lunedì 29 giugno 2015

Aikido & gravidanza: uno stato "interessante" della disciplina

Siamo quest'oggi orgogliosi di condividere con voi una testimonianza inedita nel panorama Aikidoistico nazionale e molto coraggiosa nel suo genere!

Vi parliamo quest'oggi di "Aikido & gravidanza", ovvero del possibile stupendo connubio fra la pratica e l'attesa di un bimbo...

È possibile praticare durante i 9 mesi di dolce attesa?

È utile? ... È raccomandabile?

Quante di voi si sono trovate a farsi queste domande? E quante hanno trovato risposte esaustive dai medici e dagli Insegnanti di Aikido?

Di sicuro, entriamo in un campo minato, nel quale le precauzioni per garantire la sicurezza del nascituro nella maggior parte dei casi richiede alla mamma di inibire movimenti corporei particolarmente bruschi o pericolosi per il neonato...

I medici - che spesso non sanno nemmeno cosa sia l'Aikido - nel dubbio richiedono alle loro pazienti di interrompere qualsiasi pratica fisica/sportiva reputata pericolosa... specie poi se si tratta di Arti Marziali!

Noi abbiamo quest'oggi una testimonianza esclusiva, di una coraggiosissima Aiki-mamma, che frequenta uno dei corsi connessi con la Redazione di questo Blog... che ha accettato di vivere l'intera sua gravidanza sul tatami, facendo un accurato reportage della sua importantissima esperienza, così che altre persone possano giovarne, qualora servisse loro.

Claudia ha affiancato l'Aikido alla sua gravidanza dal 1º giorno di attesa a pochi giorni prima del parto... ed ora la piccola Beatrice sembra averle più volte rimandato l'importanza che ha avuto anche per lei questa scelta coraggiosa.

Anche il papà è un Aikidoka, quindi il Maestro e la "famiglia al completo" si sono allenati insieme per 9 mesi, rendendo l'esperienza magica ed indimenticabile per tutto il gruppo!

Vai Claudia e grazie per il tuo prezioso rimando, vissuto interamente in prima persona!

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Se è vero che l'Aikido è un'Arte Marziale che si fonda sui principi della natura perché non può essere praticato in gravidanza?

In realtà io faccio un po’ di fatica a scrivere di me, ma ho scelto di provare e vedere cosa succede, lasciando la penna scorrere sul foglio senza pregiudizi…

Bella domanda...

Provo a rispondere attraverso la mia esperienza consapevole che, può essere proposta solo come testimonianza, e non come verità assoluta, conscia che ogni individuo percorre la sua strada e incontra le difficoltà in relazione a quello che deve imparare.

Ho iniziato a praticare Aikido due anni fa, in quanto - per indole - sono sempre alla ricerca di "Vie" in grado di farmi crescere.
Uno dei miei limiti più importanti è la consapevolezza corporea: ho visto nell'Aikido la chiave per acquisirla.

Inizialmente mi sentivo molto disorientata, in quanto non sapevo cosa potevo o non potevo fare sul tatami. Sinceramente per questo ho passato un periodo di crisi: sentivo una forte spinta a continuare a praticare ma, essendo convinta di non essere  in grado di "controllare" la situazione mi sentivo egoista nei confronti della scintilla di vita che portavo in grembo e del mio compagno di vita; stavamo vivendo un'esperienza unica e io potevo seguendo il mio istinto rovinare tutto!

[Claudia aveva deciso di continuare a praticare, anche dopo avere appreso di essere in cinta]

Inizialmente pensavo che avrei a un certo punto dovuto interrompere l’attività, ma con il passare del tempo questa convinzione è pian piano svanita insieme alla paura di poter causare dei problemi al feto.

Sono riuscita a praticare fino al nono mese vivendo realmente il presente sul tatami in quanto ogni lezione poteva essere l’ultima: questo secondo me dovrebbe essere l’atteggiamento con cui vivere nella vita, in questo modo si apprezzerebbero di più le esperienze.

La paura è un'emozione stupenda, sotto certi punti di vista, che ha permesso l'evoluzione umana… quando però diventa patologica perde la sua funzione di protezione e diventa un limite importante allo sviluppo delle potenzialità individuali.

Nei primi mesi di gravidanza avevo continuamente nausea: mi sono però accorta che spariva nel momento stesso in cui iniziavo a praticare Aikido.
Mi sentivo bene e sentivo una sensazione di benessere, non mi veniva quindi da pensare che il feto potesse in qualche modo soffrirne. Questa sensazione è stata una guida molto importante in tutti i 9 mesi di gravidanza.

