lunedì 27 ottobre 2014

Una caduta fa alzare la popolarità dell'Aikido: Ukemi Everywhere Contest

Vi parliamo quest'oggi di una simpaticissima iniziativa dell'Associazione AkR, che sta iniziando con noi una proficua collaborazione... e quindi della quale vi parleremo a breve in modo più ampio e diffuso.

Qual è una delle cose che più caratterizza l’Aikido?

Beh... le ukemi!

A tutti noi sarà capitato di fare il tuffo con ukemi... ukemi sulla neve... ukemi in riva al mare... e allora ci siamo chiesti: perché non raccogliere le testimonianze di queste ukemi e farne un contest?

E come funziona questo contest?!

Molto semplice:

- recupera o registra un video mentre fai un ukemi (ti consigliamo, ma non è un obbligo, di farla fuori dal tatami). Il video deve durare al massimo una decina di secondi e deve essere senza effetti speciali (es. no rallenti);

- invia il video all’indirizzo di posta elettronica info@aikiryu.it (se possibile, in formato MOV; MP4; AVI);


- ti attribuiremo un codice progressivo e riceverai un'e-mail di risposta, nella quale ti chiederemo di darci il c
onsenso all’utilizzo del video che ci hai mandato;

- una volta inviata la tua seconda e-mail di conferma, il tuo video verrà montato, logato e caricato nella playlist “Ukemi Everywhere Contest" del canale AkR.

A questo punto potrai e dovrai condividere, pubblicizzare e far votare dai tuoi amici il tuo video: se scalerai la classifica e la dominerai con il maggior numero di “pollice su”, avrai vinto il contest!

Puoi vedere un esempio di seguito!



Chi e come partecipare al contest?

Tutti, indistintamente, adulti, piccini, da soli, in coppia o in gruppo; si possono eseguire mae ukemi, ushiro ukemi o tobi ukemi, in keikogi o in borghese, in costume o con gli sci ai piedi: non è importante come, l’importante è che sia una ukemi...

Può essere una caduta stupenda o anche un epic fail... ricordati: più spettacolare e strana sarà la tua ukemi e maggiore sarà la probabilità di vincere il contest!

Tempistiche

Il contest si apre l’1 novembre 2014 e si chiude il 31 dicembre 2014.

Dopo questa data individueremo il video che ha preso il maggior numero di “pollice su” e proclameremo il vincitore sia sul sito www.akrdojo.com sia sulla pagina Facebook di AkR.

Premi

Beh, in primo luogo la fama e la gloria di avere realizzato l’ukemi più votata dal Web!

...ed inoltre:

- 1° Classificato: accesso libero a tutti i seminar di Aikido organizzati da AkR che si terranno nell’anno 2015 (valore circa 200,00 €) + T-Shirt ufficiale dell'evento

- 2° Classificato: accesso ridotto (50%) a tutti i seminar di Aikido organizzati da AkR che si terranno nell’anno 2015  + T-Shirt ufficiale dell'evento

- 3° Classificato: 1 tubetto di pomata per le contusioni +  T-Shirt ufficiale dell'evento  ^__^

I primi dieci classificati verranno nominati nella “wall of fame” dell’evento e otterranno un certificati di partecipazione e classificazione.

Ora non ti resta quindi che "cadere"... e dare sfogo alla tua fantasia!!!

Fai vedere anche tu quanto ci tieni a mostrare che sei un vero Aikidoka...

Il vincitore del primo "Ukemi Everywhere Contest" potresti essere proprio tu!!!

Segui anche l'evento su Facebook al seguente link!

Aikime ovviamente saprà darvi aggiornamento di questo simpatico progetto, così come condividere con tutti voi le gioie (ed i dolori!) delle ukemi più fantasiose mai viste sul Web.


martedì 21 ottobre 2014

Buon compleanno Aikime: 7 anni di Aikido on-line a 360º!

21/10/2007 - 21/10/2014: 7 anni di Aikido on-line a 360º... BUON COMPLEANNO AIKIME!

E come sapete "7" è il numero perfetto: è il numero che indica la totalità ed un ciclo naturale completo (7 giorni della settimana, 7 note, 7 colori, 7 chakra... 7 nani ^__^).

Quest'oggi quindi Aikime chiude il suo primo ciclo completo di esistenza... ed apre il SECONDO, è quindi un giorno importante, che spiega il ritardo rispetto alla solita pubblicazione settimanale.

In 7 anni abbiamo lavorato tanto, abbiamo studiato, abbiamo informato, fatto riflettere e ci siamo fatti conoscere... ma soprattutto abbiamo saputo "fare-rete", ossia creare nuove ed importanti connessioni fra Scuole, stili e praticanti... insomma fra PERSONE!

