lunedì 2 marzo 2015

Il Maestro mendicante di allievi

Avere un buon Maestro in Aikido è sicuramente una delle priorità di ogni allievo.

Quindi ciascuno cerca, cerca... fino a quando un giorno approda a qualcuno che gli sembra incarnare al meglio questo ruolo.

L'allievo attribuisce fiducia, rispetto ed attenzione alla sua guida... spesso sacrificando tempo, energie e denaro per coltivare la sua passione, seguendo le lezioni, andando ai seminari che il suo Sensei gli indica...

Fin qui tutto da protocollo.

Solo che poi un giorno - gira che ti rigira - egli può anche avere l'impressione che il Maestro abbia bisogno di lui più di quanto non accada al contrario: in questo caso, benvenuti nel mondo dei "Maestri mendicanti di allievi"!

Si tratta di un sottobosco di personaggi che non possiedono il seguito spontaneo che forse desidererebbero avere: Insegnanti senza allievi... generali senza esercito, insomma.

Queste sanguisughe sanno di poter essere Maestri SOLO se si trovano davanti a qualche allievo, quindi quando ne trovano uno non lo mollano nemmeno a pagare: in questi casi, anche l'allievo più devoto inizia a comprendere che c'è qualcosa che non va nel rapporto con il suo Sensei...

Perché la gente lo eviterebbe altrimenti come la peste?

Se una persona ha la stoffa per essere la guida di altri, normalmente attirerà a sé persone bisognose di "essere guidate" da qualche parte... ma che dire di coloro che sono state guide in passato (magari mirabili!) ma che adesso sembrano aver perso questo ruolo nei confronti della società?

Non sappiamo perché un fatto simile possa essere accaduto: negligenza, cambiamento del momento storico, delle propensioni pedonali... sta di fatto che al momento non c'è più il pienone come un tempo (se mai c'è stato).

In questi casi, assistiamo ad uno dei più squallidi e svilenti scenari che l'ambito dell'Aikido moderno riesce ad offrirci, ossia quello di un Sensei che fa di tutto per legare a sé ed instillare forme di dipendenza nei propri allievi.

I tratti somatici di questa operazione sono quantomai chiari, esaminiamone i principali:

1) instillare dubbio, diffidenza o svalutare coloro che praticano altrove, sparlando di altri Insegnanti, stili o Scuole di Aikido; un buon Maestro non ha bisogno di parlare male di nessuno, anche se fosse al corrente di nefandezze commesse da altri suoi "colleghi"; più il vostro Sensei parla come una sorta di Novella 2000 dell'Aikido, più c'è qualcosa che non va!

2) creare sensi di colpa in coloro che "non fanno i bravi allievi", che manco a dirlo saranno coloro che non riesce a comandare a bacchetta e che quindi non sottostanno a tutti i suoi desiderata; un buon Maestro è capace di CREARE il gruppo che guida, quindi non si sognerebbe mai di tenere atteggiamenti in grado di dividerlo o creare fazioni al suo interno;

3) creare situazioni ed eventi nei quali "mancare" sarebbe particolarmente grave, ma solo perché egli ne ricava un tornaconto personale da tutto ciò (visibilità, soldi, potere...). Talvolta un bravo Insegnante richiede ai suoi allievi un certo ingaggio, ma lo fa a favore del loro sviluppo... il suo disinteresse personale deve essere evidente;

4) non si da mai del tutto, poiché così facendo prepara l'esigenza di avere ancora bisogno di lui; un Maestro che si rispetti fa il contrario, cercando di spronare gli allievi alla maggiore indipendenza possibile, conscio che la perenne mancanza del loro svezzamento sarebbe sinonimo di un suo fallimento;

Il Maestro non è dio, è una persona come tutti che ha percorso un po' più strada dei suoi allievi, ha commesso prima di loro un sacco di errori che loro si trovano a commettere ed affrontare oggi: per questo sa essere una buona guida.

Talvolta egli si siede su se stesso, e gli allievi quindi presto o tardi raggiungono e quindi hanno bisogno di cercare un'altra guida altrove: questa cosa può essere triste, ma è sicuramente molto umano che possa accadere.

Far finta di niente e cercare il modo per non scendere "dal trono" è una patologia di quell'ego che evidentemente non era stata ancora curata e risolta in precedenza (il che fa pensare che il Sensei di turno non fosse tale nemmeno quando riusciva ad abbindolare qualcuno per un po' di tempo).

Era una recita, mentre il Maestro non è un ruolo che si può simulare... lo si può eventualmente solo ESSERE!

Quando i personaggi di cui parliamo superano disgraziatamente la responsabilità della conduzione di un singolo Dojo, e diventano reggenti di un'area, di una parte del territorio, del ramo di una Scuola... allora i viscidumi si fanno ancora più assurdi.

C'è ci telefona ai Maestri locali con i quali collabora magari da anni e chiede loro di organizzargli seminari con un ritmo che non giova solo all'apprendimento degli allievi, ma anche alle entrate ed alla visibilità del "Maestrone-Guru di turno".

Ovvio che un Insegnante responsabile, se accetta il compito di curare un certo numero di Dojo, deve poterli frequentare con regolarità, per rendersi conto delle varie evoluzioni del lavoro locale... ma da li a richiedere vere e proprie tangenti sotto forma di stage il passo è lungo!

C'è chi dice al Dojo X: "Sai, sto per organizzare un importantissimo seminar, al quale vi raccomando massima partecipazione, poiché ci saranno anche tutti quelli del Dojo Y e Z... è un'occasione da non mancare!"... poi - manco a dirlo - dice analogamente ai responsabili del Dojo Y, e del Dojo Z...