Bellissimo e difficile da descrivere è il rapporto magico che viene a crearsi tra la mamma e il bambino: si crea una complicità, un'armonia che nulla può toccare.

La gravidanza mi ha portato a una maggior consapevolezza del corpo, in quanto avendo un dono da proteggere l'attenzione nelle azioni diviene doppia.

Grazie alla gravidanza, (affermazione del mio Maestro) sono migliorata molto nel radicamento: per questo lui - scherzando - consiglia a tutte le donne di rimanere incinte per migliorare il loro Aikido.

Esperienza unica e indimenticabile è stata quella di fare da uke nell'esame da 4º kyu a Sara, una mia amica e compagna di Dojo.

Inizialmente, quando me lo chiese, rimasi un po’ disorientata perché temevo - vista la mia condizione - di poterle, in qualche modo, rovinare un momento così importante… poi, ho accettato vedendo questa esperienza come un momento di crescita per entrambe, che penso, poche donne possano aver avuto la fortuna di provare.

È stato un momento veramente magico: eravamo in un'armonia perfetta, due donne con l'istinto materno che danzavano coccolando nei loro movimenti una scintilla di luce.
Le tecniche erano armoniose, dolci, istintuali e coordinate.

Eravamo in quel momento una cosa sola: non c'era fatica, le nostre energie stavano comunicando, il tempo si era fermato, eravamo come avvolte in una sfera in cui nulla e nessuno poteva entrare.

Il corpo in gravidanza si modifica, ma continua ad essere in grado di muoversi: se non c'è un desiderio di controllo da parte del cervello della situazione, il corpo si adatta perfettamente in ogni momento alle nuove posizioni.

Per mia esperienza, il problema che può essere anche molto dannoso è il desiderio o bisogno di controllo imposto dal sentimento di paura e responsabilità nei confronti del figlio.

Il rapporto che si instaura tra tori e uke - nel quale uke dovrebbe imparare a fidarsi di tori - è paragonabile al rapporto tra il corpo e l’anima… anche se non sempre risulta semplice, perché mette in funzione il cervello e in conseguenza si irrigidisce rischiando di farsi male.

Questo si vede molto bene nel periodo della gravidanza: la mamma vuole in tutti i modi proteggere la creatura che con amore sta custodendo nel suo grembo.

Praticando pone la sua attenzione al fine di non causare problemi al feto di conseguenza si irrigidisce per difendere questo dono… non rendendosi conto che, se realmente si fidasse del suo compagno-corpo, lui saprebbe benissimo gestire la situazione in modo migliore rispetto a quello che si può fare mediante una decisione più “mentale”.

Abbiamo deciso con il mio compagno di intraprendere il percorso del parto a domicilio con due ostetriche dell’Ospedale S. Anna di Torino, questo sicuramente ha semplificato le cose, in quanto, tutte le volte che andavo all’incontro mensile davano la stessa risposta alla mia domanda: "Secondo voi posso continuare a praticare?”.

La risposta era: "Se ti fa sentire bene non può che far del bene al feto, se senti un affaticamento o qualche problema fermati, diversamente pratica tranquilla”.

La difficoltà maggiore, sembra un assurdo, era nel lasciarmi andare nel permettere al corpo di muoversi liberamente… nel permettere al mio essere di manifestarsi.

Secondo me, per vivere il momento magico della gravidanza occorre una via, qualcosa che si pratica costantemente, e che ci trasforma, ci educa, ci prepara giorno per giorno a vivere, a crescere, a educare, ad affrontare momenti difficili e le domande che in essi si celano.

Ho avuto un parto completamente diverso rispetto alla mia aspettativa:  pensavo di poter partorire a casa invece sono andata in ospedale e ho dovuto partorire con l’ausilio della ventosa dopo ore e ore di travaglio.

Ne sono uscita con una gioia incredibile, perché avevo una Via che mi sosteneva: in quei “momenti difficili”, ero “centrata”.

Avevo continuato a praticare Aikido e questo mi ha aiutato nei momenti più bui del travaglio e del parto, sostenuta in tutto e per tutto dal mio compagno anche lui Aikidokaero pervasa da una calma profonda.

Mi sentivo costantemente presente e pronta a vivermi l’attimo, proprio come era stato giorno per giorno in gravidanza: praticando dovevo adattarmi ai cambiamenti nel mio corpo.

In gravidanza, con il passare del tempo, si adattano le tecniche alla trasformazione del corpo e alla nuova condizione psico-fisica.

