordine che viene seguito nell'assegnazione degli spazi è sia temporale, che geografico... nel senso che prima vengono accolte le richieste delle Associazione che da anni operano sul territorio, poi quelle nascenti (quindi sarete in coda!)... ed altrettanto, prima le Associazioni che hanno sede nel Comune presso il quale si fa la richiesta, poi quelle limitrofe;

2C) dopo aver costituito la vostra A.S.D. ricercate privatamente un locale destinato alla sua sede operativa, fra quelli in affitto o addirittura in vendita. Questa è la soluzione migliore per dare al vostro progetto una stabilità maggiore, ma è anche quella che richiede un investimento economico iniziale maggiore.

L'affitto (non parliamo nemmeno dell'acquisto!) è piuttosto oneroso (1500,00 - 2500,00 €/mese?) ed inoltre i locali vanno prima messi a norma e predisposti ad accogliere l'attività.

Vi sconsigliamo - fra l'altro - di dare eccessivo ascolto a ciò che vi propongono alcuni agenti immobiliari, secondo i quali ogni lo
cale di vostro gusto potrebbe diventare la sede per i vostri allenamenti: non è così, non più!

Loro hanno fretta di affittarvi/vendervi locali, ma in caso di controlli sarete voi - il Direttivo dell'A.S.D. - a finire nei guai.

In passato sovente garage e scantinati, magazzini semi-interati si trasformavano in palestre o luoghi anche destinati alle Arti Marziali, ma da allora la normativa è cambiata parecchio: ora nei comuni più grandi ed organizzati vi verrà richiesto una destinazione d'uso dei locali conforme a quella per la quale avete intenzione di usarli: ciò vuol dire che anche se trovaste un locale che fa al caso vostro, andrà scartato se possiede una destinazione incompatibile con quella adatta alle attività sportive.

Il locale dovrà essere completamente accessibile ai portatori di handicap, dovrà avere servizi igienici a loro dedicati, essere fornito di vie di fuga e dispositivi antincendio, presentare adeguati illuminazione e ricambio d'aria orario, altrimenti non avrete i permessi dai Vigili del Fuoco e dall'ASL di competenza.

L'ideale sarebbe poter rileverai un locale già precedentemente destinato a qualcosa di simile, in modo che non tocchi più a voi affrontare tutti questi aspetti: AAA palestra sfitta cercasi!

In ciascuna di queste tre ipotesi, sappiate comunque che ci va un po' a creare un giro di persone interessate alla vostra attività, poiché essa dovrà essere fatta adeguatamente conoscere alla cittadinanza che vive nei paraggi (leggi "PUBBLICITA'", che però verrà trattata in un prossimo Post).

Ammesso quindi che siate già pronti a fare un buon lavoro come Sensei, dovrete armarvi di quella pazienza che serve a far crescere il gruppo di persone che vi darà il mandato di insegnare loro: in questo periodo bisogna essere pronti ad auto-sostenersi economicamente (gli affitti agli Enti pubblici o ai privati saranno comunque da versare, così come i rimborsi di eventuali "datori di lavoro" potrebbero non esserci se non avete allievi).

Se questa eventuale fase della propria esperienza Aikidoistica (non tutti sono fatti per insegnare!) viene comunque vissuta con serenità e passione potrebbe costituire una delle avventure più belle da intraprendere, soprattutto se foste già inseriti in una rete di Aikidoka, che all'inizio potrebbero venirvi a dare una mano per l'avvio del corso.

3) a decretare se la decisione di "mettervi in proprio" sia stata quella migliore saranno sempre gli altri ed i feedback che vi giungono, sia dai propri successi, che insuccessi: l'importante è essere capaci di imparare la lezione in ogni caso!

Ci andrà pazienza, volontà di andare avanti in ogni caso, determinazione - forse anche caparbietà - e tanta passione: la buona notizia è che tutti hanno iniziato con i 1000 dubbi ed incertezze con i quali vi confrontate magari oggi, ma che non hanno impedito loro di farcela e di costruire un pezzo importante di struttura dell'Aikido, anche se a piccoli passi e con molta umiltà.