L'avete capita la burla, non è vero?

Il Boss di turno muove grandi numeri senza averne di fatto nessuno, poiché utilizza gli allievi degli altri per giungere dove sa di non poter arrivare con i suoi... ma soprattutto lo fa più per il suo tornaconto che per altro!

Ricorda quella famosa barzelletta, del tipo che telefona ad un'amico e gli dice "Ehi, questa sera vieni da me? Dai facciamo un'orgia, sarà una serata imperdibile!"

L'amico un po' titubante: "Un'orgia... ma come..."
E lui incalza: "Si, un'orgia, dai non puoi mancare... ci divertiremo un casino!"

E l'amico, sempre più preoccupato: "Ma chi ci sarebbe...?"
E l'altro: "Beh, se vieni anche tu e la tua ragazza... saremmo in TRE" ^__^

Questa dinamica ci pare tutt'altro che sporadica in Italia e personaggi simili si annoverano praticamente tra le fila di ogni Scuola o Ente.

Cosa spinge a tali devianze?

Parzialmente ci sfugge - ad essere sinceri - ma crediamo che sia veramente ostico per certi maestri (la "M" minuscola è d'obbligo!) fare un passo indietro dalla tentazione di monopolizzare la scena, a costo di utilizzare manipolazione e sotterfugi.

Inutile dire che anche la fine di queste dinamiche è piuttosto nota: gli allievi non sono fessi a vita e non appena mangiano la foglia veramente poi il "Sensei furfante" non li vede più, com'è logico che sia.

Un Maestro è con voi anche quando rimanda di non essere d'accordo con voi, perché fa ciò che a voi serve, non per forza ciò che vi piace; un maestro invece vi castagna o vi fa complimenti in funzione di quanto potrà sortire da ciò per se stesso.

Un Maestro se vi promuove o vi boccia agli esami rischia in entrambi i casi di "perdervi", ma tanto non è lui ad vere bisogno di voi... semmai è il contrario! Un maestro invece cerca di "trattenervi", e lo fa proporzionalmente alla sua fragilità ed insicurezza, poiché sa che senza di voi verrebbe meno l'aura mistica della quale ama ricoprirsi.

Un Maestro non vi chiederà mai di pensarla come lui, anche se vi chiederà attenzione al suo pensiero... mentre un maestro - anzi un maestrino - vi richiederà sicuramente di divenire suoi cloni, la sua "longa manus", non faciliterà in voi libertà e spirito critico, quanto dipendenza, senso del compromesso e della manipolazione.


Diciamo questo perché se nel vostro Dojo o giro Aikidoistico aveste sino ad ora annusato comportamenti simili non vi sentiate così soli: sono cose che purtroppo capitano... e nella nostra esperienza possono essere addirittura utilizzate per maturare molto nella disciplina che pratichiamo.

"Chi tutto vuole nulla stringe", recita il proverbio... e così accade a quei Sensei che mendicano ciò che dovrebbe spettargli di diritto se solo fossero all'altezza della posizione che credono di impersonare.

La lezione di ritrovarsi da soli in mezzo al deserto siamo certi che possa essere un tocca sana anche per loro: un bell'Aiki-boomerang che non potrà che farli riflettere!

lunedì 23 febbraio 2015

Aikido - Pionieri, il mio percorso

Spesso da queste pagine vi abbiamo parlato di testi interessanti sull'Aikido ed oggi vogliamo proporvi un testo che può sicuramente considerarsi tale...

Si tratta di "Aikido - Pionieri, il mio percorso", del Maestro Rober Fabbretti di Genova, pubblicato nel 2013 per le edizioni "Book Sprint".

Si tratta di un volume di 160 pagine che abbiamo ritenuto particolarmente degno di nota, in quanto contiene una storia semplice di vita vissuta a contatto con l'Aikido, il Dojo ed i tatami... che risale però al periodo pionieristico di questa disciplina nel nostro Paese.

Nella fattispecie, nel testo sono egregiamente narrati gli esordi liguri dell'Aikido che hanno riguardato l'Autore in prima persona.

Questo libro non ha la pretesa di comunicare verità insondabili, né alcuna altezza filosofica: è la cronistoria della semplice esperienza vissuta per far decollare la nostra disciplina in un tempo in cui era molto meno conosciuta di oggi.

Il Maestro R. Fabbretti è riuscito in un intento piuttosto complesso a nostro dire, poiché non si è solo limitato a raccontare fatti storici che sicuramente non sono noti alle leve più fresche degli attuali Aikidoka...

... ma è riuscito, con una forma semplice, umile e lineare, a dipingere bene lo stato emotivo con cui egli ed i suoi compagni di avventura vivevano passioni e difficoltà del tempo.

E perché mai questo reportage potrebbe risultare importante al giorno d'oggi?

Perché traspare chiaramente quanta dovesse essere la tenacia per superare nell'ORDINARIO difficoltà che oggi considereremmo insormontabili con il solo fine di allenarsi e portare avanti i propri ideali!

Rober Sensei nel libro parla della sua Genova, degli esordi dell'Aikido con i maestri Motokage Kawamukai, Yojii Fujimoto, Hideki Hosokawa... e naturalmente Hiroshi Tada Shihan, ma c'è di più...

... egli ci parla della costruzione dei primi Dojo interamente dedicati alla pratica dell'Aikido, delle difficoltà di mandarli avanti senza un vero e proprio Maestro continuativamente presente, ma come una sorta di "alleanza fra senpai", che si davano il turno anche negli aggiornamenti, impegnandosi quindi a condividere ciò che ricordavano e che avevano compreso, una volta ritornati "a casa".