La gravidanza ha creato nel Dojo un bellissimo sentimento di condivisione che ha sviluppato un’unione indescrivibile, che ci ha unito ancora di più, per la maggiore attenzione che tutti abbiamo sviluppato nei confronti della creatura in arrivo, rendendo la nostra pratica ancora più bella e coinvolgente.

Uno dei momenti più costruttivi del mio periodo di gravidanza sul tatami è stato quello del lavoro (1 ora di fila con il bokken e con il jo).

Ero al 1 mese di gravidanza, volevo fare questa esperienza però avevo paura di sforzarmi troppo e per questo mettere in sofferenza il feto.

Il nostro Maestro, prima di iniziare, ci aveva detto che questo esercizio era molto utile per imparare a armonizzare le tensioni corporee al fine di renderci conto della quantità di muscoli non-utili-allo-scopo che utilizziamo, sprecando così di fatto molte energie.

Inizialmente alcuni pensieri hanno fatto capolino nella mia testa: "Fai del male a tua figlia, sei egoista, vuoi per un tuo bisogno di riconoscimento fare questa esperienza a discapito del bene di tua figlia"... ero assillata anche da sensazioni fisiche inesistenti.

A un certo punto dell’esercizio, quando ho iniziato a accusare stanchezza, mi sono detta: “Lascio spazio al corpo, sa lui come gestire la situazione”; in un attimo tutti i pensieri dettati dalle mie paure hanno lasciato posto a un senso di benessere, le tensioni fisiche sono diminuite, le sensazioni fisiche sono scomparse: mi sentivo bene e in armonia con la vita che stavo portando in grembo.

Mi ricordo come fosse adesso il momento in cui ho comunicato al Maestro la favolosa notizia.

Sinceramente pensavo di potermi affidare a lui in questo cammino,… quando invece ho saputo che, anche per lui, era la prima volta che si trovava a vivere questa esperienza (avere un allieva che decideva di vivere la pratica in stato interessante)...

... ho detto a me stessa: “Provo a vivere questa esperienza lezione su lezione senza alcuna aspettativa, quando verrà il momento sospenderò l’attività e se è vero che l’Aikido è una palestra di vita… potrò incontrare delle difficoltà sul percorso, ma non mi “fascio la testa” già subito… e smetto in modo preventivo, dato che ora mi sento bene".

Fin dall’inizio ho sospeso tutte le tecniche di caduta più invasive, anche se con il passare delle settimane sul tatami, sono giunta alla conclusione che, se vissute senza tensione, anche queste possono essere fatte o ricevute in gravidanza.…

La mia idea a riguardo è che il limite non è dato dalla tecnica di caduta in sé, ma dalla capacità della mamma Aikidoka a viversi l’esperienza in modo rilassato e armonico.

Io, vista la mia poca esperienza, non ero in grado di fare questo.…
Dal 1 al 9 mese invece ho continuato a vivermi le ukemi, onestamente con sempre minor rigidità, in quanto aumentava - lezione dopo lezione - dentro di me la consapevolezza del corpo e della sua condizione.

Nella nostra pratica, prima dell’’inizio della lezione, il Maestro di solito utilizza alcuni rintocchi di una campana tibetana.
Una delle esperienze più belle del mondo è stata quella di sentire mia figlia che al suono della campana iniziava a muoversi, se in quel momento era ferma o si fermava, se fosse stata in movimento.

È una sensazione indescrivibile!

Un momento significativo è stato quello vissuto con una mia compagna di Dojo.

Stavamo facendo un esercizio, lei volontariamente ha cercato di attaccarmi a livello della pancia, per vedere la mia reazione.

Dopo aver concluso, mi ha detto: “Ho visto in te una fermezza e una presenza degna di un 4° dan!”.

Questa esperienza mi ha fatto molto riflettere e mi ha rimandato alle parole del nostro Maestro: “"l’Aikido ce l’’abbiamo dentro… dobbiamo solo tirarlo fuori!”". 

In quel momento in pericolo era la mia cucciola e io - come detta l’istinto materno di protezione - avrei fatto di tutto per proteggerlo! È uscito l’'istinto di mamma!!!

È stata un’'esperienza unica, sono felice di averla potuta vivere: mi sento fortunata per questo e non nascondo che ci sono stati alcuni momenti difficili… ma sono abbastanza convinta che con la volontà e la presenza si possano spostare le montagne!





lunedì 22 giugno 2015

Gli esami di Aikido e le bocciature

Che in Aikido ci siano gli esami non è certo una novità!

Che questi esami siano un momento importante, nel quale ogni candidato dimostra a se stesso, il proprio Maestro o ad una Commissione di Insegnanti quale sia il suo livello e quale lavoro abbia saputo interiorizzare dal test precedente...