Queste avventure, se affrontate in modo sano, fanno crescere tantissimo la nostra Aiki-società, poiché costringono a guardarsi dentro alla ricerca di quelle motivazioni che rendono disponibili a valicare montagne impervie per materializzare i propri sogni.

Realizzare se stessi: non è forse questa una delle più alte forme d'amore?

Non è quindi anche una delle più alte forme di Aikido già in sé?

A tutti i novelli Sensei, un forte in bocca al lupo per i loro ambiziosi progetti... promettendo sempre supporto ed incoraggiamento dalle nostre pagine.

Fateci sapere i vostri pensieri, le difficoltà che state incontrando e magari anche come avete risolto alcuni dei problemi di cui abbiamo fatto menzione: servirà sicuramente da database esperienziale per noi e per altri praticanti!



lunedì 27 aprile 2015

Aikido & Tai Chi Chuan: un incontro inatteso

Qualche tempo fa, siamo stati invitati a partecipare ad una manifestazione di raccolta fondi per l'Associazione Kids Kicking Cancer - ONLUS (della quale vi avevamo già parlato QUIQUI): inizialmente la giornata prevista per il 22 marzo scorso a Torino avrebbe dovuto includere alcune dimostrazione di bambini e ragazzi praticanti di diverse Arti Marziali.

Vi offriamo lo spezzone del filmato girato l'anno precedente durante la medesima manifestazione...




Quest'anno però un imprevisto organizzativo ha fatto saltare completamente i palinsesti dell'evento, e anziché una dimostrazione con i più giovani, ci è stato richiesto - insieme ad altri Insegnanti - di coprire il lasso di tempo di un'intero pomeriggio con dimostrazioni di Aikido ed altro ancora, a cura degli adulti.

Come spesse volte accade in queste situazioni, gli allievi presi un po' all'ultimo non riescono a liberarsi facilmente dai loro impegni personali, quindi la partecipazione rischiava di essere particolarmente povera e così la copertura di "spettacolo" per l'intero evento.

Abbiamo visto che le altre discipline marziali presentano - per altro - esattamente le stesse dinamiche dell'Aikido.

Nello specifico, ecco cosa siamo riusciti a fare di prettamente Aikidoistico quel giorno...




 Ci si è trovato quindi, in poco più di un manipolo di Insegnanti con qualche allievo al seguito e con il compito di rendere interessante lo spettacolo offerto a tutti coloro che avrebbero partecipato all'evento di raccolta fondi.

È stato quindi così che da una telefonata veloce con un Maestro di Tai Chi Chuan è nata l'idea di provare ad interagire fra le nostre discipline, in modo tale da poter rappresentare qualche scambio significativo per il grande pubblico, ma che - al contempo - potesse essere anche utile ed interessante per gli Insegnanti che partecipavano alla manifestazione.

Così è stato e quindi Marco Rubatto, Capo Redattore di questo Blog ed Alessandro D'Oria - Insegnante di Tai Chi Chuan - si sono ritrovati al palasport "Le Cupole" per "interagire" in qualche modo...

... senza aver deciso bene come o preparato alcunché a tavolino.

L'evento si è rivelato una piacevole scoperta, poiché siamo stati capaci di rilevare numerosi punti di contatto fra le rispettive discipline, che pur si rifanno a tradizioni e periodi storici differenti.

L'Aikido (Giappone, scorso secolo) ed il Tai Chi Chuan (Cina del 1200 c.a.) hanno saputo scambiarsi sensazioni ed ispirazione da un incontro inatteso, e forse per questo particolarmente proficuo.

Sappiamo tutti che il sistema delle aspettative spesso ci intrappola in quello che desidereremmo o che vorremmo evitare: Marco ed Alessandro non si sono fatti fregare e si sono incontrati con estrema apertura e voglia di condividere con l'altro le rispettive discipline.

All'inizio si è optato per mostrare un momento solitario nel quale entrambi hanno perforato alcuni movimenti delle rispettive "spade": il dao per il Tai Chi e la katana per l'Aikido.