Oggi tutto questo ci potrebbe sembrare assurdo: non è così difficile trovare corsi tenuti da 2º, 3º o 4º dan... nei quali i principianti sanno di poter contare su un occhio più esperto ed allenato per progredire.

Nel periodo storico narrato nel testo invece sembra quasi che ogni miglioramento, ogni upgrade di un praticante fosse da guadagnarsi strappandolo a morsi dalle mille difficoltà che si venivano a creare anche solo per praticare, spesso per il solo desiderio di fare Aikido!

Rober Sensei ci parla di un paio di Dojo faticosamente costruiti da lui in prima persona, così come dai suoi "compagni di avventura" di allora e dai rispettivi amici e parenti, che spesso sono nati in locali di fortuna, creati con materiali e manodopera 100% fai da te.

La sua storia però narra anche dei problemi di gestione di questi locali, dei problemi di spazio, di affitto... della concorrenza sleale di un Medico Sportivo che indirizzava i ragazzi altrove per una mera questione di ideologia politica.

Ci racconta con estremo dolore anche di come questi Dojo siano stati chiusi, l'attività fermata ed il gruppo disperso.

Il suo libro però è anche una viva testimonianza di quanto la voglia di ricominciare abbia sempre fatto la differenza e sia riuscita a far ripartire le lancette del suo Aikido, anche dopo 16 anni di inattività a causa di una seria problematica fisica.

Nel 2012 l'incredibile amore per la sua disciplina lo ha portato a ricalcare il tatami, quasi si trattasse una "malattia incurabile" che si attenua solo con gli allenamenti!

Noi abbiamo passato fino ad oggi una carriera Aikidoistica molto più piana della sua, molto meno caratterizzata da difficoltà di quelle dimensioni... quindi non possiamo che provare ammirazione verso tanta dedizione alla propria strada personale.

"Aikido - Pionieri, il mio percorso" non è solo un record degli esordi della disciplina nel nostro Paese, ma è un vero e proprio monito alle generazioni future di Aikidoka: che essi possano leggere quanta fatica e quanti ostacoli hanno dovuto affrontare i loro predecessori per rendere l'Aikido ciò che è oggi.

Talvolta la condizione odierna dell'Aikido non ci piace, e da queste pagine spesso ne abbiamo parlato senza peli sulla lingua... ma è anche bene prenderci 5 minuti per rendere merito ed onore a chi ci ha messo del suo per "spianarci la strada" e seminare qualcosa di buono... che è nostro compito ora cercare di far crescere e migliorare più possibile.

Se volete quindi avere una buona ragione per smettere di lamentarvi su tutto quanto vi impedisce oggi di allenarvi quanto desiderereste (il lavoro, la crisi, moglie/marito fidanzata/fidanzato rompiballe... spazio insufficiente, il tempo che manca...) vi consigliamo caldamente di leggere questo testo: potreste iniziare a farvi un po' schifo da soli ogni qualvolta la mancanza di voglia è mascherata da "difficoltà insormontabile".

L'Aikido proviene sicuramente da una generazione di praticanti che ha fatto molti errori (solo i morti non sbagliano), ma proprio in virtù del MOLTO che è stato senza dubbio fatto e senza il quale non saremmo qui a parlarne oggi: a loro va il nostro più ampio riconoscimento e tributo!

"Aikido - Pionieri, il mio percorso" è un libro per NON DIMENTICARE le fortune che ora diamo per scontate, ma che sono state costruite con fatica e sofferenza. Il testo può essere ordinato on-line al seguente LINK, buona lettura a tutti!

Grazie Rober Sensei per aver condiviso con noi la tua preziosa esperienza!

lunedì 16 febbraio 2015

I doveri di un allievo

Spesse volte su queste pagine ci siamo soffermati a descrivere tutte le virtù che dovrebbe possedere un buon Maestro... e presto torneremo addirittura a fare considerazioni importanti quanto impopolari su questo tema...

... ma oggi, solo oggi... ci dedichiamo anche ad esaminare quali dovrebbero essere le caratteristiche di un BUON ALLIEVO, perché pure quest'ultimo non può fare sicuramente ciò che vuole in un Dojo!

Il rapporto Maestro-allievo, senpai-kohai... e più in generale, dei praticanti fra di loro sono tipologie di relazione che si basano sulla condivisione di un qualcosa.

Si arriva nel Dojo come singoli individui, ma - una volta abbracciata una disciplina - si rimane in qualche modo legati ad una collettività ed a elementi come rispetto e responsabilità, senza i quali NON è pensabile poter progredire nella conoscenza e consapevolezza.

Funziona un po' come in una famiglia: quando si è piccoli ci sono papà e mamma che lavorano, e i figli che vanno all'asilo e giocano...

Poi i figli iniziano la scuola: trascorreranno di sicuro ancora molto tempo nelle attività ludiche, ma i compiti e lo studio divengono il loro primo "impegno e dovere", che è da onorare, tanto per se stessi, quanto per ringraziamento ai genitori che consentono loro di acculturarsi e crescere.

In un Dojo è uguale: quando ci si arriva spesso si hanno le idee molto confuse su cosa vogliamo e sul perché cerchiamo proprio in quel luogo; questo è il momento di metterci comodi e "vedere come fanno gli altri", oltre che di accettare di buon grado i consigli dei più "esperti e saggi".