Questo era uno degli aspetti che mancava - secondo noi - prima di Aikime...

... ma ora non più: tutte le frammentazioni che anche l'attuale società Aikidoistica italiana (e mondiale) presenta forse sono dovute al fatto che stiamo cercando tutti cose simili, ma utilizziamo linguaggi e parametri differenti in questa ricerca... tanto da avere spesso la sensazione di dirigerci in direzioni divergenti.

Beh, non è così sempre... ed Aikime ed il suo successo ne sono la dimostrazione più palese.

Facendo quindi tesoro di questa enorme comune esperienza, proseguiamo il nostro viaggio comunitario con una consapevolezza tutta nuova, che consente di comprenderci (prenderci-con), accettarci per quello che siamo e valutare quale sia il prossimo passo nella direzione dell'Aikido, pur mantenendo le proprie distinte personalità, che tanto sono utili ad arricchire questa nostra avventura comune.

Attualmente questa rete significa:

- centinaia di post, indicativamente letti da 150 persone al giorno, 4000 persone al mese e circa 220.000 contatti dall'apertura del nostro Blog.

- un frequentatissimo gruppo Facebook - Aikime REVOLUTION - che conta 550 membri (filate ad iscrivervi se ancora non siete fra quelli!);

- un canale video dedicato, con decine di video auto-prodotti, che conta circa 180 iscritti e che ha fatto fino ad ora qualcosa come oltre 75.000 visualizzazioni;

- centinaia di approfondimenti sull'Aikido, dei quali vi ricordiamo la principale caratteristica: sono TUTTI LAVORI INEDITI, ovvero non scopiazzati da altrove!!!




Questa è la nostra forza ed è anche la metodologia con la quale proseguiremo i nostri lavori.
In pentola bollono numerose novità che riguarderanno già le prossime settimane ed i prossimi mesi.

Ve ne anticipiamo alcune:

- andremo a vedere come si comportano tutti quei progetti innovativi dei quali vi abbiamo parlato fino ad ora, per vedere che seguito e risultato hanno avuto... a distanza di qualche anno dalla loro partenza;

- stiamo programmando un nuovo Aiki-censimento dell'Aikido italiano (l'unico esistente lo abbiamo realizzato noi nel 2008), che ci aiuti a tracciare meglio possibile l'identikit della nostra disciplina sul territorio, utilizzando le migliorie che la tecnologia ci ha regalato dai tempi dell'ultimo nostro lavoro;

- stiamo realizzando nuovi video storici e didattici, che affrontino tematiche poco frequenti dell'Aikido, e che quindi ricoprono un notevole interesse per tutti coloro che utilizzano il Web per avere informazioni preziose sulla disciplina che praticano o insegnano;

... e molto, ma molto altro ancora!

Inutile ammettere che questa importante mole di lavoro, partita quasi per gioco, ora ci impegna un numero considerevole di ore alla settimana - tutte rigorosamente svolte in volontariato: in questo momento la nostra Redazione sta cercando nuovi e validi collaboratori per ridistribuire al meglio ruoli, responsabilità e compiti, così come sta cercando nuovi sponsor che l'aiutino ad assorbire le spese a cui facciamo fronte per mantenere il servizio ancora free per tutti i nostri lettori ed utenti.

Fino ad ora abbiamo trovato fortunatamente sulla nostra strada l'Hara Kai - A.S.D., che sotto questo punto di vista ci aiuta molto: vi parleremo presto meglio di questa interessante realtà, poiché rientra già nei nostri progetti breve-medio termine.

Chiunque di voi si reputi un partner serio, desideroso di collaborare con noi, ci contatti in privato.

Un enorme grazie per il seguito e per l'affetto che ci dimostrate a decine ogni giorno: samurai è un termine che etimologicamente deriva dal verbo "servire" (saburau)... e con le nostre pagine siamo onorati di servire una così nobile causa come l'Aikido.

Ancora grazie a tutti!

lunedì 13 ottobre 2014

Le commissioni d'esame: la responsabilità di giudicare un essere umano

Pressoché tutte le Scuole e gli stili di Aikido svolgono esami per il passaggio di grado dei praticanti.

Normalmente i gradi più bassi (kyu) vengono attribuiti nel proprio Dojo, mentre quelli più elevati (dan) si ottengono in occasione di raduni ed eventi nei quali sono previste opportune sessioni d'esame.

Sempre di solito (tranne rare eccezioni), vengono formate commissioni esaminatrici che hanno lo scopo di testare i candidati: gli esaminatori sono persone che dovrebbero sapere il fatto loro in materia di Aikido, così da non avere problemi nel giudicare con criterio chi si sottopone agli esami.