... è altrettanto noto...

Ma, secondo voi, quale possibilità potrebbe o dovrebbe esserci che questo test possa FALLIRE?

Non è molto popolare che ciò accada, ed in generale infatti fortunatamente non va così: tuttavia ci chiediamo quest'oggi se questo è un bene o solo un trend buonista, che non sempre fa onore all'importanza che gli esami dovrebbero ricoprire nella carriera Aikidoistica di ogni candidato.

Un esame DEVE avere la possibilità sia di essere superato, che di respingere una preparazione inadeguata!

A volte l'Insegnante ha già prima tutti gli strumenti per comprendere la bontà della preparazione di un proprio allievo, poiché l'ha seguita passo dopo passo e quindi può immaginare anche se sia sufficiente o meno per passare in modo decoroso un esame.

Se un Maestro impedisse sempre ad un allievo impreparato di presentarsi agi esami, non sarebbe mai necessario bocciarlo, ma verrebbe anche impedito al soggetto la costruzione della consapevolezza di non essere ancora pronto.

Ci sono allievi ai quali fa molto bene sentirsi dire: "Così non è ancora sufficiente, torna più avanti, dopo esserti preparato meglio"!

Ma non è così comune che un Insegnate bocci all'esame, specie durante i primi test che un candidato si appresta a passare: come mai, secondo voi?

Abbiamo sentito addirittura dire che "una cintura nera non si nega a nessuno", che gli esami "seri" iniziano dopo...

Ha senso tutto questo?

Per noi NO!

Ogni test ha un'identica importanza, poiché è stato appositamente pensato per segnare un passaggio importante nel percorso Aikidoistico di un candidato, sia esso 3º kyu o 3º dan...

... quindi la possibilità che questo obbiettivo sia centrato oppure no non dovrebbe essere funzione del livello al quale si ambisce, ma alla serietà con la quale lo si vuole fare.

Ovvio che gli esami si fanno sempre più complessi, man mano che i gradi aumentano di importanza, ma quale miglio investimento di iniziare a far percepire la serietà di un esame kyu, se poi desideriamo che non venga sottovalutato un grado dan?

Ci sono 1000 motivi per essere promossi o respinti ad un test in Aikido, ma in questa sede ci interessa solo esaminare il senso che può avere una bocciatura.

Se essa fosse ben motivata al candidato, ecco che potrebbe costituire per esso un'importante momento di apprendimento dai propri errori e mancanze.

E se l'Aikido, cosi come le Arti Marziali in generale, fossero un'occasione di auto-perfezionamento, sarebbe interesse di ogni praticante ricevere informazioni su come continuare al meglio questo processo... poco importa se a seguito di una piacevole promozione (che in realtà indica solo che il percorso svolto era ok, quindi NON aggiunge nulla allo stesso) o a fronte di una bocciatura, ben MOTIVATA.

Se un candidato fosse così umile da utilizzare i rimandi ricevuti durante un test sbagliato, potrebbe essere grato ad una simile esperienza, se fosse in grado di farne un qualche valore aggiunto in futuro.

Forse è proprio questo il distinguo che separa un test utile, da uno che non lo è altrettanto: che un allievo possa farsene qualcosa di profondo e personale del suo esito!

Ma questo moto anche dipende dall'Insegnante...

Di certo sono molti fra essi quelli che non bocciano agli esami i propri allievi perché non sono in grado di argomentare un'eventuale scelta simile, o - più semplicemente - temono che gli allievi si offendano e lascino il Dojo!

Dal nostro punto di vista, questa possibilità non ci preoccupa... perché siamo sufficientemente attenti a che gli allievi abbiano il tempo e le occasioni per "digerire" quanto avviene sul tatami, sia in merito alle esperienza PIACEVOLI (le promozioni), che quelle UTILI (le bocciature)!

Se poi qualcuno fosse interessato a viversi con poca maturità un suo fallimento e decidesse di andarsene... farebbe almeno a noi il favore di non perdere altro tempo con lui!






lunedì 15 giugno 2015

千葉和雄 Kazuo Chiba: il rigore della pratica

"Mantenete il shoshin. Shoshin è la mente di un principiante. Shoshin è, se si potesse dire, una mente pura mind, senza preconcetti. Ogni qual volta calcate il tatami, non per forza solo sul tatami... ma dico il tatami perché esso è il luogo nel quale il nostro allenamento si esprime meglio... Dovete chiarificare le vostre motivazioni personali,  fin dall'inizio". [Kazuo Chiba]

Esattamente 10 giorni fa, la comunità Aikidoistica internazionale è stata scossa da un ennesimo lutto illustre: è mancato Kazuo Chiba Sensei, uno dei pochi allievi diretti del Fondatore attivo fino qualche anno fa.