Poi però il ragazzo cresce e vuole iniziare ad avere qualche soldino in tasca per uscire con gli amici: la scuola è importante, ma per non essere completamente dipendente dal proprio nucleo famigliare, si insegnerà per guadagnarsi qualche spicciolo con un lavoretto...

... molti di noi lo hanno fatto. Si passa cioè dall'essere esclusivamente "figli" ad essere "figli che però prendono contatto col mondo ed imparano a viverci dentro".

I genitori faranno ancora la parte di quelli che garantiscono per la prole, ma essa diverrà conscia che guardare il mondo dalla finestra non basta più!

Nell'Aikido accade qualcosa di analogo: agli ultimi arrivati il Sensei tende a chiedere poco o nulla, ma più si entra nel vivo della disciplina, più è necessario condividere oneri ed onori della quotidianità degli allenamenti.

Ogni tanto toccano le pulizie del Dojo, che prenderanno tempo aggiuntivo e fuori orario rispetto agli allenamenti.

Un principiante potrebbe pensare che il pagamento della sua quota  per il corso lo esima dalla necessità di lavorare gratuitamente per il luogo in cui si allena, ma sbaglierebbe non poco...

Pulire il Dojo e mantenerlo in ordine è PARTE integrante DELL'ALLENAMENTO, così come piegare l'hakama a fine lezione!

Nei Dojo tradizionali in Giappone (e non solo li!) ancora oggi si pulisce TUTTI insieme sia PRIMA che DOPO ogni singola lezione... il che significa che spesso i tatami sono luoghi che splendono!

Quando i ragazzi, devono trovare una loro occupazione, un loro posto nel mondo: ciò implica MAGGIORE coinvolgimento in ciò che si fa, meno possibilità di restare comodi a vedere come le dinamiche evolvono.

In un gruppo di Aikidoka vale esattamente la stessa dinamica: crescendo nella consapevolezza della disciplina si diviene - a propria volta - un esempio per le persone che iniziano dopo di noi, quindi non ci è più permesso di mostrare un comportamento infantile o irresponsabile nel confronti del Maestro, dei compagni e dell'arte stessa.

Dovremmo fornire ai neofiti lo stesso supporto che abbiamo ricevuto (o che avremmo desiderato ricevere) quando ci trovavamo al loro posto!

Un allievo, a questo livello, ad esempio avviserà in anticipo quanto sarà costretto a mancare una lezione: non dovrebbe essere una regola imposta dal Maestro, ma un segno di comprensione del ruolo che abbiamo assunto nei confronti degli altri membri del gruppo.

La nostra presenza o assenza non passa inosservata, quindi - pur sentendoci liberi di organizzarci la vita come crediamo - dovremmo tenere a mente che le nostre azioni influenzano quelle degli altri.

Per un senpai, allenarsi 2 volte al mese... quando pare a lui... è qualcosa che lo esautora immediatamente dal suo status di "allievo esperto" o "anziano"!

Ci possono essere imprevisti e momenti difficili della vita per via del lavoro, della salute, della famiglia: tutto il gruppo capirà e non saranno necessarie scuse... ma se si vuole continuare ad occupare la posizione che ci siamo guadagnati, dobbiamo continuare a mostrare CON I FATTI che lo meritiamo.

L'essere un fuoco di paglia in Aikido conta quasi nulla: la differenza la fa la costanza e quanto diamo l'idea che gli altri possano contare su di noi... così come nessuno ha dubbi che si possa contare sulla disponibilità del Maestro.

Egli tuttavia non è l'UNICO a dover rimandare questa disposizione interiore: è solo il primo di tutti a doverlo fare, in modo tale da insegnare con l'ESEMPIO agli allievi ciò che a loro volta sarà necessario incarnare.

Fare ottime tecniche, essere bravi cascatori... non farà di noi bravi allievi ed Aikidoka: l'Aikido richiede tutto ciò, ma va oltre: diventa un modo d'ESSERE!

Più la nostra posizione sarà consolidata, più avremmo oneri nei confronti del Maestro, dei compagni e del Dojo: un senpai non è solo una persona che merita rispetto, ma qualcuno che continua a guadagnarselo GIORNALMENTE!

Essere presenti, costanti, affidabili, responsabili sono quindi buone norme di un allievo che abbia voglia di vivere al meglio il proprio ruolo... e attenzione: egli lo fa innanzi tutto per se stesso... perché sente che è l'atteggiamento più opportuno, prima ancora che per offrire supporto ai compagni ed all'Insegnante.

Chi non comprende questo e continua ad accampare scuse su scuse per non fare propri gli stimoli a crescere che riceve in un corso, sta solo facendo il parassita o lo scroccone.. e presto o tardi si troverà scaricato, se la dinamica di gruppo è sana.

"I doveri di un allievo" non sono qualcosa che il Maestro può realmente imporre: ovvio che ciascuno è sempre libero di fare un passo indietro se avverte che le aspettative o la pressione personale si fa troppo intensa ed indesiderata, ma - anche in questo caso - c'è modo e modo di farlo.

Non farsi più vedere ad un corso, improvvisamente, senza dare più notizie di sé, senza salutare i compagni, senza confrontarsi con l'Insegnante in merito alle ragioni che ci spingono a cambiare strada è un'ennesimo comportamento poco coerente con ciò che tentavamo di apprendere sul tatami.

Se per giorni, mesi o anni ci ha fatto comodo trovare un Dojo aperto che ci accogliesse, un Sensei disposto ad insegnarci qualcosa e dei compagni disponibili a donarsi reciprocamente... poi questa cosa va ONORATA anche se decidessimo di lasciare il gruppo e l'Aikido stesso!