Ok, ma come si giudica correttamente un candidato agli esami?

Esistono errori madornali che è possibile compiere, pur facendo parte di un "consiglio di esperti"?

Nessuno ne parla, e sovente si sentono storie di "ingiustizie" che sembrano perpetrate proprio in occasione di esami tenuti davanti a (nominalmente) impeccabili commissioni esaminatrici...

Come mai? Cosa c'è che non quadra?

Ha ragione la commissione a promuovere/bocciare uno specifico candidato, o questi... che sostiene di essere stato fatto oggetto di pregiudizi... o non trattato secondo favoritismi concessi ad altri?

Il meccanismo dell'Aikido qui spesso si inceppa, ed i discorsi da spogliatoio diventano spesso "Hai visto, mi hanno segato mentre hanno promosso quello la che sapeva meno di me!".

Spesso ci sono abbandoni celebri di praticanti a seguito di bocciature "non digerite" agli esami.

Ci chiediamo cosa vada storto in quelle occasioni, facendo qualche riflessione insieme sul significato stesso degli esami e dei test per i passaggi di grado.

Innanzi tutto una commissione, nel suo modo di essere  generalmente intesa, è un'insieme di persone che si riunisce per il giudizio di qualcosa, ma proprio per far si che esso possa risultare il più obbiettivo possibile, e non venga troppo influenzato dal pensiero soggettivo di un'unica persona.

Nell'Aikido tradizionalmente è il Maestro che decide, e può benissimo NON avvalersi di alcun "consiglio dei saggi" che lo supporti in ciò: se egli è "Sensei" sul serio, non dovrebbe averne bisogno, in quanto vigilerà lui stesso sulle sue intemperanze emotive, di cui sa di essere potenzialmente vittima.

In questo modo l'auto-referenzialità sale al massimo, e con essa anche il soggettivismo di una decisione: "Il Maestro diche che è così... perché SI!"... nessuna spiegazione o motivazione potrebbe essere aggiunta a ciò e l'allievo dovrebbe accettare ogni conseguenza di questa azione... confidando che essa è stata intrapresa nel suo interesse.

Sarà ora che i "Maestri veri" scarseggiano un po', sarà che l'Aikido si è espanso notevolmente a tutte le latitudini, ma le cose più importanti normalmente vengono decise in assemblee di senpai... e non per pontificazione di un Deus ex machina.

Le inteperanze di questo o quel membro dovrebbero quindi già essere calmierate dal saggio consiglio dei colleghi, che dovrebbero tendere a trovare prima un equilibrio interno, prima di esprimere qualsivoglia giudizio sui candidati che si sottopongono agli esami.

Già questo in Aikido non sempre si verifica, perché talvolta le commissioni non vengono - di fatto - costituite con persone che si conoscono bene fra loro e che sono già abituate a collaborare con profitto.

Spesse volte ci si conosce di vista, di fama, talvolta non si è nemmeno mai praticato insieme... e ciascuno non interviene nei giudizi altrui, solo perché poi pretenderebbe di essere ripagato dai colleghi con la stessa moneta, ma non per vera e profonda collaborazione!

Non sempre quindi le commissioni esaminatrici non possiedono quel volano di stabilità interna per il quale - almeno nominalmente - vengono formate: prendiamone atto.

Aggiungiamo a ciò il fatto che non sempre i membri di una commissione conoscono i candidati degli esami e le storie che stanno dietro a chi si presenta a sostenere i test.

Se da un lato ciò potrebbe agevolare una certa obiettività di quello ciò che si è chiamati a giudicare, dall'altro... si frappone ad un giudizio "saggio" di ciò che avverrà.

Ogni candidato ha una sua storia e quando performa una tecnica XY del suo programma, utile al raggiungimento di un grado secondo i prerequisiti tecnici della sua Scuola di riferimento, metterà dentro ciò che fa TUTTO se stesso: le proprie aspirazioni, insicurezze, competenze, timori, ambiguità... ciò che farà sarà la fotografia federe di una PERSONA, non di un modo di fare ikkyo o kotegaeshi.

Se nessuno conosce questa "storia pregressa" il rischio è che non si abbiano gli strumenti utili per decodificare bene a cosa si sta assistendo.

Merita più lo shodan un giovane arzillo e talentuoso che si allena al Dojo una volta al mese e per giunta distrattamente, ma che ha un'ottima capacità di scimmiottare il proprio Maestro... o una persona un po' più attempata o meno talentuosa che non perde mai una lezione, che quando va a casa non manca di riflettere su ciò che ha appreso a lezione, che sbaglia in continuazione, ma non si fa abbattere da ciò e persegue il fine di migliorare se stesso, pretendendo sempre più da sé?