Aikime vuole ricordare quest'oggi questa importante figura, attraverso la sua storia personale e le caratteristiche che hanno reso unica la sua pratica dell'Aikido.



Kazuo Chiba nacque il 5 febbraio 1940 nei pressi di Tokyo.
All'età di 14 anni iniziò uno studio serio del Judo, presso l'International Judo Academy, e a 16 anni si dedicò anche allo studio del Karate Shotokan.

Nel 1958 decise di dedicarsi solamente all'apprendimento dell'Aikido, frequentando l'Honbu Dojo di Tokyo in qualità di uchi deshi.
Malgrado al tempo non fossero accettati studenti a tempo pieno, sembra che Chiba venne accettato dall'Aikikai in tale ruolo, dopo una notevole insistenza.

La maggioranza degli allenamenti all'Honbu Dojo a quel tempo veniva condotta da Kisshomaru Ueshiba, figlio del Fondatore dell'Aikido; Morihei era frequentemente assente dal Dojo, impegnato in conferenze sull'Aikido e l'Oomoto-Kyo, mentre Chiba era uchi deshi.

In ogni caso, per molti dei suoi 7 anni di pratica come studente interno, egli viaggiò intensamente con Morihei Ueshiba, come suo assistente personale, durante le sue visite mirate ad espandere la conoscenza dell'Aikido.

Nel 1960, Chiba ricevette il 3 dan e venne assegnato alla città di Nagoya, al fine di consolidare una delle prime sedi distaccate dell'Aikikai, nella quale egli lavorò come istruttore full-time.

Nel 1962, egli iniziò anche ad insegnare all'Honbu Dojo di Tokyo, e completando il suo percorso di uchi deshi venne promosso al 5 dan.

Nel 1966, egli fu assegnato in Gran Bretagna, a formare una organizzazione nazionale Aikikai, l'Aikikai of Great Britain.

Nei successivi 10 anni, Chiba si impegnò a promuovere l'Aikido nel Regno Unito, ma anche  in Belgio, Francia, Grecia, Irlanda, Marocco, nei Paesi Bassi, Spagna, Svizzera... ed anche nel nostro Paese.

Nel 1970 fu promosso a 6 dan e gli fu conferito il titolo di "Shihan".

Nel 1975, Chiba ritornò in Giappone, per ricoprire la carica di Segretario del Dipartimento Internazionale all'Aikikai Honbu Dojo.
In concomitanza ai suoi compiti verso l'Aikikai e dopo essere ritornato in Giappone, egli iniziò anche un serio studio dello Iaido Musō Shinden Ryū, sotto la supervisione di Takeshi Mitsuzuka.

Nel 1981, Chiba Sensei si trasferì in California, a San Diego, su invito dello United States Aikido Federation, e contribuì alla formazione del San Diego Aikikai.




Sotto la sua direzione, il San Diego Aikikai funzionò da quartier generale delle regioni dell'ovest dello United States Aikido Federation (che più tardi venne nominato "Birankai North America"),  una organizzazione direttamente affiliata all'Aikikai Honbu Dojo di Tokyo.

Per i successivi 27 anni, Chiba Sensei continuò a lavorare diligentemente per promuovere l'Aikido in tutto il mondo, insegnando in numerosissimi seminari e creando un metodo di studio molto rigoroso per i suoi studenti.

Nel 2008, dopo 50 anni di Aikido, si ritirò dall'insegnamento attivo.

Nell'intento di riunire tutti i suoi studenti sparsi nel globo, Chiba Sensei fondò nel gennaio del 2000 il Birankai International: questa organizzazione ombrello internazionale include organizzazioni nazionali nel Regno Unito, Francia, Austria, Grecia, Polonia, Canada, USA ed altre nazioni del mondo.

Potrete leggere QUI l'articolo dal quale abbiamo tradotto questa rapida biografia.

Non abbiamo avuto modo di conoscere direttamente questo Maestro, ma abbiamo intervistato coloro che ne hanno avuto la fortuna: la sua pratica - come è evidente anche in numerosi video - era particolarmente vigorosa, rigorosa e marziale.

In molti ci hanno confessato che non è stato sempre un piacere capitargli "sotto le grinfie", poiché il suo Aikido non poteva per nulla essere definito "morbido".