Cerchiamo di lasciare pulito il piatto in cui abbiamo mangiato a lungo: non si sa mai che ci possa servire nuovamente in futuro! ... E ci va poco a comportarsi in modo sincero, responsabile e rispettoso...

Un corso di Aikido sopravvive soprattutto perché ci sono gli ALLIEVI: l'Insegnante è importante e spesso egli è il vero e proprio motore della passione del Dojo, ma senza gli allievi, da solo cioè 
potrebbe fare ben poco...

Un corso ha un'iscrizione che deve essere pagata puntualmente: se volete aiutare, NON fate aspettare ed evitate che vi debbano rincorrere per farvi versare il dovuto!
Il rispetto si rimanda con i fatti.

Se il Sensei organizza un raduno o uno stage, lo fa soprattutto per supportare lo sviluppo dei suoi allievi: egli potrebbe prendere bagaglio ed automobile ed andarsi a formare DA SOLO dove lo aggrada.

A volte invece si sente di CONDIVIDERE l'esperienza di u a formazione ulteriore e chiama un Maestro ancor più titolato di lui nel proprio Dojo: per fare questo si sobbarca di lavoro di organizzazione ed oneri finanziari.

Un allievo che comprende questo di certo farà di tutto per cercare di non mancare allo stage... Questo è il momento in cui un Insegnante HA BISOGNO del supporto del gruppo che lo segue: è poco rispettoso che egli si trovi da solo guardandosi alle spalle.

Nella nostra esperienza, nonostante gli eventi vengano calendarizzati con circa 1 anno - 6 mesi di anticipo, ci sono sempre quella decina di persone che si svegliano all'ultimo e ti dicono: "Così dopo domani c'è lo stage? Ah, cavolo... sarei venuto ma devo andare a fare shopping con la fidanzata...!"

Un regolare esempio di cretino... oppure di qualcuno che non tiene a sufficienza a ciò che pratica e si coinvolge come e quando vuole lui/lei.

Solo che l'Aikido NON è una pasticceria, nella quale entri e prendi SOLO ciò che ti piace!

Ci sono dimensioni personali e collettive che vanno vissute ANCHE se preferiremmo evitare: magari potrebbero non essere piacevoli ma risultare MOLTO UTILI!

L'allievo che non tiene conto di quanto abbiamo scritto, che si crede immune da certi doveri nei confronti del luogo in cui si allena e delle persone che vi si trovano all'interno, magari si crede "furbo" a comportarsi così, ma deve sapere per amore di verità che si sta minando da solo la possibilità di toccare certe consapevolezze nella disciplina che pratica...

Sono quelli che rimandano: "Ma a me non interessano tutte ste cose, perché io voglio solo tenermi un po' in forma..."

Ottimo: crediamo che il fitness faccia meglio al caso di costoro... o comunque potranno aiutarci magari a pagare affitto e riscaldamento del Dojo con la loro poco utile presenza... Meglio di niente, certo...

Statisticamente in un gruppo c'è sempre qualche "zavorra", qualche peso al traino che frena l'evoluzione della collettività: cercate di non occupare troppo a lungo però una posizione così meschina, tutto li...

Se notate una mancanza nella sala degli allenamenti, una piccola manutenzione che andrebbe effettuata, non attendete che se ne accorga e provveda il Maestro: sentitevi in diritto di METTERCI DEL VOSTRO e dargli una mano. Lo apprezzerà di sicuro lui, ma aiuterà voi a sentirvi sempre più "dentro" alla vostro percorso in seno alla disciplina.

Chi impara a prevenire le esigenze del proprio Insegnante e del proprio gruppo e provvede con risorse proprie ad appianare gli ostacoli sulla strada altrui... impara - a specchio - a fare la stessa cosa sulla propria via.

Non è forse qualcosa che tutti noi desidereremmo accadesse?

In occidente li chiameremo forse "lecchini", perché vogliamo vedere a tutti i costi una sorta di tentativo di scalata sociale che si basa sull'accettazione di sudditanze e compromessi; in oriente vengono tutt'ora definite "persone sagge", impegnate e perciò meritevoli di grande dignità e rispetto.

Manco a ricordarlo, l'Aikido sa abbastanza di orientale come disciplina!

L'importante è non desiderare di ottenere di più di quello che si offre: l'Aikido è uno scambio ALLA PARI, chi desidera molto... deve prima impegnarsi con i fatti a DARE proporzionalmente altrettanto!

Se ci impegniamo a fare i "buoni allievi", oltre tutto... abbiamo poi il pieno diritto di avere un Insegnante che fa altrettanto, ma pretenderlo a priori è il solito atteggiamento immaturo di chi specchia sul prossimo le proprie problematiche e mancanze.

lunedì 9 febbraio 2015

Aikido & grande cinema tutto da rivisitare

Sulla scia del successo di un nostro Post precedente che ha giocato su "Aikido & pubblicità" (lo trovate QUI), proseguiamo con le nostre irriverenti rivisitazioni, presentandovi quest'oggi "Aikido & ... GRANDE CINEMA"!

Non ci spiacerebbe che la nostra disciplina avesse una continuativa e meritata visibilità sul grande schermo... ma in mancanza di famosi produttori di Hollywood in vena di investire qualche soldo in kotegaeshi ed iriminage, Aikime quest'oggi vi presenta una sua particolarissima "notte degli Oscar" per veri Aiki-nerd!

Iniziamo con un vero must per ogni Aikidoka, cioè la capacità di cadere, rialzarsi... ricadere e rialzarsi ancora più forti di prima: si chiama l'arte delle ukemi.