Magari la tecnica migliore verrà mostrata dal primo esempio, mentre il secondo "farà quel che può" sotto il punto di vista tecnico, ma la sua azione sarà densa dello spirito che egli mette in ciò che fa!

Chi è il più "maturo" dei due sotto un punto di vista Aikidoistico?

Chi dei due impersona meglio a livello di significato il grado shodan?

Se ci fermassimo alle apparenze, promuoveremmo il primo (che invece sarebbe da castagnare!) e bocceremmo il secondo (che invece obiettivamente potrebbe non arrivare MAI a fare movimenti migliori di quelli che ha mostrato)... mentre se qualcuno conoscesse la storia dei candidati, questo errore potrebbe essere evitato, informando gli altri membri della commissione.

Altro esempio.

Arriva un allievo candidato per sostenere un esame dan: sarà una persona intenzionata ad insegnare o uno che continuerà a praticare per il puro gusto di farlo?

La differenza non è banale, perché ovviamente dal primo bisognerebbe pretendere di più che dal secondo, visto che a sua volta lui si assumerà la responsabilità della crescita di altre persone. Ma come sapere questo se nessuno ha relazioni con lui e se la commissione si deve accontentare di ciò che tecnicamente gli sarà presentato?

Altro esempio.

Abbiamo difronte a noi un candidato: dove vive e pratica di solito?

Quali sono stati i suoi Insegnanti?

Quali e quante sono state le sue possibilità di formarsi correttamente prima di sottoporsi agli esami?

Ci sono regioni d'Italia in cui le dinamiche Aikidoistiche sono molto accese (Piemonte, Campania, Lazio, Toscana, Emilia...) ed altre nelle quali sono quasi assenti (Molise, Abruzzo, Basilicata...): una praticante/Insegnante che è locato su un territorio sul quale avvengono stage di Aikido ogni settimana avrà sicuramente più possibilità di praticare sotto guide esperte di chi deve fare centinaia di chilometri e sobbarcarsi notevoli costi di trasferta per andare "a farsi vedere" da qualche occhio esperto.

Nel momento in cui all'esame ci capitasse una persona meno fortunata a livello logistico, siamo certi che dovremmo pretendere da lui lo stesso livello di qualità di chi ha 10 Dojo di shihan sotto casa?

Forse si, forse no... ma vale la pena di pensare quali potrebbero essere le conseguenze di una commissione che propende per l'una o l'altra decisione... ma nuovamente bisogna prima "conoscere i nostri polli"!

Altro caso... Si presenta una persona interessata ad iniziare a far crescere una comunità Aikidoistica in un luogo in cui adesso non c'è nulla: è bene fermarlo agli esami fino a quando non sarà "perfetto" o concedergli un grado che gli possa consentire di far progredire i suoi progetti a favore di una divulgazione empire più capillare dell'arte... facendogli presente che il suo valore è rapportato proprio alla sua situazione particolare, ma che egli dovrà contestualmente impegnarsi a colmare "ciò che ancora gli manca" nel procedere del suo cammino?

La troppa comprensione genera mostri esattamente come il troppo rigore uccide brava gente: la commissione esaminatrice avrebbe il compito di stare al di sopra di questi due estremi e fallimentari atteggiamenti.

Ogni cosa va contestualizzata, perché possa avere il suo massimo senso, valore e significato... quindi è importantissimo conoscere la persona che si giudica, fors'anche solo per constatare se essa abbia o meno fatto dei progressi sulla strada dall'ultima volta che l'avevamo incontrata!

Ma se ci fermassimo a giudicare SOLO ciò che vediamo, allora rischieremmo di promuovere/bocciare con notevole superficialità, poiché l'Aikido NON è la sommatoria delle sue tecniche, benché si esprima attraverso di esse.

Chi giudica, in commissione o meno, ha poi sempre il compito di agire a SUPPORTO della causa che porta avanti INSIEME a chi è giudicato, quindi non ne dovrebbe fare mai qualcosa né di troppo personale, né di eccessivamente impersonale.

I candidati sono ESSERI UMANI, non macchine utensili... quindi diventa sempre una questione piuttosto delicata il giudizio verso una realtà così complessa ed in continuo cambiamento: anche gli errori di giudizio spesso si pagano cari ed è necessario assumersi la responsabilità di conseguenze da essi causati.

L'Aikido attuale pecca - secondo noi - un po' di questo senso di responsabilità: è fin troppo facile attribuire ad una lista di tecniche da esibire il raggiungimento di un "modo di essere"!