Altrettanto vero però che egli sembra essersi distinto in un'analoga disciplina ed onesta nelle relazioni con gli altri: una persona che non regalava nulla, ma dava se stesso al meglio delle sue possibilità.
In questo non possiamo che intravvedere coerenza e plauso, anche se non ci è sembrato forse essere l'Insegnante che tecnicamente si confacesse più a nostri gusti.

Ma, si sa... i gusti sono gusti, mentre i meriti di chi ha lavorato un'intera vita per diffondere l'Aikido in mezzo mondo... quelli restano indelebili, a testimonianza del suo importante operato!

Una persone rude, forse spigolosa, ma onesta e coerente... di certo non ha potuto che giovare alla diffusione di alcuni importanti principi della nostra disciplina.




Questi personaggi storici, ai quali molti praticanti e maestri si sono a lungo ispirati, stanno via via però venendo meno... per logicissime questioni di età, tanto che ci immaginiamo i pochi allievi del Fondatore ancora in attività tenere le mani in luoghi inenarrabili, nel "toto-scommesse" di "chi sarà il prossimo"...

... forse potrebbe essere importante un cambiamento di paradigma di noi tutti, che prevede dall'appoggiarci a loro in modo indefinito ed infantile, al far sul serio tesoro dei loro insegnamenti e sancire così una emancipazione degli Aikidoka dalle generazioni passate...

... che può essere anche letto come il più bel GRAZIE al loro operato: un Maestro lavora per diventare inutile, non dimentichiamolo!





lunedì 8 giugno 2015

L'alfabeto di uno stage di Aikido di successo

Dopo una ricerca durata qualche anno ed un bel po' di esperienze pazientemente raccolte ed analizzate, siamo quest'oggi in grado di esporvi quali siano le differenze che separano un evento Aikidoistico di successo da uno che non sarà destinato ad averne.

Non andremo in ordine di importanza, lo premettiamo... ma vi daremo 21 consigli molto importanti da tenere considerazione in questi casi...

A) l'evento deve essere organizzato con chiarezza e deve avere una buona visibilità nella comunità Aikidoistica: non la spuntano gli stage e raduni organizzati all'ultimo minuto, dal programma non troppo chiaro... come quelli che annunciano eventi senza specificare chi ne sarà il responsabile, chi insegnerà e dove richiedere ulteriori informazioni; sono necessari - come minimo - dai 2 ai 3 mesi di anticipo nella pubblicizzazione, rispetto alla data in oggetto;

B) conseguenza del punto precedente, ogni mezzo a disposizione è più che benvenuto per pubblicizzare l'evento: passaparola, volantini (quasi ormai in disuso), siti, web, blog, social network...  è importante favorire l'eco dell'evento, ai nostri tempi questi mezzi - a costo zero - non mancano certo;

C) l'evento deve consentire l'afflusso di ogni potenziale interessato a parteciparvi: più gli stage sono campanilistici, meno sono considerati importanti o interessanti i praticanti di "altre parrocchie"... se vengono organizzati raduni esclusivamente destinati agli iscritti di un Ente Aikidoistico, essi potranno essere occasione di rivedere vecchi amici, ma non aprirsi ad ogni realtà riduce la possibilità di farsene di nuovi;

D) un evento Aikidoistico presuppone un buon lavoro di logistica ad esso connesso: quindi chiarezza nelle possibilità di raggiungere il Dojo... scegliendo un luogo ben servito da autostrade, treni ed autobus, vicinanza di alberghi (meglio se a prezzo convenzionato per i partecipanti), bar, ristoranti e pizzerie; più gli organizzatori si mettono nei panni di chi potrebbe provenire da lontano per partecipare, più aumenteranno le possibilità che ciò accada sul serio!

E) siccome non ci sono enormi risorse economiche da parte dell'Aikidoka medio in favore di trasferte mirate alla pratica fuori porta, sarebbe bene che ogni organizzatore di eventi trovassero strumenti concreti per far risparmiare qualche soldino ai partecipanti che arrivano da più lontano. Luoghi dove pernottare gratuitamente con un sacco a pelo, panini e pizze al trancio potrebbero fare la differenza fra partecipare o meno a ciò che stiamo organizzando;

F) paradossalmente, gli eventi meglio riusciti sono quelli nei quali i partecipanti devono prenotare la loro partecipazione PRIMA della data dello stage/raduno: conoscere in anticipo il numero dei partecipanti (almeno stimato con la precisione maggiore possibile) consente agli organizzatori di accogliere al meglio gli ospiti ed ottimizzare i costi di gestione dell'evento (affitto sale/tatami adeguati, per esempio), così come richiede ai partecipanti di essere più motivati ed organizzati nella loro presenza.