In prima assoluta, vi proponiamo quindi la locandina del film "Il Signore delle Ukemi", con un magico Morihei Ueshibaragorn... in vena di far volare qualche massima universale!



Proseguiamo con qualcosa di più drammatico, come lo è la guerra.. specie se le battaglie venissero vissute specialmente dentro noi stessi: è questa la caratteristica principale dell'Aikido.

Vi presentiamo allora un Rambo, incazzato al punto giusto con il suo EGO... come andrà a finire questa violentissima battaglia!



Il nostro viaggio prosegue con un tuffo nella fantascienza più classica: un Blade Runner sui generis ci ricorda quanta tradizione e tecnica dell'Aikido rischi di andare perduta, soprattutto per una dilagante ignoranza mostruosa sulla pratica del buki waza... ma diamo la parola ad un androide che la sa lunga in merito!



E dalla fantascienza al comico senza soluzione di continuità: tutti li a voler imitare le gesta di O' Sensei, a voler diventare forti come lui... addirittura invincibili...

Ma come ci comporteremmo se il nostro desiderio all'improvviso venisse per caso esaudito?
Saremmo a nostro agio per una settimana nei panni del Fondatore?

Un giovanissimo Jim Carrey proverà questa imbarazzante sensazione per noi nel divertentissimo film "Una settimana da Kami"!



Ma ritorniamo alla fantascienza più nota anche al grande pubblico: si dice spesso che l'Aikido migliore sia quello eseguito abbattendo ogni forma di rigidezza e resistenza, di origine fisica, emotiva e mentale...

Mettere in pratica tutto ciò è veramente complesso, ma non servono i Borg a minacciarci... di sicuro ciascun Aikidoka ci proverà più che volentieri!



Sarà l'uomo a sopravvivere all'Aikido o quest'ultimo ne vedrà la definitiva caduta?

Se l'Aikido si basa - come dicono - su principi universali allora la sua longevità dovrebbe sicuramente essere molto maggiore di quella strana creatura che calpesta questa terra da qualche minuto, rispetto all'orologio cosmico!

Non facciamoci troppe domande, mettiamoci comodi e gustiamoci in widescreen full HD "HighlanDO: l'ultimo immortale"!



Dell'Aikikai si dicono le migliori e le peggiori cose insieme: una tracciabilissima connessione con il Fondatore, ma anche una sorta di "multinazionale" dei gradi, che spesso non garantisce che Aiki-patacche da appendere al muro.

Una commedia brillante potrà farci sicuramente sorridere dei pregi e dei limiti che legano indissolubilmente la strada di molti Aikidoka con quella della casa madre, Honbu Dojo di Tokyo... vi presentiamo quindi la locandina del famoso film "Il Diavolo veste Aikikai"...



Ora qualcosa per i più piccoli!
Una fiaba... e cosa c'è di meglio di Biancaneve?!
Sarà vero tutto ciò che dicono i 7 nani sull'Aikido? A volte è bello credere alle favole, altre invece è meglio costruire la realtà in base alle nostre esperienze personali, pronti con i popcorn?



E concludiamo con un grande classico del fantasy: un film con il quale noi tutti siamo cresciuti ed abbiamo sognato ad occhi aperti... che ci insegna quanto sia importante allenarsi senza sosta per tutta la vita... perché, come ci ricorda Morihei Ueshibastian, il moto non può fare che bene!







lunedì 2 febbraio 2015

Organizzi un Seminario di Aikido? Aspetti poco noti...

Oltre che un investimento di tempo, soldi e danaro... andare ad un seminario di Aikido organizzato da qualcun altro è sempre un piacere, un divertimento e talvolta un onore...

Ma chi vuole passare "dall'altra parte del bancone" ed organizzare un evento Aikidoistico aperto a tutti i praticanti si trova spesso dinnanzi a problematiche poco note.

Un tempo era semplice:

- si individuava un Insegnante "d'interesse";
- si trovava un luogo in grado di ospitare l'evento;
- si trovavano tatami sufficienti a riempirlo (di solito prestati da amici, Associazioni partecipanti...);
- trovare un sufficiente numero di partecipanti, tali da coprire con le quote di partecipazione le spese del Sensei e di affitto dei locali...

ed il gioco ERA fatto... ed è fatto ancora molto spesso così!

Solo che ci sono problemi ai quali non siamo preparati, perché talvolta non ne sospettiamo nemmeno l'esistenza!

Facciamo qualche esempio...

Tranne quando l'organizzazione di un evento Aikidoistico è DIRETTAMENTE gestita da FIJLKAM (l'unica Federazione italiana esistente che si occupi di Aikido), Aikikai d'Italia (ente morale) o da un Ente di promozione Sportiva riconosciuto dal CONI (trovate QUI la lista aggiornata)...

... praticamente TUTTI gli altri casi sono demandati alla buona volontà di Associazioni Sportive e dei loro Soci.
Fra esse, nel caso dell'Aikido, le Associazioni Sportive Dilettantistiche sono circa il 95%.

Questo vuol dire che - in media - in Italia almeno 7-8 eventi su 10 sono realizzati, organizzati e gestiti da Associazioni sportive... magari con il patrocinio dei loro Enti, ma con le sole proprie forze in campo.

Di solito un'Associazione Sportiva è un insieme di persone che si riunisce per raggiungere un fine comune, descritto dal proprio statuto.

Nel caso dello stage di Aikido del quale ora parliamo, ciò si traduce in riunire gli ISCRITTI, far si che essi si auto-tassino per raccogliere i fondi necessari alla realizzazione l'evento desiderato.