Non c'è abitudine al lavoro di rete, perciò ogni Insegnante si sente un po' libero di fare il "piccolo O' Sensei" fra le mura del suo Dojo... fermo restando che poi non è così capace di collaborare con i suoi colleghi qualora gli venga affidata la responsabilità di far parte di una commissione esaminatrice, davvero in grado di farsi carico di un giudizio responsabile a 360º del candidato che si trova dinnanzi.

La cura a ciò talvolta è peggiore della malattia: ci si rinchiude nel nostro piccolo feudo a distribuire gradi "casalinghi, che non sono dipendenti da nessun altro... e che sicuramente si confanno al migliore dei giudizi "il nostro"... ma sono gradi riconosciuti solo fra coloro che ne attribuiscono un valore affettivo.

Andare d'accordo con una comunità ed essere costruttivamente interdipendenti è sicuramente più complesso dell'auto-referenzialità, ma significa intessere buone relazioni che spesso sono il vero tallone d'Achille per molti Maestri di Aikido.

Significa rimandare le proprie opinioni, facendo però anche nostre quelle degli altri, e trovando dei punti di equilibrio e mediazione fra le varie esigenze che si presentano: noi vorremmo sempre essere giudicati da commissioni che siano prima capaci di questo!

Pace ed armonia si... ma solo fino a quando non c'è possibilità di conflitto con qualcun altro: bella coerenza!

In ogni caso - come spesso ci diciamo su queste pagine - la situazione attuale sembra non molto attenta a questi aspetti relazionali e comunitari, con la conseguenza che a volte proprio dalle commissioni esaminatrici posso giungere i messaggi più ambigui e disfunzionali ai candidati che si sottopongono al loro giudizio.

L'unica è importante azione fattibile al momento ci sembra essere quella di RENDERSENE CONTO ed iniziare quindi a far si che ciò migliori ed evolva, partendo dai modesti ma importantissimi contributi di ciascuno di noi.


lunedì 6 ottobre 2014

Lezioni private di Aikido? ... Parliamone

In media una volta al bimestre veniamo in contatto (direttamente o indirettamente) con qualche richiesta di "lezioni private" di Aikido: un fenomeno quindi non molto frequente, ma che merita - a quanto pare - i suoi 5 minuti di gloria ed interesse.

Coloro che si informano in merito alla possibilità di frequentare lezioni private appartengono a categorie professionali e sociali molto eterogenee.

C'è l'imprenditrice divorziata con figli a carico, che è rimasta impressionata da ciò che ha letto sulla filosofia dell'arte... e che quindi frequenterebbe volentieri un corso, solo che di sera deve fare la mamma e le sarebbe impossibile uscire di casa.

C'è il portatore di un lieve handicap fisico, che ritiene difficile per le sue caratteristiche frequentare con un gruppo regolare, quindi si informa sulla possibilità di prendere qualche lezione "mirata" alle sue specifiche esigenze e possibilità.

C'è l'appartenente alle Forze dell'Ordine, che molto volentieri frequenterebbe i corsi serali, ma fa un sacco di turni, dagli orari sempre incerti, quindi suppone che la sua regolarità di frequenza vacillerebbe parecchio... quindi si informa in merito ad eventuali "lezioni private"...

... e questi non sono che gli ultimi tre esempi di richieste che abbiamo direttamente ricevuto in Redazione.

Ovvio che qui non ci troviamo in Giappone e non siamo nell'epoca e nel contesto socio-culturale nel quale l'Aikido è stato coniato: in occidente pensiamo che tutto posa esserci cucito addosso su misura, tipo abito da sarta, se siamo in possesso di sufficienti fondi.

Le nostre vite sono diventate frenetiche e molte volte non siamo più padroni né del nostro tempo, né degli spazi che intenderemmo dedicare a noi stessi: in questo contesto, sorge più che spontanea la richiesta di una lezione privata di Aikido, ne più ne meno, come faremmo con il tennis o con lo sci.

Ma l'Aikido non è uno sport, malgrado sia vissuto da alcuni come tale e per molti non rappresenti nulla più che un hobby.

Non è nato per questo però: il suo Fondatore ci aveva visto una seria possibilità di redenzione per la razza umana, rispetto a tutta una serie di conflittualità interne che aveva compreso come sciogliere o armonizzare in modo proficuo.

Arte marziale si, ma molto particolare... diremmo noi!

A tirare un pugno si impara relativamente presto: a rispettare noi stessi ed il prossimo durante un momento di conflitto ci va di sicuro più tempo...