Un buon metodo è quello di garantire un prezzo di favore a chi si iscrive entro e non oltre una certa data...

G) l'Insegnante o gli Insegnanti devono garantire un allenamento utile - dal loro punto di vista - ma percepito altrettanto TALE da parte dei partecipanti: questo non è semplice da effettuare, perché talvolta ciò che gli allievi necessitano può non piacere loro di primo acchito... un buon Insegnante riuscirà sicuramente a motivare le sue scelte e a non imporle alla sua platea in nome di una qualche sua non ben definita illuminazione divina;

H) se l'evento viene gestito da più persone e/o ci sono più Insegnanti destinati a condurlo, è assolutamente necessario che questi "team" siano rodati e qualitativamente funzionanti e non solo "di fatto": i partecipanti tutti dovranno avere l'impressione che la regia dell'evento/stage/raduno sia UNICA, che ciascuno conosca qual è la sua parte ed il suo mandato e che sia in grado di servire nel modo migliore la palla a chi lo segue, così come avrà dovuto fare chi ha preceduto;

I) l'atmosfera sul tatami deve essere intensa, ma anche piacevole: il numero dei sorrisi spontanei da parte dei partecipanti rende l'idea della bontà dell'evento, delle sue proposte formative e delle capacità degli organizzatori.

Troppo spesso in Aikido si è dovuto frequentare in passato stage "obbligatori", nei quali si andava più per fare "una marchetta", che per altro... l'atmosfera generale dovrebbe essere mantenuta buona dall'inizio alla fine dell'evento, a segno tangibile della sua migliore riuscita!

L) più vengono trattati tematiche tecniche specifiche, più ciò tenderà a dividere i partecipanti fra chi "si sente a proprio agio" con la proposta dell'Insegnante e chi non lo è... poiché è abituato diversamente nel proprio Dojo: abbiamo visto che gli eventi migliori e con più successo, sono stati quelli capaci di lavorare trasversalmente con l'Aikido, ossia utilizzando esercizi che ne rendessero visibili e sperimentali i principi... così che poi ciascuno potesse andare a lavorarci su nella sua Scuola abituale, con la didattica che più preferisce.

Quando di tecnica si è parlato, essa è stata messa al servizio di questo fine esclusivo, e non è mai stata presentata come fine a se stessa;

M) gli organizzatori dovrebbero chiedersi a che fine organizzano un evento, così che esso sia "impregnato" delle prospettive che con esso vorrebbero veicolare: è pieno di stage fatti SOLO perché in passato è stato tradizione farli, ma nei quali ormai si è persa quella verve e passione che poi viene a mancare anche a chi vorrebbe parteciparvi con tutt'altro spirito.

Leggete questo come: "Se a me (partecipante) chiedi di venire con passione, mostrami prima tu (organizzatore) di averne a tua volta!";

N) fondamentale è che ogni evento sia caratterizzato da un più che caldo "welcome" a tutti coloro che hanno voglia, tempo, risorse e coraggio di venire a partecipare ad un seminar organizzato da una Scuola differente dalla propria... senza che essi abbiano la sensazione che dietro a questo "benvenuto" si celino aspettative di proselitismo o di ampliare le cerchie dei propri affiliati.

Uno viene, partecipa, da il meglio di sé, mentre viene ricambiato nello stesso modo dall'organizzazione, poi torna a casa e fa le sue valutazioni... senza che da ciò ne debba conseguire forzatamente qualcosa;

O) utilizare la passione molto di più di quello che di solito si fa, incluso, per gli organizzatori, l'abitudine di coinvolgere il proprio gruppo di allievi o collaboratori in un degno lavoro di squadra nella costruzione e coordinazione dell'evento, in modo da utilizzare l'evento stesso quale occasione di "team building", che avrà una sua utilità indipendentemente dall'esito di ciò che avverrà nei giorni prefissati;

P) è cosa carina prestare una certa attenzione alle concomitanze di eventi nella propria zona territoriale, così che eventuali partecipanti forestieri non siano assillati dalla necessità di bilocarsi per venire al nostro evento, mentre vorrebbero anche esser altrove.

Questo, oltre che un segno di civiltà, è anche perfettamente in linea con i principi di quell'arte che vorremmo ci addensasse nel Dojo. Un occhiata attenta e preventiva al calendario ci farà notare che c'è posto per tutti.