Ma non avviene così di solito, poiché quando un'Associazione organizza un raduno o un seminar, poi ama condividerlo con chiunque voglia aderirvi (lo spirito dell'Aikido dovrebbe essere proprio questo, ci mancherebbe! Fin qui quindi nulla di male...).

Peccato che le leggi dello stato italiano NON siano proprio state pensate per favorire la divulgazione della nostra disciplina...

Per l'Agenzia delle Entrate, infatti, quando un NON-iscritto alla nostra Associazione varca la soglia della porta del nostro Dojo, desideroso di partecipare a ciò che organizziamo, diventa un nostro CLIENTE, poiché la quota di partecipazione che egli versa è tassabile al 22% di IVA.

Egli quindi (iscritto dove vuole lui) ha diritto ad una regolare ricevuta fiscale o fattura rispetto al danaro che versa, come se entrasse in un bar o dal tabaccaio.

Alcuni raggirano questo ostacolo iscrivendo ipso-facto TUTTI i partecipanti ai propri eventi all'Associazione che li organizza, così sono diventati tutti "Soci"... e il problema non si pone più!

Si che si pone invece!!!

I regolamenti sportivi rimandano che l'ingresso di ogni nuovo socio deve essere APPROVATO dal Direttivo dell'Associazione e che la data dell'accettazione di tale "domanda di iscrizione" NON può coincidere con quella riportata in quest'ultima, ma deve essere almeno successiva di un giorno (leggi: "oggi mi dici che vuoi iscriverti, domani ti rispondo che lo puoi fare").

Quindi NON è possibile iscrivere le persone che si presentano oggi al seminario con lo status di "Soci", poiché avrebbero dovuto compilare la domanda (almeno) IERI!

Le potremmo però iscrivere come "Soci" da DOMANI... quando il seminario è finito!

Tanto anche se non ci fossero state queste problematiche, sono comunque necessarie alcune ore (le 24 del giorno successivo, di solito) perché le assicurazioni di un socio vengano attivate...

Quindi anche se fosse stato "Socio", sarebbe stato privo di assicurazione e quindi non avrebbe potuto partecipare a nulla! ... ma torneremo più tardi su questo punto...

Il contributo di iscrizioni a seminar da parte di praticanti NON-iscritti all'Associazione (talvolta alla Federazione) che organizza diviene quindi "reddito d'impresa" ed è sempre più soggetto a controlli da parte di quegli Enti che verificano che non si voglia mascherare un'impresa (personale, snc, srl...) da Associazione Sportiva, per godere dei benefici fiscali riservati a queste ultime ed evadere le tasse.

Pensate che non ci sia chi vuole fare questo giochetto?

Certo che c'è, ed in ambiti sportivi molto più redditizi dell'Aikido (calcio, pallavolo, basket, ad esempio), quindi ovviamente la legislatura si sta interessando sempre più ad evitare le evasioni fiscali!

Ma noi siamo la cugina povera di tutto questo giro, nonostante si debba sottostare alle stesse leggi applicate per gli altri ambiti dello sport.

Ora: quante Associazioni fanno fattura a voi che andate ai loro eventi, magari essendo iscritti presso altri Enti Aikidoistici?

...

Tante vero? ^__^

Beh, sappiate che la legge prevederebbe che la facessero... quindi occhio se volete essere fra gli organizzatori di un evento!

Per fortuna che gli stage spuntano così come funghi che le l'Agenzia delle Entrate venisse a controllare alla porta quante e quali ricevute facciamo, si occuperebbe SOLO più di quello...

Ma il gioco non vale ovviamente la candela, e per ora ci lasciano perdere... ma non perché non sarebbe un loro diritto venire ad elargire qualche multa!

Quante volte poi le Organizzazioni si vedono costrette a gestire in NERO le spese sostenute per la realizzazione degli eventi?

Il "tizio", padrone della palestra, ce la affitta per 2 giorni a 150,00 € e l'Insegnante si prende 500,00 € di contributo per tenere il seminar: quanti però poi ci rilasciano una ricevuta del danaro che prendono?

L'Associazione, per dimostrare di NON essere a scopo di lucro alla luce di un controllo, dovrà registrare entrate ed uscite dell'evento: esso potrà essere positivo, negativo o in pareggio... ma come fare ciò se alcuni "attori" delle transizioni non sono disposti a recitare nello stesso dello sceneggiato?

Non si può, infatti...
È sempre necessario un maggior supporto alle Associazioni Sportive per gestire la loro contabilità: un tempo era sufficiente un foglio di carta con sopra tracciate due colonne "entrate" e "uscite"... oggi moltissimi sono costretti ad assoldare un Commercialista...

... e spesso questi ultimi chiedono una "contabilità separata" per gli eventi sportivi non ordinari: questo significa registrare attentamente le entrate ed altrettanto bene le uscite, cioè un NO secco alla possibilità di danaro in nero!

Ma parliamo di qualcosa di ancor più succoso: le ASSICURAZIONI...

Ogni praticante di sport in Italia PER LEGGE deve essere assicurato presso una Federazione (lo ripetiamo, per l'Aikido questo vuol dire FIJLKAM), l'Aikikai d'Italia o un Ente di promozione Sportiva ed in possesso di regolare documentazione medica che attesti l'idoneità alla pratica sportiva (non agonistica in caso di Aikido).

Ciascun Ente - ovviamente - gestisce in modo diverso gli eventuali casi di sinistro, poiché si riferisce a casistiche assicurative ed a Compagnie assicuratrici differenti.