Prima difficoltà: il Tai Chi annovera diverse forme codificate di spada, mentre l'Aiki-ken no... quindi l'Aikidoka ha semplicemente eseguito alcuni movimenti spontanei provenienti dai suburi di base, per un tempo analogo alla durata della forma di sciabola del Maestro di Tai Chi.

In secondo luogo, i Maestri hanno voluto provare ad eseguire alcuni attacchi simili (fendenti, ganci, pugni) per vedere vicendevolmente quali erano le modalità caratteristiche di ciascuna disciplina di gestire quelle situazioni.

Si vede chiaro che ciascuno non aveva studiato la parte del "partner" che sa esattamente cosa gli succederà ed è pronto a reagire da manuale: Alessandro e Marco hanno fatto affidamento solo sulla loro sensibilità es esperienza, muovendo il corpo in modo spontaneo nel momento in cui dovevano ricevere la tecnica l'uno dell'altro.

Si tende ad essere abituati ad interagire solo con avversari  "addomesticati", anche solo dal fatto di praticare entrambi la stessa disciplina marziale.

Basta incontrare qualcuno che ne pratichi un'altra e tutte le nostre certezze, sul comportamento di uke vanno a gambe all'aria!

Crediamo però che sia un esercizio molto utile, arricchente e stimolante... che sprona a farsi nuove domande alle quali cercare di rispondere solo con altre nuove tonnellate di pratica...

L'idea finale per la breve dimostrazione è stata quella di proporre al pubblico una sorta di jiyu waza, nel quale ciascuno metteva l'altro sull'orlo di una percussione, di una leva, di una caduta... che poi però non veniva "chiusa"...

... per consentire all'altro di replicare - ovviamente nel suo modo caratteristico - con una dinamica analoga.

Non un combattimento, quindi, ma uno "scambio" di energia che i Maestri stessi volevano appositamente rendere sempre fluido e profondo, benché non necessariamente veloce o marzialmente risolutivo...

Questo è anche stato il livello nel quale ci si è percepiti più "simili", ovvero capaci di stare "nell'occhio del ciclone l'uno dell'altro", senza necessariamente essere consci di dove il movimento stesse portando: una sorta di "vela di energia", che poteva essere un eccellente motore dell'esercizio!

Tutto questo, come già dicevamo, è stato deciso e fatto SUL MOMENTO, senza prova alcuna e soprattutto... davanti a pubblico e telecamere!

Ci si aspettava un pubblico molto numeroso, come lo scorso anno, che ha registrato un palazzetto affollato di circa 400 persone: quest'anno è andata un po' peggio, ma crediamo che circa 150 persone fossero in tutto presenti.

Nè Marco, né Alessandro però si sono posti più di tanto il problema, tanto si trattava di "essere" e non di "apparire", quindi erano consci che qualsiasi cosa fosse successo, avrebbe rimandato la loro capacità di vivere le discipline che praticano ed insegnano da decenni.

I rimandi sono stati molto positivi, sia dagli altri Insegnanti presenti, che dal pubblico, che a posteriori da molti di quelli che hanno visto la breve demo insieme.

Un occasione di far INCONTRARE - e non scontrare - due diverse discipline marziali: una possibilità per interagire ed imparare insieme, scambiandosi sensazioni... sguardi ed emozioni.

Proponiamo anche a voi un breve report di quanto è accaduto quel giorno, così che possiate a vostra volta farvi un'idea personale.




Un dato certo è stato l'awase, direbbe un Aikidoka, che accomuna le PERSONE innanzi tutto, insegnanti, praticanti o meno... sia delle medesime discipline, sia di quelle scoperte o riscoperte affini.

Una curiosità di esplorare che si fa strada solo fra coloro che amano mettersi in discussione per fare la differenza innanzi tutto con loro stessi, ed indipendentemente dall'eventuale giudizio altrui.

Anche solo in questo senso, quindi, un'esperienza che ci pare di consigliare senza dubbi a ciascuno... ricordandoci quel detto orientale che recita:

"Nel mondo non ci sono buoni o cattivi, amici o nemici... ci sono solo maestri da cui apprendere"