Chi desidera frequentare lezioni private di Aikido tutto questo normalmente NON lo sa: è stereotipato su una serie di attività nelle quali questa richiesta sarebbe più che lecita ed intelligente, quindi non ne coglie le differenze e si offende o fraintende, se rispondiamo un secco "No!".

Altrettanto vero è che l'Aikido si pratica in gruppo, sotto la direzione di un Insegnante... e normalmente si cerca di farlo in modo cadenzato e costante nel tempo: ciò significa tempo a disposizione, in orari ben specifici che non possono essere più di tanto scelti... e relazioni inevitabili quanto costruttive ed irrinunciabili con altri compagni di pratica.

Uh... la cosa si fa difficile: ricavare uno spazio settimanale protetto da eventuali altre incombenze ed accettare di essere uno in mezzo a tanti!

Però l'Aikido si apprende al meglio così: l'Insegnante mostra un esercizio, un movimento, una tecnica o esprime un concetto... ed il gruppo prova a farlo suo attraverso l'esperienza diretta.

L'Insegnante solitamente mostra ciò che crede giusto grazie alla collaborazione di un allievo esperto, in modo tale che la sua spiegazione renda al massimo... e soprattutto i neofiti vi possano assistere indisturbati.

Quando il Maestro sceglie un allievo fra i principianti come uke... di solito questi rischia di non capire nulla di ciò che poi deve fare, bensì abbia provato sulla sua pelle cosa l'Insegnate intendesse.

Dov'era lui?
Era "sotto i ferri"... e proprio questo ha saturato tanto i suoi sensi, da renderlo cieco e sordo rispetto a quanto succedeva... a quanto di voi è accaduto?

In una eventuale lezione privata di Aikido, l'Insegnante mostrerà un esercizio sull'unico allievo presente: sicuri che egli riuscirà a comprendere "mentre è sotto i ferri", cioè senza avere la possibilità di osservare comodamente dal di fuori ciò che accade?

E poi ancora: quando sarà la volta dell'allievo di "fare"... egli non potrà che lavorare con l'Insegnante: sicuro che ciò possa risultargli così utile?

Certo un Maestro "sa come mettersi" sia per agevolargli il lavoro, sia per ostacolarglielo (se necessario): ma come mai allora si scelse la dimensione del gruppo e non quella della trasmissione diretta da persona a persona (che per altro ha funzionato con altre discipline marziali)?

Semplice: perché il gruppo costringe il neofita a confrontarsi con tante tipologie di "specchio" differenti!

Ciò che risulta immediato con qualcuno, potrebbe risultare difficilissimo con altri: lo studio dei perché di ciò porterà l'allievo a crescere e maturare sui suoi errori... ma cosa accadrebbe se ci fosse solo una persona con cui praticare?

Potremmo convincerci che "tutto il mondo è così"... che cosa avviene con lui, avverrebbe con tutti: un errore madornale, che potrebbe essere pagato in frustrazione e fallimenti vari, nel momento in cui dovessimo metterci in gioco in condizioni diverse...

L'Insegnane - fra l'altro - potrebbe risultare uno specchio TROPPO potente con il quale iniziare a specchiarsi: la frustrazione potrebbe essere eccessiva e quindi un eventuale abbandono del cammino diverrebbe più probabile.

Non crediamo quindi che la "lezione privata" sia la dimensione più adatta ad apprendere l'Aikido: potrebbe però essere un qualcosa di efficace a rendersi conto di ciò e che aiuti il neofita a re-indirizzarsi su un corso tradizionale... ma avendo compreso meglio i perché di tale scelta.

Non diciamo quindi "No" categorici - almeno noi non lo facciamo - ma aiutiamo chi si rivolge ai nostri Dojo a comprendere le motivazioni che ci spingono ad incoraggiare un certo percorso piuttosto che un altro.

Le lezioni private sono sicuramente un modo per fare cash in modo rapido e veloce un po' in tutti i settori, e ciò non è detto che sia un male: nell'Aikido tuttavia non crediamo che possano divenire un idoneo sostituto stabile dei percorsi di gruppo, tutto qui!

Ciò che ci pare tuttavia importante è far giungere alle persone che domandano informazioni sulle lezioni private i ragionamenti di cui sopra, che non sono così scontati per un profano: se non lo facessimo, non dovremmo lamentarci troppo dei mancati interessamenti del pubblico alla disciplina.

Detto ciò, ogni interessato viene rispettato nelle sue opinioni ed esigenze specifiche, senza che questo modifichi ciò che riteniamo sia corretto ed etico nei confronti dell'Aikido.