Q) è risultato importante all'interno degli eventi Aikidoistici di maggiore successo, offrire uno spazio nel quale i partecipanti possano rimandare le loro impressioni sull'evento che hanno vissuto, comunicando a tutti - Insegnanti inclusi - le proprie idee, sensazioni, critiche ed esperienze vissute: ovvio che più il o i Maestri organizzano un qualcosa di frontale e piramidale durante le loro lezioni, più il loro operato risulta difficile da mettere in discussione... e quindi ci si decurta da questa importante feedback sull'evento stesso, visto con gli occhi degli allievi.

A differenza di quanto si penserebbe, anche gli Insegnanti hanno ancora parecchio da imparare, quindi conoscendo il punto di vista degli allievi, sarà per loro più semplice e volere e migliorare le proprie docenze future; chi rifiuta questo confronto, avvizzisca in pace e solitudine;

R) oltre che tutto il lavoro di preparazione dell'evento, è necessario che avvengano cose specifiche anche DURANTE l'evento stesso: ci va qualcuno che si occupi di rimandare ai partecipanti o ad altri eventuali interessati che non hanno potuto essere presenti una sorta di "telecronaca" di cosa accade... e quindi do cosa eventualmente si è perso;

Anche in questo caso, ogni sorta di media (foto, video, audio...) può essere facilmente condiviso con un semplice smartphone: un evento che non ha eco virtuale di sé appare quasi come inesistente nella società nella quale viviamo; che ci piaccia o no questa semplice regola vale per tutto, quindi anche anche per l'Aikido.

É necessario lasciare un segno di quanto avviene, specie se il clima è armonioso e quindi volentieri condivisibile: il tempo degli allenamenti segreti a porte chiuse hanno senso nella misura nella quale i nostri gruppi sono disposti a rimanere costituiti da poche persone;

S) lavoriamo affinché le persone che partecipano ad un evento abbiano qualcosa di piacevole ed utile da portarsi a casa, a livello di esperienza, di relazioni, di nuovi numeri telefonici... di gadget (un attestato di partecipazione costa pochi centesimi): le persone vengono e pagano e chiederemo loro di dare il massimo sul tatami, devono avere la sensazione che l'organizzazione faccia ALMENO altrettanto.

A volte è una semplice bottiglietta d'acqua da 50 cl offerta a bordo tatami a fare la differenza!

T) le organizzazioni dopo ogni evento dovrebbero fare una specie di brainstorming rispetto a quanto è avvenuto, individuando i propri punti deboli e le strategie per migliorare queste lacune entro l'evento successivo: così facendo si cresce costantemente e, benché ci saranno sempre imprevisti in uno stage, gli Aikidoka si fideranno sempre di più a venirci a trovare!

U) è necessario rispettare le norme assicurative per garantire la sicurezza di ogni praticante ed anche quelle fiscali, così che ciascun praticante possa vedere onorati i suoi diritti (ricevuta fiscale o fattura, per esempio): qui il tema è così vasto che vi rimandiamo ad alcuni lavori precedenti (che potrete ad esempio trovare QUI);

V) lavorare per il proprio Aikido (che può anche essere una cosa buona e giusta!) spesso passa per fornire buoni servizi al prossimo, poiché egli è anche specchio nostro... e tra l'altro uno specchio che è in grado di interagire anche in futuro con il nostro lavoro: in questa prospettiva, dare con genuinità e senza riserve è spesso l'elemento più importante da tenere in considerazione se si desidera avere un ritorno nelle proprie attività ed eventi futuri


Organizziamo quindi gli eventi con le caratteristiche che piacerebbe a noi trovare altrove in situazioni analoghe!

Z) per eventi di successo, noi abbiamo inteso quelli nei quali - non meno di una trentina di persone - hanno comunemente concordato che in media avrebbero volentieri reiterato l'esperienza in futuro; potrebbero esserci in ogni caso stage e raduni più piccoli accomunati dalla stessa sensazione di successo e soddisfacimento da parte degli allievi e degli Insegnanti: non è nostro diritto giudicarli "minori" per via di un numero inferiore di partecipanti... e per onestà volevamo puntualizzarlo.

Un evento azzeccato si connota in ogni caso dalla sensazione di SCAMBIO tecnico/umano/esperienziale equo, soddisfacente e rimandabile con gioia da parte di tutti coloro che vi vengono più o meno direttamente coinvolti.

Sembrano 21 regolate piuttosto banali a nostro dire, ma ci è chiaro come sono sia per nulla semplice vederle applicate in tutti i luoghi nel quali svetta la scritta "Stage di Aikido aperto a tutti i praticanti"...

... questo potrebbe essere appunto è l'elemento che compie il distinguo fra quei raduni nei quali si è onorati di essere coinvolti, rispetto a quelli nei quali l'unico pensiero di rimando è un "non mi fregate più la prossima volta!".