Ci sono Enti che hanno stipulato un'assicurazione valida solo contro sinistri occorsi durante le attività associative istituzionali (ad esempio: nella sede dichiarata, nei giorni e nelle ore corrispondenti alle lezioni di Aikido), altri - che SE INFORMATI PER TEMPO - coprono i loro assicurati anche in eventi sportivi eccezionali: le gare negli sport e raduni e seminar per noi dell'Aikido.

Una cosa che non fa praticamente nessuno è coprire un proprio iscritto per la pratica dell'Aikido 24h/24h ed in ogni location in cui si dovesse venire a trovare nel momento di sinistro (a meno di non considerare il caso dell'accensione di una polizza privata ad hoc)!

In Italia la legge dichiara che è sempre "il padrone di casa" a dover essere garante della sicurezza di chi entra ed esce dalla sua porta e soggiorna sotto il suo tetto...

Come si traduce questo per noi Aikidoka?

Che non serve a nulla scrivere sulle locandine "aperto a tutti gli Aikidoka di qualsiasi Ente o Federazione, purché regolarmente assicurati", poiché nel 95% dei casi le assicurazioni dei praticanti "ospiti" non coprirebbero da un danno né arrecato a costoro, né arrecato da essi a terzi.

Il "padrone di casa", ossia l'organizzatore dell'evento, dovrebbe NOMINALMENTE accendere una polizza-evento, in grado di colpire TUTTI i suoi partecipanti, indipendentemente dalla loro provenienza!

Ma c'è qualcuno che fa una cosa simile?
Sarebbe proprio possibile realizzare una simile cosa?

Al di là dei costi astronomici di questa iniziativa, è ovviamente impossibile assicurare persone delle quali non si sa né il nominativo, né i dati fino alla domenica mattina alle 9:30 in cui essi si presentano per il seminar di Aikido!

È semplicemente una dinamica - magari coerente con la sicurezza dei partecipanti agli eventi sportivi - NON applicabile alla realtà della nostra disciplina.

Assicurare chi entra dalla porta significherebbe far entrare SOLO le persone conoscibili per tempo, e non CHIUNQUE voglia partecipare ad un Seminar!

Beh, sappiate che in caso di sinistro, è possibilissimo che venga denunciata l'Associazione organizzatrice o l'organizzatore a livello personale, che saranno tenuti a rispondere della mancanza di assicurazione che loro stessi demandavano ai partecipanti: sappiamo quanto la gente diventi carogna nel caso in cui ci vada di mezzo la salute (magari dei propri cari) o fiuti la possibilità di ricavare facilmente danaro!

Ma allora non si può più organizzare niente!?!

Diciamo che la strada della legalità, quella delle "spalle al sicuro" e quella dell'Aikido spesso divergono ancora marcatamente!

Siamo fortunati che non avvengano di frequente incidenti così gravi (da mettere cioè a rischio la vita o l'incolumità perenne dei partecipanti): stiramenti, distorsioni, lussazioni o al limite rotture ossee... sono cose che poche assicurazioni risarcirebbero, quindi per noi dell'Aikido tutto FORTUNATAMENTE si chiude li.

Ma sappiate che la legislazione dice altro in merito all'assicurazione rispetto a quanto leggiamo normalmente in giro: come al solito, finché non capita nulla... tutto fila liscio... ma la volta che succede la caxxata, SBANG... a crocifiggere chi voleva solo trascorrere qualche sereno momento di pratica e si era - anzi -fatto il mazzo per organizzarlo anche per gli amici!

Ogni evento Sportivo - per dirla tutta - dovrebbe prevedere alle sue spalle un POS, ovvero un Piano Operativo di Sicurezza, nel quale l'Organizzazione prevede quali siano TUTTE le precauzioni prese in modo preventivo, affinché lo svolgimento del suo evento avvenga in sicurezza a favore di tutti i partecipanti.

In questo documento DOVREBBE contenere i nomi di quei consulenti e professionisti incaricati di testare gli elementi di sicurezza sui quali egli stesso non è in grado di assumersi responsabilità dirette.

Un ingegnere dovrebbe verificare la presenza e la sufficienza di vie di fuga, un responsabile dell'antincendio dovrebbe vagliare la presenza di materiali infiammabili e verificare la funzionalità degli estintori... dovrebbe essere indicato il nome di uno o più medici incaricati di un eventuale pronto intervento durante  l'evento stesso...

Tutte cose belle, ma chi si potrebbe permettere di stilare l'equivalente di un Documento di valutazione dei Rischi per un seminario di Aikido, magari di 3 ore alla domenica mattina, in un palazzetto sportivo affittato per l'occasione?

NESSUNO, ed infatti non ci vengono in mente molte organizzazioni che lo hanno previsto fino ad ora.

Questo Post non è stato scritto per fare allarmismo Aikidoistico o per demotivare l'organizzazione di stage e raduni... ma semplicemente perché abbiamo avuto modo di confrontarci più volte con avvocati, commercialisti e professionisti che ci hanno fatto notare come la pratica dell'Aikido sia ancora lontana da una regolamentazione chiara e difendibile in caso di necessità.

Continuiamo ad organizzare stage con il fine di praticare questa splendida disciplina: sta poi al buon senso ed alla responsabilità di tutti volerlo fare "sempre un po' così", o iniziare a considerare alcune norme che in altri ambiti sono ormai LA REGOLA imprescindibile da decenni.

Ovviamente la verità starà sempre un po' "nel mezzo"... e noi Aikidoka dovremmo saperci fare con l'equilibrio, vero?