Our 2 cents.

lunedì 29 settembre 2014

Gradi alti in Aikido? Cronache di ambiziosi intenti e di problematiche umane

Non tutti sanno come sia impostato in Aikido, in ambito sia internazionale, che nazionale, il rilascio di gradi oltre il 4º dan: per questa ragione vorremmo gettare luce sull'argomento mediante questo Post.

Ogni Scuola, ogni Stile ed Ente ha sue particolari specifiche per il conferimento dei tanto blasonati"gradi" dei propri praticanti, ma più o meno tutti concordano sul fatto che dal 1º al 4º dan essi debbano corrispondere ad abilità di carattere tecnico.

Dopo questi test, di difficoltà necessariamente crescente, si entra tuttavia in una no-fly-zone, nella quale le regole per proseguire nella propria strada diventano molto meno chiare ed univoche.

La prima considerazione che facciamo è questa: i gradi in Aikido sono divenuti necessari ed - a tratti - problematici, dopo la divulgazione dell'Arte in tutti i continenti, poiché al tempo di Morihei Ueshiba, esisteva UN SOLO UOMO, cioè lui, che poteva arrogarsi il diritto di stabilire il livello dei suoi allievi, attribuendo ad esso un valore numerico.

Nessuno andava contro il parere e la volontà del proprio Sensei, un po' per cultura e tradizione nipponica, un po' perché non erano ancora stati fissati standard che strutturassero questo importante risvolto della pratica.

Ma, già al suo tempo, risultava assolutamente accettato che la promozione ad un grado successivo avvenisse IMPROVVISAMENTE e per una volontà INSINDACABILE del parere dei propri vertici/senpai/Maestri.

Si utilizzava (e si utilizza ancora) la formula [推薦状] "suisenjo", ossia "la raccomandazione, della quale potrete già trovare ampia spiegazione a questo link.

In Italia questo termine assume una connotazione tutta sua, legata al cattivo utilizzo che ne si è fatto nella storia. Raccomandazione sa di sotterfugio e preferenza disonesta, che fa scegliere un individuo su un altro in virtù delle sue conoscenze o dei "favori" con i quali è disposto a "ricambiare" la promozione.

Inutile dire che in origine significasse ben altro!

"Se sono il tuo Sensei, chi meglio di me può sapere quanto vali?!
Quindi nel momento in cui io dichiaro che il tuo grado deve essere XY, mi assumo la responsabilità di ciò che affermo, e certifico il grado con la mia stessa reputazione".

Se un Maestro non fosse stato più che attento alla scelta degli allievi meritevoli, il suo stesso nome sarebbe stato reso risibile.

In Aikido, la tradizione ha voluto che le tecniche, gli esercizi biomeccanici si considerino appresi entro il 4º dan, e mostrati dinnanzi ad una commissione tecnica, appositamente dichiarata idonea a giudicarli... ma dopodiché la strada avanza tramite altri parametri.

Dal 5º dan in poi, infatti, non dovrebbe essere più un'abilità tecnica quella ad essere testata (a meno di quanto asseriscono alcune realtà, come F.I.J.L.K.A.M., che sta preparando per il 2015 l'introduzione dell'esame da 5º dan!?!...) ma una consapevolezza tutta diversa e più profonda sulla disciplina stessa, che riguarda il livello stesso di commistione ed ingaggio con essa del praticante/Insegnante.

Seconda considerazione: avere un grado elevato, in origine NON era affatto sinonimo di dedicarsi all'Insegnamento dell'Aikido: si poteva (e si può) rimanere semplici praticanti (per quanto esperti) a vita.

Attualmente sono POCHE però le persone che si trovano in questa situazione, quindi - di solito - un grado elevato è ANCHE una persona che insegna, cosa che assume non poca importanza nella valutazione di quali dovrebbero essere le sue caratteristiche, per questioni legate alla responsabilità che egli si assume davanti al prossimo.

E quali dovrebbero essere questi famosi "requisiti" di un grado superiore in Aikido?

Un gruppo di Insegnanti anziani di solito si riuniscono ogni anno (così avviene almeno all'Aikikai Honbu Dojo) per valutare chi, con la sua opera ed impegno, si stia particolarmente mettendo in luce per commistione con la disciplina, chi ne favorisca particolarmente la conoscenza e la diffusione, chi si contraddistingua con opere che particolarmente si sposano con il messaggio che la filosofia dell'Aikido vorrebbe portare nel mondo.

Esistono dei requisiti di "anzianità" per questi gradi elevati, che comprendono sia l'età anagrafica, sia il tempo intercorso dalla precedente promozione, ma dopodiché ciò che la fa da padrone è la conoscenza che si ha del candidato, del suo comportamento e della sua opera.

Abbiamo parlato dell'Aikikai internazionale, che fa un po' da esempio ed a traino a tutte le organizzazioni dell'Aikido, ma più o meno tutti gli Enti che ne patrocinano la pratica si sono regolati in modo analogo.

Da ciò emergono tuttavia delle questioni e delle problematiche non indifferenti, che proviamo ora ad analizzare.

I gradi vengono di solito conferiti da una struttura centrale a quelle periferiche, in modo piramidale... o ad albero: più questa comunicazione è buona e fluida, più le "foglie" sono certe di essere in continua connessione con la linfa del "tronco".

Questo però accade troppo di rado in pratica.

Così, all'interno di queste Organizzazioni chi ha qualche "santo in paradiso", vedrà più facilmente presa in considerazione la sua istanza di promozione, rispetto a chi si fa il mazzo quadruplo, ma lavora più per l'Aikido che per i profitti dell'Organizzazione stessa.

In merito a ciò, ricordiamo che l'Aikikai stessa sia attualmente più simile ad una S.P.A. per intenti, che ad un organo votato alla divulgazione di alcunché (ma potremmo dire la stessa cosa per quasi tutti gli altri Enti simili)...

Così avanza di livello chi ha più conoscenze che meriti, e tutto inizia nuovamente a sapere di quella "raccomandazione" della quale in Italia non andiamo più così fieri... mentre per bene che uno lavori, se non c'è un "gran capo" che china la testa per prendere in considerazione "il suo caso", rimane là nel Bronx, a farsi il mazzo da 4º dan a vita.

Così il parente/amico del Sensei X è 6º dan a trent'anni (ci sono rari casi in cui ciò è meritato, per onestà è bene ricordarlo), mentre tu che sei un "prete in periferia" continui a tirare avanti NONOSTANTE "il Vaticano"!



Non che salire di grado sia poi così fondamentale per tutti, ma è parecchio indicativo che in Aikido - anche ad alti livelli - continui a risultare così problematica una coerenza fra intenti e risultati.

Potrebbe essere una diretta conseguenza della pochezza umana, soprattutto quando attraverso di essa si tenta di giudicare il lavoro altrui o a parametrizzarlo.

I gradi elevati dovrebbero essere lo specchio dell'incarnazione della filosofia dell'Aikido, proprio perché a fare la tecnica X o Y dovrebbero avere già imparato prima, quindi il valore aggiunto dovrebbe essere mostrato dalla coerenza fra ciò che si è e ciò che si fa.


Decisamente troppo impegnativo: meglio seguire il blasonato shihan che mostra un'Aikido di preziosa ed elevata fattura, con un ottimo pedigree, anche se nella sua vita personale egli è tre volte più incasinato di noi...

Ma dove sono andati a finire quindi tutti quei saggi e preziosi consigli sull'efficacia dell'Aikido nella vita quotidiana, se poi - lui per primo - non riesce ad applicarli nella normalità?

Nessuno vigila su questo, a meno che non ci sia fatti - spesso a proprie spese - gli occhi capaci di indagare e tenere in conto questi aspetti.

La gerarchia dei gradi più elevati quindi spesso diventa un lobby che non promuove più di tanto perché ci possa essere ancora una differenza formale nei meriti fra "loro" e "gli altri": per nulla Aikidoistico come atteggiamento!

D'altronde la persona non addetta ai lavori si orienterà preferibilmente verso un curriculum, e quindi anche un grado più elevati per iniziare la sua pratica... e da ciò avviene la possibilità di grande fraintendimento e delusione fra ciò che il nostro maestro DICE di essere, e ciò che in realtà È!

Noi siamo convinti che la corsa ai gradi elevati sia qualcosa di abbastanza suicida... poiché se il percorso è fatto con coscienza è qualcosa che richiede più oneri che onori al candidato "gran Maestro", valori che poi è bene essere in grado vivere... prima ancora di rimandare agli altri.


Non sappiamo se saremo in grado in Aikido di migliorare questo livello di coerenza fra intenti e vita vissuta in futuro, né se saranno i gradi più elevati a darcene esempio
: ciò che è certo è che ora troppi di loro pensano ad elementi di "Aiki-politica", poco a collaborare e spesso sprecano un sacco di energia a farsi la guerra fra loro...

... segno che, a volte, possedere un grado elevato risulta qualcosa di ingombrante ed imbarazzante da esibire alla comunità.

Ma del resto, se il trend non ci piace, tocca alla comunità stessa essere più esigente con i suoi "rappresentati", che ovviamente in Aikido dovrebbero essere attivi per lavorare a favore della disciplina più che per tenersi care le loro convenienze personali.

Talvolta invece i gradi alti invogliano al delirio, alla pari di quelli della febbre!